Giulio Bensasson LOSING CONTROL a cura di Francesca Ceccherini

  16 aprile – 10 giugno 2021 Ingresso esclusivamente su prenotazione all’indirizzo: www.pastificiocerere.it Anteprima per la stampa: giovedì 15 aprile 2021, 11.00 – 14.00 Opening day: giovedì 15 aprile 2021, 16.00 – 21.00   Fondazione Pastificio Cerere e Spazio Molini Via degli Ausoni 7 – Roma
Giulio Bensasson_Non so dove, non so quando_diapositiva d’archivio_2016_#28_Courtesy dell’artista
La Fondazione Pastificio Cerere presenta LOSING CONTROL, la prima personale di Giulio Bensasson a cura di Francesca Ceccherini, che si estende lungo gli spazi del silos e il sotterraneo del mulino, entrambi ricavati dal recupero dell’antico Pastificio Cerere. Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’avviso pubblico Lazio Contemporaneo e sarà aperto al pubblico su prenotazione da giovedì 15 aprile a giovedì 10 giugno 2021. LOSING CONTROL si compone di due installazioni site specific esito di una ricerca avviata dall’artista nel 2019, dedicata al tema della perdita del controllo e dei fenomeni che questa origina. Ogni contesto della vita umana – da quello sociale e politico, a quello educativo e religioso – è connotato dalla ricerca del controllo, elemento alla base della generazione di confini, reali o immaginari, e della manifestazione di fenomeni quali l’ossessione e l’illusione, che rendono illeggibile o distorto l’esistente nella sua spontanea condizione. Losing Control #1, realizzatanel sotterraneo Spazio Molini – in cui originariamente veniva prodotta la semola – interroga la perdita di controllo che si manifesta nel quotidiano dei luoghi in cui viviamo, restituita attraverso un percorso percettivo dedicato alle forme ossessive di cancellazione: l’idea del “pulire, detergere, coprire” come eliminazione del memento mori, ossia di ciò che simbolicamente ci ricorda l’inevitabile fine della vita. Tre volumi scultorei sono costruiti attraverso una composizione di piastrelle, realizzate a mano dall’artista con la tecnica del calco, per formare superfici nitide e luminose che risultano maniacalmente pulite, ordinate e razionali: presenze delicate e stranianti in totale contrapposizione con le pareti consumate dalle muffe e dall’umidità che disegnano il luogo. Le tracce di dismissione dello spazio – che da anni non assolve più alla sua funzione originale – testimoniano un movimento costante e inesorabile di deterioramento. Per contrasto, le superfici bianche delle piastrelle si inseriscono come presenze surreali e illusorie che evocano un rassicurante senso di staticità, controllo e pulizia. Sono parte di questo rapporto, fatto di opposizioni formali e simboliche, anche un’opera di natura sonora, realizzata con Filippo Lilli, e una scultura olfattiva: un suono statico, profondo e senza ritmo, produce un effetto di repulsione/attrazione mentre diffusori per ambiente sprigionano un profumo di pulito estraneo allo spazio fatiscente. L’installazione Losing Control #2, realizzatanel silos, si compone di un grande light box e di piccole diapositive illuminate attraverso visori vintage. Nell’ex magazzino del grano oggi un whitecube – la prospettiva longitudinale diviene espressione per la fuga di luce emessa dal light box, la cui immagine è l’ingrandimento di una diapositiva ritrovata in un vecchio studio di Roma. L’immagine, che in origine catturava un momento preciso e una memoria personale, è oggi l’esito del lavoro incessante di muffe e funghi che hanno sciolto nel colore ogni rappresentazione e liquefatto le pellicole negli acidi che le compongono. Il tempo, che su queste immagini ha assunto ogni controllo, origina un processo di decomposizione spontanea che deforma l’immagine originale lasciando nascere nuovi paesaggi di colore, forme astratte e organiche, universi fluorescenti.
Parte dell’archivio Non so dove, non so quando (2016)che raccoglie centinaia di pellicole recuperate e numerate dall’artista, le diapositive sono come vanitas del tempo presente, nature morte riesumate dalla storia recente a cui viene offerta una seconda vita post mortem.Risultato di un processo caotico durato oltre quarant’anni, le diapositive diventano anche indizi sul funzionamento della memoria umana, incapace di conservare i ricordi, e tracce di quello che la chimica del tempo ha cancellato. Tra i due piani contrapposti in cui si collocano gli spazi espositivi della Fondazione Pastificio Cerere e le due installazioni di LOSING CONTROL si giocano gli esiti originati dalla perdita del controllo. Se in Losing Control #1 si svelano quei meccanismi psicotici propri della società occidentale legati al desiderio ossessivo di controllare, a causa del quale gli individui tendono a cancellare dalla propria esistenza ogni traccia della caducità, in Losing Control #2 la perdita del controllo, qui sotto il dominio del tempo, diventa un processo generativo che simultaneamente distrugge e crea, cancella e compone nuovi paesaggi di senso. Il progetto espositivo sarà accompagnato dalla pubblicazione di un sito web dedicato alla mostra e da un volume edito da DITO Publishing, con contributi critici di Francesca Ceccherini, Marinella Paderni, Alfredo Pirri, Stefano Velotti e illustrato da un’ampia documentazione iconografica delle opere presentate.
Giulio Bensasson_Non so dove, non so quando_diapositiva d’archivio_2016_#515_Courtesy dell’artista
Biografia
 
Giulio Bensasson (Roma, 1990) vive e lavora a Roma.
La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione. Tra i soggetti al centro del lavoro, il tempo è elemento primario presente in molte sue opere, materiale espressivo attraverso il quale indaga il trasformarsi della materia e i processi aleatori che vi si manifestano. Nella sua ricerca esplora possibili restituzioni legate al tema della memoria e della natura morta, il genere che rappresenta da sempre l’attenzione dell’arte per il reale, il banale e il quotidiano, soggetti a cui Bensasson si rivolge costantemente.
Ha conseguito il diploma in Pittura e il diploma specialistico in Scultura e nuove tecnologie applicate allo spazio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Tra il 2012 e il 2015 ha lavorato come assistente presso lo studio romano di Baldo Diodato e ha collaborato con il collettivo bolognese Apparati Effimeri (2013). Attualmente lavora come assistente per l’artista Alfredo Pirri.
Tra le mostre collettive: Don’t try this at home, Antilia Gallery (2020); Now and forward pt.II, emerging artists in Rome, an expanding field, Temple Gallery, Roma (2019); AIR4, Galleria Ravnikar, Ljubljana, Slovenia (2018); Mirabilum archiva, Castello di San Vito al Tagliamento (2017-2018); Plantarium, Casa dei Carraresi, Treviso, (2016); Uscita d’emergenza, MACRO Testaccio, Roma (2015); L’immagine insepolta, Galleria Hybrida Contemporanea, Roma (2014).
Nel 2019 è stato ospite nella Residenza Macro e il Talent Prize gli ha riconosciuto una menzione speciale nel 2020.
 
 
CONTATTI PER LA STAMPA
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Farini 70, 20159 Milano | www.paolamanfredi.com
Federica Farci, [email protected] | T. + 39 342 0515787


CONTATTI
Fondazione Pastificio Cerere
Coordinamento mostre e progetti: Claudia Cavalieri
[email protected] | www.pastificiocerere.it | Tel. +39 06 45422960
Facebook: Fondazione Pastificio Cerere
Instagram: fondazionepastificiocerere

LICIA FUSAI, NATURE ON CANVAS, AMORE BIO!

Licia Fusai 1

“Il pittore dipinge, l’artista crea”. Un mantra che riassume il tratto raffinato e la singolare interpretazione delle affascinanti opere di Licia Fusai, originali composizioni di grande impatto emotivo che profumano di natura, nobile ed essenziale fonte di ispirazione di un immaginario insolito e intrigante. I suoi dipinti rappresentano un’esclusiva collezione di tele realizzate con natural food. Cannella, peperoncino, chicchi di caffè, semi di papavero, mescolati al curry e anice, sono protagonisti di un concentrato di forme, colori e profumi che inducono lo spettatore a farsi catturare dall’opera stessa, evocando ricordi di viaggi ed esperienze passate. E’ l’alchimia cromatica che racconta le più recondite sfumature della terra attraverso forme accattivanti, geometriche, astratte, in parte figurative. È la fantasia della natura che si racconta attraverso estrosi canoni estetici, emozionanti pennellate di colore con elementi vivi prodotti della terra, che danno vita a pezzi d’autore capaci di trasmettere particolarissime sensazioni.

Fino al 31 marzo 2021 in mostra a Pero presso UnaHotels Expo Fiera Milano ARTE & Cibo, le opere sensoriali di Licia Fusai con PassepARTout Unconventional Gallery.

Le oltre 30 opere di Licia Fusai celebrano con slancio creativo il binomio arte & cucina, attraverso creazioni da cui emerge il suo stile personale, facendo emergere un linguaggio intimo, denso di memorie, consapevolezze e nodi interiori. In questa esposizione l’arte viene vissuta non solo come forma espressiva, ma come parte di un

cammino intimista, riuscendo ad utilizzare il cibo come nutrimento per l’anima attraverso la vista, il tatto e l’olfatto.

La rassegna sarà fruibile in presenza, sotto l’attenta osservanza delle disposizioni sanitarie vigenti.

UNAHOTELS EXPO FIERA MILANO – Via Keplero 12 – Pero (MI).

Ingresso Gratuito previo appuntamento.

Orari: tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00

Mascherina obbligatoria

Per visitare la mostra o ulteriori informazioni scrivere a [email protected]

www.passepartout-unconventional-gallery.it  

IN ARTE LICIA FUSAI

fusai brindisi

Licia Fusai nasce a Firenze il 14 luglio 1968. 

Fin da adolescente è attratta dal mondo dell’arte, dedicando così gran parte del suo tempo a disegni e pitture che regala a famiglia e amici.

L’altra passione che parallelamente coltiva è la cucina in tutte le sue forme, iniziando a sperimentare piatti nuovi e originali. 

Le sue due passioni si intrecciano dunque negli anni, in una liaison artistica che dà vita alla creazione di tele ispirate alla natura.

fusai mediolanum

Dopo esperienze presso rinomati studi di architettura e prestigiose case di moda, Licia ritorna definitivamente agli amati pennelli e agli sfiziosi ingredienti naturali per comporre opere fantasiose e coinvolgenti, in grado di suscitare emozioni in un pubblico che si rivela negli anni sempre più numeroso e trasversale. Recentemente la storia di Licia Fusai, della sua passione e le sue tele possono essere scoperte anche grazie al sito www.liciafusai.com


Ufficio Stampa Licia Fusai

PUNTA CONTERIE presenta “Murano in Focus” | InGalleria Art Gallery, Murano — Venezia

Confermata l’apertura di Punta Conterie a partire dal 9 aprile.
A fare da apripista il Vetri Café accompagnato dalle proposte shopping di InGalleria Shop e Fioraio Green Boutique ai quali farà seguito il Vetri Restaurant / Bistrot con i nuovi menù di primavera [ modalità in calce ].

Dal 10 aprile saranno le attività espositive di InGalleria, l’Art Gallery di Punta Conterie a rendere unica e completa l’offerta dell’hub con l’apertura della mostra “Murano in Focus” con i lavori di Luigi Bussolati, Massimo Gardone, Roberta Orio. Tre fotografi, tre sguardi complementari, tre soggetti diversi per il progetto espositivo in programma fino al 13 agosto 2021.

Progetto di Roberta Orio, “Murano in Focus” nasce dalla volontà di documentare attraverso un fermo immagine fotografico – un tempo chiamato reportage, fotografia industriale, still-life – l’identità di Murano oggi attraverso le immagini che “l’isola del vetro” è capace di provocare.

Allestita lungo il percorso espositivo che si snoda al primo piano di Punta Conterie — hub eclettico che ha inaugurato a Murano un concept unico per l’area geografica in cui si trova dedicato alla valorizzazione della cultura del progetto, della creatività internazionale e dell’enogastronomia contemporanea — “Murano in Focus” rappresenta la terza mostra di InGalleria dopo “Lino Tagliapietra. Glasswork” e dopo “Vetro e disegno”, i due appuntamenti con il mondo del vetro muranese che hanno tracciato una sintesi dei grandi nomi e delle storiche vetrerie che hanno reso celebre l’isola su scala globale.

Murano dunque ancora al centro dell’attenzione espositiva ma attraverso un medium diverso, quello della fotografia contemporanea capace di restituire uno sguardo nuovo e non convenzionale del mondo che ci circonda.

Tre sguardi per un progetto espositivo che volutamente scarta l’uniformità stilistica per navigare in territori di ricerca molto diversi. Per contenuto, per supporto, per messaggio. Un’occasione inedita di confronto tra autori impegnati in autonomi percorsi creativi. Tre mostre in una per uno sguardo corale che è anche un grande omaggio a Murano.

Luigi Bussolati, chiamato a rappresentare le architetture industriali – che sono i luoghi di lavoro di chi ha costruito la fortuna artistica e commerciale di quest’isola – suona le corde dello strumento che più gli è congeniale, e attraverso il suo peculiarissimo uso della luce ci restituisce delle immagini che, pur mantenendo un loro grande peso concreto, ci appaiono come realtà sospese, mondi sconosciuti e al tempo stesso rivelati finalmente nella loro interezza.

          “Ho visitato e fotografato numerose industrie ma non ero mai stato in una fonderia del vetro e la prima impressione è stata quella di entrare in un laboratorio alchemico di grandi dimensioni, collocato in un tempo indefinito…. Come in antiche cerimonie d’iniziazione mi sono lasciato guidare ed ispirare dal mistero del fuoco, dalla sua potenza generativa e numinosa, ho attraversato e guardato questi spazi cercando di trasferire lo stupore di chi ancora non sa e che assiste ad una rivelazione.  –– Luigi Bussolati”

ph. Luigi Bussolati

Massimo Gardone racconta mondi immaginari portandoci dentro i suoi Orizzonti, facendoci sognare immersi negli oceani per poi proiettarci in prospettive costruite da riflessi; sceglie infine un particolare lo amplifica giungendo a farlo divenire quasi la cupola di una Cattedrale.

Si tratta di un lavoro che, stampato su una superficie specchiante, porta lo spettatore dentro l’immagine, permettendogli così di mettere in atto un proprio personale sguardo sulla poetica dell’opera.

          “Cerco le tracce dell’acqua nel soffio dei grandi maestri. Voglio celebrare la maestosità di queste piccole architetture di vetro. …nel racconto del dettaglio ci sono storie non sempre visibili al primo sguardo, bisogna cercare tra le pieghe, nelle bolle, nelle striature, solo scavando nell’anima profonda di questi oggetti unici e irripetibili si può cercare di raccontare una storia che da sempre fa il giro del mondo e poi ritorna sull’Isola. –– Massimo Gardone”

ph. Massimo Gardone

Il lavoro di Roberta Orio, punto di unione tra queste due letture – e ponte tra due mondi – concentra la sua visione nelle tracce di chi questa isola la vive perché ci abita, perché ci lavora, ci passa del tempo della propria vita, e restituisce segni, parti, sezioni del modo che Murano oggi rappresenta. Sono dettagli che si pongono quali icone rappresentative di realtà diverse ma unite da un unico filo conduttore, porte da aprire per accedere a vie di futuri possibili.

          “Un volo radente, un viaggio, un resoconto: questo lavoro è ciò che rimane del mio passaggio in quest’isola. Le mie domande di partenza erano: Murano senza il vetro che cos’è? Esiste? Qual è la sua identità oltre la materia? Queste immagini sono la risposta, sono icone che permettono l’accesso a mondi paralleli che abitano l’Isola. Quali siano i confini di tali mondi non è facile a dirsi, quello che lo scatto fa è riprendere un momento fatto di silenzio, di pausa, di fermo immagine. Sono porte che esaltano un presente esistente, che si aprono a un futuro possibile.  –– Roberta Orio”

ph. Roberta Orio

Coordinato da Alessandro Vecchiato — anima artistica di Punta Conterie — “Murano in Focus” presenta complessivamente 21 lavori allestiti in tre isole tematiche. Finestre di macro dimensioni sui mondi creativi di Bussolati, Gardone e Orio da circumnavigare per scoprire pensieri e suggestioni che hanno dato forma ai lavori in mostra.

Nell’area di ingresso di “Murano in Focus”, tre gigantografie consentiranno ai visitatori di addentrarsi dietro le quinte del progetto attraverso una selezione di immagini del making of dei tre fotografi protagonisti del progetto espositivo visitabile fino al 13 agosto 2021.

Io sono l’Italia grande e una Un dialogo tra storia e memoria a 160 anni dall’unificazione italiana

Istituzione Bologna Musei | Museo civico del Risorgimento
Mercoledì 17 marzo 2021 h 20.30
Conferenza online con Roberto Balzani, Mirtide Gavelli, Elena Musiani

A cura di Istituzione Bologna Musei | Museo civico del Risorgimento e Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano
In collaborazione con 8cento APS
Nell’ambito di “Fatta l’Italia! Bologna 1861-2021: Rievocazione Storica”

Partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria entro le h 9.00 di mercoledì 17 marzo 2021 solo via email: [email protected]

Il 17 marzo 1861 veniva inaugurato il primo parlamento dell’Italia unita e finiva quella fase storica di costruzione della nazione che aveva preso il nome di Risorgimento.
Una stagione di lotte politiche cominciata con le idee della Rivoluzione francese, che determinò un mutamento non solo politico, ma anche economico e sociale in un paese che, se pur unito, rimaneva ancora ricco di fratture e contraddizioni.
A 160 anni da quella data, il Museo civico del Risorgimento di Bologna e il Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, in collaborazione con 8cento APS,  propongono un dialogo tra storia e memoria, biografie note e meno 
note, di uomini e donne che hanno “fatto l’Italia”.


Bologna, 15 marzo 2021
 – «Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861».
Con queste parole, contenute nel testo della legge n. 4671 del Regno di Sardegna promulgata il 17 marzo 1861, aveva luogo la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, facendo seguito alla seduta del 14 marzo 1861 in occasione della quale il neo-eletto Parlamento aveva votato il relativo disegno di legge. Il 21 aprile 1861 quella legge diveniva la prima del neocostituito Regno d’Italia.

Inaugurato il primo parlamento dell’Italia unita con Camillo Benso di Cavour presidente del Consiglio dei ministri del nuovo Stato, aveva fine quella fase storica di costruzione della nazione che aveva preso il nome di Risorgimento. Una stagione di lotte politiche cominciata con le idee della Rivoluzione francese, che determinò un mutamento non solo politico, ma anche economico e sociale in un paese che, se pur unito, rimaneva ancora ricco di fratture e contraddizioni.
A 160 anni da quella data, mercoledì 17 marzo 2021 alle ore 20.30 il Museo civico del Risorgimento di Bologna e il Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, in collaborazione con 8cento APS, promuovono la conferenza online Io sono l’Italia grande e una. Un dialogo tra storia e memoria a 160 anni dall’unificazione italiana.

Il titolo dell’incontro è una citazione in omaggio alla celebrazione che Giosue Carducci, sommo cantore della nuova nazione, sciolse nei versi patriottici della prima quartina in apertura della poesia Canto dell’Italia che va in Campidoglio (dai Giambi ed epodi/Libro II) composta nel 1871, dopo la Presa di Roma e a dieci anni dalla proclamazione del Regno:
Zitte, zitte! Che è questo frastuono
Al lume de la luna?
Oche del Campidoglio, zitte! Io sono
L’Italia grande e una.


A confrontarsi sulle alcune delle possibili linee interpretative delle circostanze storiche che portarono alla realizzazione del progetto unitario – tra storia e memoria, biografie note e meno note, di uomini e donne che hanno “fatto l’Italia” – saranno Roberto Balzani (professore ordinario di Storia Contemporanea – Università di Bologna), Mirtide Gavelli (Istituzione Bologna Musei | Museo civico del Risorgimento) e Elena Musiani (professoressa a contratto – Università di Bologna).

Abstract degli interventi:

Roberto Balzani
L’intervento affronterà il tema della costruzione della memoria complessa del Risorgimento attraverso le feste nazionali e le feste locali, che hanno contribuito a celebrare momenti non sempre condivisi. Una memoria “divisa” quella del Risorgimento italiano, che riflette le diverse anime politiche della storia nazionale.

Mirtide Gavelli
Bologna nel triennio decisivo: dal 12 giugno 1859 al 17 marzo 1861. Come la città visse quei momenti conclusivi del processo risorgimentale, e come accolse il passaggio dallo Stato Pontificio al neonato Regno d’Italia

Elena Musiani
Il Risorgimento italiano appartiene all’era delle rivoluzioni, quel momento storico che portò l’Europa dal passato aristocratico alla modernità.
In che modo l’Italia si inserì in questo contesto e quali furono gli aspetti della costruzione nazionale a livello europeo?

La partecipazione è gratuita, è richiesta la prenotazione obbligatoria entro le ore 9.00 di mercoledì 17 marzo 2021 solo via email: [email protected]
I partecipanti riceveranno il link per il collegamento alla diretta streaming.

La conferenza online apre Fatta l’Italia! Bologna 1861-2021: Rievocazione storica, un calendario di iniziative rivolte a rievocare gli avvenimenti e i personaggi che furono decisivi per arrivare all’Unificazione italiana, secondo una prospettiva legata particolarmente al territorio bolognese. La rassegna è promossa da 8cento APS, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | Museo civico del Risorgimento e Comitato di Bologna dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, con la direzione artistica di Alessia Branchi.




Informazioni

Museo civico del Risorgimento
Piazza Carducci 5 | 40125 Bologna
tel. 051 347592 (reception e biglietteria)

[email protected] 

www.museibologna.it/risorgimento 

Facebook: Museo civico del Risorgimento – Certosa di Bologna 


Istituzione Bologna Musei
www.museibologna.it 
Instagram @bolognamusei

MATERIA E GEOMETRIA. L’istinto e la ragione

Pippo Cosenza – Giuseppe Cotroneo – Carmine Di Ruggiero – Donato Izzo – Mario Lanzione – Fabio Mariacci – Achille Quadrini – Myriam Risola – Antonio Salzano – Matteo Sarro

Ideato da Mario Lanzione, organizzato da Pippo Cosenza e con un testo critico di Andrea Baffoni, in collaborazione con le Gallerie d’Arte “Arianna Sartori Arte e Object Design” di Mantova, “Spazio 121” di Perugia e “Arte/Studio – Gallery” di Benevento, l’evento artistico “MATERIA E GEOMETRIA. L’istinto e la ragione” è finalizzato a condividere, con dieci artisti operanti tra l’Umbria, il Lazio, la Campania e la Puglia, le poetiche comuni tra l’Informale e l’Astrattismo Geometrico. La rassegna che, tra l’altro, ha anche un carattere generazionale e raccoglie le opere di: Pippo Cosenza (Perugia), Giuseppe Cotroneo (Benevento), Carmine Di Ruggiero (Napoli); Donato Izzo (Roma), Mario Lanzione (Benevento), Fabio Mariacci (Città di Castello), Achille Quadrini (Frosinone), Myriam Risola (Bari), Antonio Salzano (Nocera Superiore) e Matteo Sarro (Benevento), si ripropone di esprimere nuovi valori umanistici mediante l’espressione aniconica dell’arte che ricerca e indaga, nel “non-visibile”, i misteri del Cosmo e dell’esistenza umana attraverso la spiritualità e la sensibilità interiore dell’uomo.

Testo alternativo

Pippo Cosenza è nato a Palermo nel 1942. Si è laureato a Palermo in Ingegneria Nucleare e all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia in Tecniche della Scultura. Vive a Perugia e lavora a Lacugnano Perugia. Luce, colore, segno. Per inserire le forze visive in un linguaggio rigorosamente mentale, in un gioco pittorico tra cromatismi luminosi e impasti materici. E oltre il colore il simbolo, immagini misteriose, quasi alchemiche, che diventano simboli segreti da decodificare. Di questo – colore, materia, gesto, luce e simbolo- si nutre l’arte di Pippo Cosenza che lavora la tela con energia e sintesi gestuale, attraverso stratificazioni materiche, dilatando e complicando lo spazio con tagli e inserti coloristici, così lo spazio non è più una dimensione prospettica o fisica, quanto una dimensione del sogno, della memoria e della luce. Con frequenti esposizioni in personali e collettive Cosenza tende a sollecitare la sua maturità artistica a sempre fare meglio e di più. Con l’intento di sperimentare tutte le insorgenze umane, ideali, spirituali ed artistiche.

Testo alternativo

Giuseppe Cotroneo, nato a Benevento nel 1951 si diploma al Liceo Artistico e conclude gli studi al corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti. E’ stato docente di Discipline Plastiche per i Licei Artistici. Partecipa a diverse collettive, personali e alla Quadriennale di Roma del 1973. Ha esposto al Circolo Nautico di Napoli e alla Galleria d’arte “Bovara” di Lecco. Dal 2012, con l’Expo Arte di Bari e la collettiva sui percorsi storici dell’arte in Campania (dal 1950 al 2010) entra a far parte dell’Arte/Studio-Gallery di Benevento. Con Lanzione e Salzano, è fondatore del “Gruppo Astrattismo Totale” con il quale espone, nel 2013, alla Galleria d’Arte Contemporanea “Recò” di Città di Castello; Nel 2014, e al Museo delle Arti Applicate di Nocera S. (Sa); al Museo del Presente di Rende (Cosenza); alle Civiche Raccolte d’Arte del Palazzo Marliani Cicogna di Busto Arsizio (Va) e, nel 2019, alla Galleria di Arianna Sartori di Mantova. Partecipa a mostre collettive in Portogallo e in Spagna e, nel 2018, presentata da Francesco Gallo, viene organizzata una sua mostra antologica alla Rocca dei Rettori di Benevento. Vive e lavora a Benevento.

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Carmine Di Ruggiero nasce a Napoli nel 1934. E’ stato titolare di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e direttore delle Accademie di Belle Arti di Catanzaro e di Napoli. Nel 1964 è invitato al Padiglione Italia della Biennale Internazionale d’Arte Moderna di Venezia e, nel 1976, è tra i fondatori del Gruppo Geometria e Ricerca. Nel 1982 il Museo D. A. C. Pignatelli di Napoli gli dedica un’importante antologica. Dal 1997 partecipa al ciclo di mostre con il Gruppo Gener-azioni. Nel 2000, a cura di Angela Tecce, alla mostra “Il rinnovamento della pittura in Italia”, Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Ha esposto negli Stati Uniti, Francia, Polonia, Russia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Germania, Austria, Tunisia ed Egitto dove vince il primo premio alla 5* Biennale del Mediterraneo. Le sue opere figurano, tra gli altri, presso il Museo di Capodimonte e al Museo del Novecento di Castel Sant’Elmo di Napoli, il Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino, l’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa, il Museo d’Arte Contemporanea di Chamalieres a Clermont Ferrand e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Del 2018 è la mostra negli spazi del PAN di Napoli dal titolo “Carmine Di Ruggiero. Opere1955-2015” e, del 2019 è la donazione da parte dell’artista dell’opera Crocifissione al Museo di Capodimonte di Napoli. Vive e lavora a Napoli.

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Donato Izzo è nato a Benevento nel 1990 dove si è diplomato al Liceo Artistico Statale. Dal 2017 è entrato a fare parte dell’ Arte/Studio Gallery di Benevento esponendo, nel 2018, con il testo critico di Giovanni Cardone e Mario Lanzione, quest’ultimo fondatore ed ideatore del gruppo “Astrattismo Totale” di cui ne ha abbracciato la filosofia ed il messaggio artistico. Nel 2019 con il “ Gruppo giovani per L’astrattismo Totale” ha esposto alle scuderie di Villa Favorita di Ercolano e al Museo di Praia a Mare (Cs). Ha partecipato ad altre collettive come “Un’Eco per tutti” alla Rocca dei rettori di Benevento e, sempre nel 2018, al Premio Borgo di Roma. Nel 2020 aderisce ad “Ars Virus Est” di Napoli, espone al Museo del Calzado ad Alicante in Spagna. Nella pittura di Izzo, la componente materica occupa un ruolo caratterizzante che, però, con l’inserimento della geometria, crea un equilibrio e di fusione tra la poetica razionale e quella irrazionale, tipica dell’Astrattismo Totale. Attualmente vive e lavora a Roma nel campo del restauro di mobili antichi. Una professione che incide molto nella tecnica di Donato, per i frammenti di legno antico che, tracce del passato, vengono recuperati e restituiti come opera d’arte.

Mario Lanzione, nato a S. Egidio M.A. nel 1951, ha studiato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti. E’ ideatore e teorico del Movimento “Astrattismo Totale”, con l’intento di coniugare l’Informale con l’Astrattismo Geometrico. Ha aderito a gruppi con i maggiori esponenti dell’Arte Astratta in Campania tra i quali “Generazioni”. Ideatore e promotore di performances e rassegne di mail-art, nel 2012, è tra i fondatori del “Gruppo Astrattismo Totale” con il quale espone alla galleria “Recò” di Città di Castello e nei Musei d’arte di Nocera S. (Sa), di Rende (Cs), di Busto Arsizio (Va) e alla galleria “A. Sartori” di Mantova. Con mostre nelle maggiori città Italiane e all’estero ( Miami, Tokyo, Mendoza, San Juan ,Buenos Aires, Istanbul, Salisburgo, Innsbruck, Zurigo, Berlino…), il suo lavoro è riportato dalle più importanti case editrici tra le quali, “La pittura in Italia…” curato da Crispolti:, dell’Electa. Nel 2016, il FRAC di Baronissi ospita una sua mostra antologica curata da Bignardi. Seguono le mostre personali alla galleria 121 di Perugia e, in Spagna, ad Elda e al Museo “Castillo Forteleza” de Santa Pola. E’, del 2018, l’antologica al Museo ARCOS di Benevento curata da F.Creta. Vive e lavora a Benevento.

Fabio Mariacci nasce nel 1957 a Città di Castello (PG) 06012, dove vive e lavora in località S. Donino 3. Dagli anni ’70, svolge l’attività grafica e pittorica con mostre collettive e personali che lo portano in contatto con i maestri Dorazio e Nuvolo. Negli anni 90 realizza le scenografie per le rievocazioni teatrali storiche della Sacra Spina di Montone (PG) e del Rinascimento al Borgo in Sansepolcro (AR). Per il Comune di Città di Castello collabora alla creazione dell’annuale Mostra del Libro e di mostre di arte applicata all’interno della manifestazione Artemobile. Ha realizzato mostre collaterali per il Festival delle Nazioni di Città di Castello. E’ autore, nel 2000 e 2001, dello stendardo per il secolare Palio della Balestra di Sansepolcro. Nel 1996 espone alla 1°Fiera internazionale MIART di Milano. La galleria Immaginaria di Firenze lo presenta nelle Fiere di Gand 2007, Innsbruck 2008, Vilnius2018. Collabora da almeno un trentennio con la storica Tipografia di Città di Castello Grifani-Donati (fondata nel 1799) alla realizzazione di litografie su pietra ed alla creazione di eventi culturali legati al mondo della stampa. Coopera con il gruppo Artefare di Città di Castello e, con una personale del 2012 all’Arte/Studio-Gallery di Benevento, Collabora con il Movimento “Astrattismo Totale”.

Achille Quadrini nasce a Frosinone dove vive e lavora. Personalità eclettica si interessa oltre che di pittura anche di scultura, fotografia e restauro. La sua mano conquista tessiture ed orditi di panorami reali, ma anche immaginati, e visioni si sospendono, tra sogno ed emozione. Il “focus” dell’azione pittorica dell’artista prende spunto da vene intimistiche per calare, poi, il suo interesse sulle odierne umane vicende, tangendo una chiave più vicina all’astrazione. A Milano è nel gruppo “Post Spazialista”, di cui è fondatore insieme allo scultore Umberto Esposti; partecipa alla 54° Biennale di Venezia. L’artista proviene da un fermento di esposizioni nazionali ed estere riscontrando meriti artistici e istituzionali. Troviamo le sue opere in luoghi privati nazionali ed esteri e in luoghi di esposizione prestigiosi quali Ambasciate, Musei ed in Vaticano.

Myriam Risola è nata a Bari nel 1954, ove vive ed opera. Dopo gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, partecipa a un master di specializzazione e formazione artistica ed è stata docente di arte e immagine presso la Scuola “Carlo Levi” di Bari. Nel 1975 ha inizio la prima esperienza artistica con la partecipazione al Premio Lubiam, dove ne esce vincitrice. Nel 1983 la sua prima mostra, presso la Galleria ” La cooperativa” di Bari, a cura di Mimmo Conenna. Nel 1984 in occasione dell’Expo Arte di Bari viene segnalata da Enrico Crispoldi per la partecipazione alla quadriennale di Roma del 1986 e da allora, la sua attività artistica è caratterizzata da mostre personali e collettive in Italia e all’estero. É esponente dell’Arte Astratto-Concettuale ed attiva nel gruppo di ricerca “Fabbrica dell’Arte” – Bari. Nel 2013 partecipa alla Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2014 mostra personale, a cura di R. Pinto, all’Arte/Studio – Gallery di Benevento e alla triennale di Roma a cura di Achille Bonito Oliva. Nel 2017 espone presso la Galleria il Triangolo di Cosenza. Nel 2019, “Infinite Time” Galleria Ferrara di Matera e “Mater Mediterranea” presso la Grande Moschea di Roma. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

Antonio Salzano, sin da piccolo ha mostrato interesse per il disegno e la pittura. Pur non avendo avuto un maestro, essendo autodidatta, si è formato nelle assidue visite ai musei e gallerie d’arte, rafforzando sempre di più la sua vocazione artistica. Sin da giovane ha frequentato amici artisti e poeti con cui ha condiviso i primi eventi culturali. Negli anni giovanili, insieme alla sua personale ricerca, ha prodotto molta pittura figurativa, eseguendo anche molte copie di maestri del passato. La sua pittura fa largo uso dei colori materici e tonali con forme geometriche, costruzioni di architetture idealizzate in spazi astratti. L’astrattismo lo porta verso l’infinita bellezza, un itinerario interiore emozionante. Dal 2012, con la Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea di Bari e con la collettiva sui percorsi storici dell’arte in Campania (dal 1950 al 2010), è entrato a far parte dell’Artestudio – Gallery di Benevento. E’ fondatore, con Mario Lanzione e Giuseppe Cotroneo, del Gruppo Astrattismo Totale.

Matteo Sarro, nato a Benevento nel 1996, dopo aver conseguito il diploma al Liceo Artistico Statale della sua città, allievo di Mario Lanzione, entra a far parte dell’Arte Studio Gallery di Benevento, dove espone, nel 2018, per la mostra “Connessioni sperimentali. Nuovi percorsi nel solco dell’Astrattismo Totale.” con il testo critico di Mario Lanzione e Giovanni Cardone. Nel 2019 espone alla Real Villa Favorita di Ercolano per la mostra “Astrattismo Totale. Radici storiche e nuovi fermenti.” con l’intervento del critico d’arte Angelo Calabrese e, per la mostra a cura di Maurizio Vitiello, al Museo d’Arte Contemporanea di Praia a Mare. Ha partecipato ad altre collettive come “Un’Eco per tutti” alla Rocca dei rettori di Benevento del 2018 e, nel 2020, alla mostra “Los Colores y Símbolos del Mediterráneo” al Museo del Calzado di Alicante in Spagna e, a Perugia, alla mostra “Abbracci d’Arte. Vive e lavora in Svizzera.

Orario

dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30.

Chiuso festivi

Il nuovo volto di Palazzo Bevilacqua Ariosti

Si conclude oggi, dopo quattro mesi di lavori, il restauro conservativo della facciata quattrocentesca di Palazzo Sanuti Bevilacqua in via d’Azeglio 31, condotto dall’impresa Leonardo di Bologna sotto la direzione dell’Arch. Sergio Bettini. Viene così riconsegnato alla città, grazie all’impegnodella famiglia Bevilacqua Ariosti, uno dei suoi monumenti più significativi. La sua facciata a bugne diamantate, che anticipa il più noto palazzo dei diamanti ferrarese, non era stata interessata in passato da altri restauri se non per sporadiche azioni ricostruttive,puntuali integrazioni manutentive o test sperimentali. 

Questo importante lavoro di restauro sarà raccontato attraverso una pubblicazione Monografica ed un Documentario ad opera dalla prestigiosa rivista di architettura The Plan (Maggioli Editore) di Bologna. Nel Volume e nel Docu-Film, realizzati in partnership con FinecoBank e Leonardo, la narrazione introdurrà il contesto storico bolognese in cui si incardina la storia di Palazzo Bevilacqua (già Sanuti), approfondendo il progetto di restauro dell’Arch. Bettini, i lavori dell’impresa Leonardo ed il rapporto che il Palazzo ha sempre avuto con la città di Bologna. Arricchiranno il racconto le interviste ai protagonisti. La presentazione della Monografia e del Docu-film sarà in occasione della conferenza che si terrà nella Sala del Concilio di Palazzo Bevilacqua, nel mese di giugno.

Il restauro, spiega l’Arch. Bettini, ha contribuito a preservare la materia originaria della facciata: non solo le arenarie gialle e grigie che compongono la trama diamantata e le finestre, il prezioso e raro balconcino in ferro battuto con inserti in rame che sovrasta il portale al civico 31, il cornicione composto da tre specie lignee, ma persino alcuni lacerti dello strato di finitura superficiale, sopravvissuti nei sottosquadri del fregio, su alcune bugne e sulle bifore, che hanno contribuito alla conservazione delle friabili arenarie e che in passato conferivano alla facciata l’aspetto di un tutto monolitico. 

Per rimuovere i depositi del particolato atmosferico si è operato con i tradizionali metodi del restauro (aspirazione, rimozione, spazzolatura), mentre le croste nere che ricoprivano i portali, i sottarchi delle bifore e altri elementi modanati, dove il modellato plastico era più delicato e complesso, si è operato con l’irraggiamento di un fascio laser che ha consentito di calibrare la selettività della pulitura mitigando l’invasività sul supporto lapideo. Limitati e puntuali sono stati gli interventi di sostituzione e integrazione dell’arenaria, che hanno riguardato principalmente il sedile corrente a contatto con la strada. Un lavoro attento e minuzioso, dunque, che ha restituito alla città le sembianze originarie della facciata di uno dei suoi edifici più ricchi di storia.

Ufficio stampa

Olivia Spatola – mail: [email protected]| tel: 3346865540

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, IL MANIFESTO

OPEN CALL PER ARTISTI VISIVI Scadenza 22 Marzo 2021

Aperti i termini – fino al 22 marzo – per partecipare alla quarta edizione del bando per artisti visivi

OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, IL MANIFESTO

un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro

>> scarica il bando

Per il quarto anno consecutivo apre il Bando dedicato agli artisti che vogliono mettersi in gioco confrontandosi con il territorio del quartiere Barriera di Milano a Torino.

Dal 2015 sono tantissimi coloro che, con le loro opere, hanno occupato lo spazio affissioni di 6 metri x 3 in piazza Bottesini a Torino. Artisti giovanissimi e artisti affermati, italiani e stranieri, tutti si sono confrontati con il territorio accogliendo la sfida di creare un’opera che fosse capace di entrare con forza e rispetto nelle vite degli abitanti del quartiere, accompagnando giorno per giorno la loro quotidianità.

Quest’anno saranno 8 gli artisti (9 in totale) che, come l’intero progetto “Flashback, l’arte è tutta contemporanea“, sono chiamati a partecipare senza limiti di età o di nazionalità, senza limiti di tempo e di spazio. La giuria incaricata di selezionare i progetti sarà composta, come negli anni precedenti, da artisti, curatori, critici d’arte, direttori di musei.

Il termine per l’invio dei materiali è fissato per il lunedì 22 marzo 2021.

Il Progetto
Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto è un progetto di arte urbana che aggiunge significato al concetto di arte pubblica in virtù dell’utilizzo del preesistente nel concepire l’opera d’arte; nel caso specifico uno spazio comunale per le pubbliche affissioni (cimasa 50530) di 6x3m a Torino in Piazza Bottesini (Barriera di Milano, quartiere torinese multietnico) è interpretato da artisti nazionali e internazionali durante tutto l’anno.

Il progetto si sviluppa attorno a un’idea precisa della relazione tra arte e spazio pubblico e della funzione di un’opera all’interno di un contesto e di una comunità urbana.

Attraverso questa operazione, Flashback, collega zone diverse della città di Torino e zone temporali differenti (l’antico, il moderno, il contemporaneo nel suo farsi), nella convinzione che l’arte debba uscire dagli spazi istituzionali, scendere per strada, inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, integrarsi felicemente nella dimensione dell’esistenza quotidiana.

Il Manifesto
Un manifesto di 6x3m nella rotonda di Piazza Bottesini pulsa nel cuore di Barriera di Milano, uno dei quartieri torinesi più interessanti e ricchi di storie, di identità e di futuro grazie a numerosi artisti, diversi tra di loro per formazione e stile, ma accomunati da un approccio originale e innovativo alla pratica artistica.

La diretta streaming
Per ciascun nuovo manifesto una diretta streaming vede coinvolti l’artista protagonista, l’ideatore, il curatore e i responsabili del progetto. Tutti potranno partecipare all’incontro online con possibilità d’intervento con l’incontro ha lo scopo di approfondire il significato del manifesto, la poetica dell’artista e le motivazioni che lo hanno spinto a confrontarsi con il territorio.

La mostra
A Torino la prima settimana di Novembre, durante i cinque giorni della manifestazione Flashback, l’arte è tutta contemporanea, le immagini dei manifesti, insieme a tutti i frammenti di vita raccolti, vengono riuniti in un’unica mostra per raccontare questa finestra aperta sul mondo e per il mondo.

Il talk
Un appuntamento di confronto sul significato di “arte pubblica” si realizza ogni anno nell’Art Lounge della fiera che giunge nel 2021 alla sua nona edizione: un’analisi sulla funzione dell’opera d’arte come agente-reagente all’interno di una comunità partendo dall’esperienza torinese.

I lab
Un progetto didattico, nato con la volontà di ampliare e raccontare le riflessioni sui temi della fruizione dell’arte come esperienza culturale di consapevolezza e cittadinanza, vede il coinvolgimento delle scuole primarie e secondarie del quartiere. Gli studenti saranno protagonisti di un’esperienza in quattro appuntamenti che parte dal racconto e dalla visita ai manifesti realizzati.

>> Per ulteriori informazioni: [email protected]

Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto 2021
Open call per artisti visivi
Scadenza 22 marzo 2021

Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto 2021
Aprile 2021 / Gennaio 2022
Piazza Bottesini, Torino
Immagine: Raffaele Fiorella, Tassoeleonora, edizione 2017, videomapping su manifesto

Flashback, l’arte è tutta contemporanea
4 / 7 novembre 2021 / Torino / Italia

HENRY CHAPMAN Prudent triangle

A cura di Domenico de Chirico

20 febbraio – 17 aprile 2021

Inaugurazione:

sabato 20 febbraio 2021, dalle ore 15 alle 20

Blue green blue drip, 2020, acrilico e inchiostro su tela, cm 180×140

Labs Contemporary Art è lieta di presentare Prudent triangle, la nuova personale dell’artista americano Henry Chapman. La mostra, curata da Domenico de Chirico, è composta da dodici dipinti realizzati durante questi mesi difficili, segnati dagli sconvolgimenti che hanno paralizzato gli Stati Uniti con la presa d’assalto a Capitol Hill. Il progetto racchiude un testo scritto da Chapman per questa occasione e un’intervista tra il curatore e l’artista. Prudent triangle indaga la sintassi della pittura e l’autenticità del linguaggio data dall’uso del colore.

Il titolo della mostra rimanda alla poesia dell’autore serbo Vasko Popa (1922-1991) e nella quale l’artista trova una profonda sensibilità nella forma triangolare che richiama le forme Costruttiviste, dove la figurazione e l’astrazione si incontrano.

C’era una volta un triangolo

Aveva tre lati
Il quarto lo teneva nascosto

Nel suo centro ardente

Di giorno ha scalato le sue tre cime

E ne ha ammirato il centro
Di notte si riposava
In uno dei suoi tre angoli

Ogni alba guardava i suoi tre lati

Trasformarsi in ruote infuocate
E svanire nel blu del non tornare mai più

Come lo stesso Chapman scrive nel testo che accompagna la mostra: “Lì ho trovato la forma centrale di questo lavoro, che suggerisce una ruota dei colori o un orologio. In alcuni, è come una figura con le braccia tese; in altri, una forma floreale o stellare. Le parole serigrafate si muovono intorno o all’interno di questi segni e sfumature di colore, spesso nei punti in cui si trovano numeri su un quadrante. L’idea è il movimento. Le parole stesse non sono il “linguaggio” del dipinto, ma parte del linguaggio. Una parte di colore. Qui sono tornato al colore, percependo il suo centro ardente”.

Nei dipinti di Chapman fuoriescono, con una forza sorprendente data dall’uso del colore, tematiche e problematiche attuali, sociali e politiche: identità etnica, colonialismo, ricerca delle proprie origini, sopravvivenza e supremazia bianca. L’impegno di questi lavori fa scaturire una serie di quesiti. Di quali parole ci possiamo fidare oggi? Quali parole userebbero i nostri antenati? Di quali colori ci fidiamo oggi? Quali colori avrebbero usato i nostri antenati?

Il testo di Chapman che accompagna la mostra fa emergere l’importanza che il linguaggio e la pittura possiedono: “Ho sempre desiderato che la pittura – il corpo pensante e sensibile di un dipinto – parlasse.”

Henry Chapman, è nato nel 1987, vive e lavora a Brooklyn (NY).

Labs Contemporary Art

Via Santo Stefano 38, Bologna

Orari

Martedì-venerdì: 15.30-19

Sabato: 9.30-12

Informazioni

Tel. +39 348 9325473 | 051 3512448

[email protected]

www.labsgallery.it

Testo alternativo

Gowanus, 2019, acrylic and ink on canvas, cm. 180×140

ARTEAM CUP 2020 | VI edizione Mostra prorogata fino al 31 marzo 2021

MOSTRA DEI FINALISTI
A cura di Matteo Galbiati, Livia Savorelli e Nadia Stefanel
Fondazione Dino Zoli, Forlì (FC)
Fino la 31 marzo 2021


Arteam Cup 2020. Installation view. Ph. Cristina Patuelli #6

È stata prorogata fino al 31 marzo 2021, presso la sede della Fondazione Dino Zoli a Forlì, la mostra dei 60 artisti finalisti ad Arteam Cup 2020, il concorso ideato dall’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV), giunto alla sesta edizione.

L’esposizione, curata da Matteo Galbiati, Livia Savorelli e Nadia Stefanel, è stata inaugurata alla fine del mese di ottobre e subito sospesa a seguito del DPCM del 3 novembre 2020. Con l’Emilia Romagna in zona gialla, la sede museale riapre al pubblico da lunedì a venerdì con orario 9.30-12.30 e 15.00-18.00, previa prenotazione della propria visita al numero 0543 755711.
Nei mesi in cui la mostra non è stata visitabile in persona, la Fondazione Dino Zoli e l’Associazione Culturale Arteam hanno promosso il progetto #arteamcuponair, grazie al quale le opere esposte sono state raccontate dagli stessi artisti attraverso brevi video pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram della Fondazione (www.facebook.com/fondazionedinozoli/ – www.instagram.com/fondazionedinozoli/) e rilanciati da Arteam (www.facebook.com/asso.arteam). 

«La pubblicazione di questi video a cadenza regolare – spiegano Nadia Stefanel e Livia Savorelli, rispettivamente direttrice della Fondazione Dino Zoli e socia fondatrice di Arteam – ci ha consentito di approfondire la conoscenza degli artisti e del loro lavoro, tenendo viva l’attenzione sulla mostra in un momento in cui non era possibile farne esperienza diretta. Visto il grande interesse dimostrato dal pubblico, proseguiremo con questo progetto anche a museo aperto, in modo da dare la possibilità a chi si trova lontano o è impossibilitato a spostarsi di “vedere” da vicino le opere in concorso e conoscerne gli autori».

Arteam Cup – dopo l’esordio nel 2015 all’Officina delle Zattere a Venezia, l’edizione 2016 al Palazzo del Monferrato di Alessandria, quella 2017 negli spazi industriali restituiti all’arte di BonelliLAB a Canneto sull’Oglio, l’edizione 2018 già ospitata dalla Fondazione Zoli di Forlì e il 2019 con la mostra dei finalisti a Villa Nobel a Sanremo – costituisce a pieno titolo l’evento “fiore all’occhiello” dell’Associazione Culturale Arteam, dalla quale prende il nome. In ogni edizione, invariate le finalità: fornire, con la mostra dei finalisti, un’importante occasione di visibilità e confronto con differenti location espositive; contribuire, attraverso i differenti premi ideati per ogni edizione, all’ingresso degli artisti nel circuito delle gallerie d’arte e nel mercato principale; far vivere esperienze formative importanti, come le residenze d’artista, i progetti speciali o curatoriali; creare ed incentivare interazioni e momenti di scambio tra gli artisti; mettere in moto un confronto attivo con il mondo dell’Impresa. La più grande ambizione di Arteam Cup è, infatti, quella di “fare rete”, tessendo legami importanti tra i vari operatori del sistema arte.

Una giuria professionale, composta da Marina Dacci (curatrice e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani), Matteo Galbiati (critico d’arte e docente, Direttore web Espoarte e membro interno di Arteam), Lorenzo Madaro (curatore d’arte contemporanea e docente), Raffaele Quattrone (sociologo e curatore d’arte contemporanea), Leonardo Regano (storico dell’arte, critico e curatore indipendente), Livia Savorelli (Direttore Editoriale Espoarte) e Nadia Stefanel (direttrice della Fondazione Dino Zoli di Forlì, Cultural e Communication Manager per Dino Zoli Group), ha selezionato la rosa dei 60 finalisti ed individuerà i tre vincitori di categoria, tra i quali verrà decretato il vincitore assoluto di Arteam Cup 2020.

La mostra è al momento prorogata fino al 31 marzo. Sarà definita, entro la fine di febbraio, la data del finissage e della premiazione, compatibilmente con l’andamento dell’emergenza sanitaria.
L’esposizione, accompagnata dal catalogo edito da Vanillaedizioni, è realizzata con il supporto di Belletti & Baroni Costruzioni di Rimini e di NM> Contemporary di Monaco; partner tecnico I Sabbioni di Forlì; media partner Espoarte

La Fondazione Dino Zoli (Viale Bologna 288, Forlì) è aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 9.30-12.30 e 15.00-18.00, previa prenotazione della propria visita al numero 0543 755711. Ingresso gratuito. È richiesto l’uso della mascherina. Per informazioni: Fondazioni Dino Zoli (tel. +39 0543 755770, [email protected], www.fondazionedinozoli.com). Organizzazione: Arteam Associazione Culturale (tel. +39 019 4500744, [email protected], www.arteam.eu, www.arteamcup.it).   I 60 FINALISTI:FINALISTI SEZIONE PITTURA (INCLUDE ANCHE DISEGNO, ILLUSTRAZIONE, INCISIONE E GRAFICA) Elisa Baldissera, Valentina Biasetti, Giulia Bonora, Diego Dutto, Paola Fonticoli, Sofia Fresia, Nadia Galbiati, Manuel Gardina, Pierfilippo Gatti, Monica Gorini, Asako Hishiki, Silvia Inselvini, Miriam Montani, Luca Moscariello, Andrej Mussa, Jasmine Pignatelli, Ettore Pinelli, Federica Poletti, Carlo Alberto Rastelli, Federico Severino, Tina Sgrò, Kanaco Takahashi, Rolando Tessadri   FINALISTI SEZIONE SCULTURA (INCLUDE ANCHE INSTALLAZIONE) Tiziana Abretti, Guido Airoldi, Alessio Barchitta, Veronica Benedetti, Renata e Cristina Cosi, Loredana Galante, Ilaria Gasparroni, Monika Grycko, Carla Iacono, Angelo Iodice, Fukushi Ito, L’orMa, Gabriele Landi, Giulia Manfredi, Camilla Marinoni, Vincenzo Marsiglia, Simone Negri, Mauro Panichella, Samantha Passaniti, Diego Randazzo, Eva Reguzzoni, Maya Teresa Zignone   FINALISTI SEZIONE FOTOGRAFIA (INCLUDE ANCHE VIDEOARTE E NEW MEDIA ART) Alessandra Baldoni, Elena Bellantoni, Sofia Bersanelli, Nicola Bertellotti, Erica Campanella, Eleonora Chiesa, Carolina Corno, Armida Gandini, Luca Gilli, Federica Gonnelli, Silvia Margaria, Angelo Marinelli, MC2.8 (Maria Chiara Maffi e Chiara Giancamilli), Lucrezia Roda, Mona Lisa Tina

Incisioni del Maestro Leonardo Castellani (Faenza 1896 – Urbino 1984).

A 125 anni dalla nascita, la Galleria “Arianna Sartori. Arte & Object Design” di Mantova, nella sala di via Ippolito Nievo 10, presenterà una interessante selezione di incisioni del Maestro Leonardo Castellani (Faenza 1896Urbino 1984).

L’esposizione intitolata “Leonardo Castellani. 50’anni di incisioni: 1935-1984”, curata da Adalberto Sartori, presenta oltre cinquanta opere realizzate con la tecnica dell’acquaforte e della puntasecca ed incise a partire dal 1935 per arrivare al 1984 anno della sua scomparsa.

La retrospettiva, allestita da Maria Gabriella Savoia, sarà inaugurata sabato 20 febbraio alle ore 16.30 alla presenza del figlio Prof. Claudio Castellani e resterà aperta al pubblico fino al 4 marzo 2021, con orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, chiuso festivi.

Il Maestro Leonardo Castellani era già stato ricordato dalla Galleria Arianna Sartori nel gennaio 2007 con l’antologica “Il paesaggio di Urbino come incanto poetico” che aveva suscitato un notevole interesse di pubblico e critica.

Testo alternativo

 Il paesaggio di Urbino come incanto poetico

“…La cosa stessa ha acquistato, sotto la contemplazione dell’artista, la capacità di “esplodere verso di lui”, aprirgli la sua scorza, rivelargli la sua sostanza. Questo era il modo di Castellani davanti al paesaggio di Urbino: di attesa, di passività e poi di penetrazione: il modo dello spirito lento e dell’“incanto poetico misto di verità e di grazia”. 

Floriano De Santi

Testo alternativo

Leonardo Castellani

Nacque a Faenza il 19 ottobre 1896, da famiglia faentina di ebanisti.

È stato uno dei più grandi artisti italiani del 1900.

Suo padre, Federico, intagliatore e dirigente dell’Ebanisteria faentina, si trasferì con la famiglia a Cesena nel 1909, dove era stato chiamato a dirigere, presso la Scuola Industriale, la sezione ebanisti-intagliatori. Nel 1914 Leonardo venne licenziato dalla Scuola Industriale come ebanista-intagliatore, e successivamente si iscrisse all’Accademia di Firenze, nella sezione “scultura” dove conobbe Osvaldo Licini (anche questi frequentò la sezione “scultura”). Trasferitosi a Roma, frequentò per un certo periodo lo studio dello scultore Ettore Ferrari; ma ritornò presto a Cesena per fondarvi una fabbrichetta di ceramica, intitolata “Bottega di ceramica artistica”. Durante il periodo romano aveva frequentato il gruppo futurista di F. T. Marinetti, collaborando a quel movimento artistico. Per dissensi commerciali la “Bottega di ceramica artistica” si chiude nel 1923.

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Castellani allestì a Cesena, nello stesso anno, una mostra di ceramica e continuò con la decorazione pittorica e la scultura. Espose alla III Biennale Romana (1925), partecipò dal 1926 al 1956 a molte Biennali veneziane, a tutte le Mostre all’estero organizzate dal Sindacato del Bianco e Nero di Roma e a quelle promosse dalla Calcografia Nazionale di Roma. Nel 1927, dopo una mostra personale a Cesena, sotto gli auspici degli Amici dell’Arte (16 pitture e 16 disegni), si trasferì a Venezia, dove rimase circa un anno, in attesa di migliore fortuna. Nel 1928 venne chiamato a Fano, come insegnante incaricato di decorazione e di ceramica. Fu in questo periodo che avviò decisamente – dopo ripetuti tentativi – l’attività di incisore.

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Nel 1930 venne chiamato a Urbino, a ricoprire la cattedra di Calcografia all’Istituto d’arte per la decorazione e illustrazione del Libro. La tenne per 38 anni. A Urbino, diviso quindi fra l’insegnamento e l’incisione, realizzò la quasi totalità delle sue lastre. Sotto la sua guida si formarono i migliori incisori provenienti dalla Scuola di Urbino. Due le antologiche: a Urbino nel 1976, e a Faenza due anni dopo. Viaggiatore instancabile e scrittore raffinato pubblicò moltissime pagine di prosa e poesia in varie occasioni.

Leonardo Castellani scomparve all’età di 88 anni, il 20 novembre 1984 a Urbino.

A Urbino è aperto al pubblico il Museo Castellani, che riunisce 150 incisioni donate dalla moglie Edvige e dai figli Paolo, Silvestro e Claudio.

Opere di Leonardo Castellani sono presenti in numerosi Musei e Biblioteche (Helsinki, Londra, Milano, Padova, Roma, Verona, Vicenza, Firenze, Ascoli Piceno, Cesena, Faenza, New York, Parigi, Piove di Sacco, Reggio Emilia, Urbania), nonché presso importanti Fondazioni (Fondazione Cini, Venezia; Matalon, Milano; Tito Balestra, Longiano; Mastroianni, Arpino; Il Bisonte, Firenze; Museo Alessandro Appella, Castronuovo Sant’Andrea; Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori, Mantova; Pinacoteca, Faenza; Castel Durante, Urbania; Museo Zuccherman, Padova; archivi, Palazzo Bomben della Fondazione Benetton Studi Ricerche biblioteca Fondazione Benetton, Treviso ed altri musei).

Bibliografia essenziale:

1974 – “Leonardo Castellani, Opera Grafica (1928-1973)”, a cura di Neri Pozza Editore Vicenza. “Ampliamenti all’Opera Grafica (1973 -1984)”, Vicenza, Neri Pozza Editore.

1990 – “Leonardo Castellani, Mostra a Klagenfurt (A) 1990-1991”, catalogo stampato a cura dell’Amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino per il Comune di Klagenfurt, Pesaro, Edizioni della Pergola.

1994 – “L’illimite lirico. L’opera artistica e letteraria di Leonardo Castellani”, a cura di Floriano e Gualtiero De Santi, Edigrafital Teramo.

1997 – Floriano De Santi, “Leonardo Castellani. Il Paesaggio dell’anima”. Dipinti, sculture, ceramiche, disegni, acquerelli, incisioni, libri d’arte, dal 1914 al 1984, Galleria d’arte moderna e contemporanea della Repubblica di San Marino, Centro Internazionale “Umberto Mastroianni” del Castello Ladislao di Arpino, Brescia, Tipolitografia Queriniana.

2000 – A cura di Claudio Castellani, Giampaolo Dal Pra, Giuseppe Lotto, Umberto Marinello, “Leonardo Castellani, Incisioni”. Testi critici di Umberto Marinello e Giorgio Segato, Piove di Sacco, Centro Piovese d’Arte e Cultura.

2013 – Segno e racconto: Urbino, Accademia Raffaello, Bottega Giovanni Santi in casa Raffaello.

2019 – Ritratti, racconti di vita. Urbino, Accademia Raffaello, Bottega Giovanni Santi in casa Raffaello.

Orario

dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30.

Chiuso festivi