Treviso, in tre sedi, celebra con una grande mostra Renato Casaro, il cartellonista che “firmò” i manifesti per i capolavori del cinema, da Cinecittà a Hollywood

A Treviso, con una grande mostra in tre diverse sedi cittadine (dal 5 dicembre 2020 al 30 settembre 2021 presso nuovo Museo Nazionale Collezione Salce, che per l’’occasione apre nella ritrovata Chiesa di Santa Margherita, affiancando così l’’altra sede del medesimo Museo; dal 6 novembre 2020 al 30 settembre 2021 al Complesso di San Gaetano; dal 6 novembre 2020 al 28 febbraio 2021 pressi i Musei Civici di Santa Caterina), il Mibact tramite la Direzione Regionale Musei Veneto, il Comune di Treviso, con la Regione del Veneto, rendono omaggio a Renato Casaro (Treviso, 1935). Ovvero a colui che è considerato come l’ultimo dei grandi cartellonisti. Di quegli artisti cioè che sapevano trasporre l’anima di un film in un manifesto. Non utilizzando l’immagine fotografica di un personaggio o di una scena ma disegnandola. Il tutto mentre il film era ancora in lavorazione, potendo contare solo su qualche fotografia di scena e su un formidabile intuito comunicativo.


A curare la mostra e il catalogo sono Roberto Festi e Eugenio Manzato, con Maurizio Baroni, vale a dire tre specialisti del settore. Che hanno analizzato l’enorme archivio di Casaro (più di mille i manifesti e le locandine da lui realizzate per il cinema), selezionando testimonianze di un percorso artistico durato oltre 50 anni. Ricorrendo anche al mercato per acquisire e restaurare opere destinate, in mostra, a colmare delle lacune nella documentazione della sua straordinaria vicenda creativa.
Il sodalizio di Casaro con il cinema era iniziato quando, ancora ragazzo, creò le grandi sagome, pezzi unici dipinti a mano, che venivano collocate all’ingresso del Cinema Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia di Treviso. A 19 anni, nel 1954, parte per Roma e trova lavoro nello studio di Augusto Favalli dove rimane per circa un anno e mezzo imparando le tecniche e i “trucchi del mestiere”. E’ del ’55 il suo primo manifesto ufficiale per Criminali contro il mondo. Poi, sempre a Roma, nel 1957, apre uno studio a proprio nome.
Artigiano di genio, misurò la sua arte con quanto Cinecittà e il cinema internazionale andavano proponendo. Via via il suo stile conquistò grandi registi e Hollywood: Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, Francois Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone…
La mostra documenta 170 film, dei mille e più per i quali egli lavorò. E lo fa partendo dal “prodotto finito”, ovvero dai manifesti a due e quattro fogli, destinati alle sale cinematografiche o all’affissione. Sono oltre un centinaio i pezzi selezionati e restaurati per l’occasione. I rari e introvabili fogli del decennio 1955-1965, mai apparsi in una mostra, presentano un artista in rapida formazione che, grazie al fertile ambiente romano – dove Cinecittà è in quegli anni una delle industrie più prolifiche – riesce a dare il meglio di sé in ogni genere: storico, peplum, commedia, noir e il nascente e dirompente fenomeno del “Western all’italiana”. Ed è sorprendente vedere accostati, nella grande “terrazza” del Santa Margherita, Trinità e Rambo o gli indimenticabili manifesti di capolavori quali I magnifici sette, C’era una volta in America, Amadeus, Il nome della rosa, Il tè nel deserto, L’ultimo imperatore.
Strutturata con una progressione cronologica – ma con una scansione anche tematica che segnala i generi più “frequentati” da Casaro – la mostra, sia nella sede di Santa Margherita che in quella di Santa Caterina, accosta ai grandi e multicolori affissi, una selezionata serie di bozzetti studio e gli “originali” (l’opera finita che serviva per stampare il manifesto), provenienti dall’archivio dell’artista e da importanti collezioni pubbliche e private.
Questo permette di comprendere al meglio la crescita professionale e la cifra stilistica dell’artista ma anche le innovazioni tecniche che Casaro adotta e sviluppa negli anni: dalla “istintiva” pennellata degli esordi, alle composizioni in parte fotografiche degli anni Settanta, sino alla raffinate maquettes ad aerografo che lo rendono celebre, in particolare nei ritratti degli attori protagonisti, tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il manifesto disegnato giunge al tramonto. Una perizia che gli vale la collaborazione con le maggiori case di produzioni americane (Fox, United Artists, MGM, Columbia) e con i più grandi registi del secondo Novecento.
Nelle tre sedi della mostra è presente un inedito video che, per flash, mostra al pubblico trailer e spezzoni di film dei quali Casaro ha curato il corredo iconografico e alcune sue riflessioni su una carriera professionale di quasi cinquant’anni.
Nei Musei Civici di Santa Caterina si svilupperà la sezione Treviso, Roma, Hollywood.
Nella innovativa sede di Santa Margherita, dove si svilupperà il suo percorso della mostra dal titolo L’ultimo cartellonista, è stata ideata anche una sezione didattica dove i visitatori più giovani potranno, in totale autonomia, comporre e creare un loro manifesto di cinema. E ancora, un sezione dedicata agli ipovedenti con la riproduzione tridimensionale del celebre affisso Il tè nel deserto.
Una sezione particolare, dal titolo Dall’idea al manifesto, è allestita negli spazi di San Gaetano, prima sede del Museo Nazionale del Manifesto. Qui il pubblico può scoprire l’intero iter della creazione di un manifesto: dai contatti con le case di produzione o di distribuzione ai primi schizzi a matita; dal bozzetto di prova (spesso con molte varianti richieste, o imposte, dalla committenza) a quello esecutivo. Sino alla fase dell’inserimento del lettering (un tempo manuale, in seguito fotomeccanico) e alla stampa. Sei film simbolo di Casaro “raccontano”, con una forte valenza didattica, tutto il mondo tecnico e artistico che sta dietro la creazione di un manifesto. E in un video – prodotto per l’occasione da FilmWork e proiettato nell’attigua Chiesa di San Gaetano – Casaro rende conto della sua lunga esperienza nel mondo del cinema.
Gli oltre trecento pezzi presentati nelle tre esposizioni sono pubblicati nel volume realizzato per questa mostra da Grafiche Antiga (pp. 270 in edizione italiana e inglese) che riporta testi critici sull’artista, immagini d’epoca, fotografie di scena e un primo analitico repertorio delle sue opere per il cinema.

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Aspettando Za Una non mostra su Cesare Zavattini Dalla collezione Massimo Soprani

06/|11 – 05|12|20

mtn | museo temporaneo navile di Bologna

 Nel celebre poema “The Cantos” Ezra Pound recita con incredibile coraggio che il “paradiso dell’uomo è la sua buona natura”, con analoga forza l’intera attività di Cesare Zavattini (Luzzara 1902, Roma 1989) ha concentrato la sua attenzione sull’essere umano e sulla sua natura nobile e tragica al contempo.La constatazione dell’inarrestabile, progressiva, demolizione dell’essere umano, ad opera di quelli che Zavattini chiamava, con il suo caratteristico umorismo, i campioni della cultura dei pochi, è stata uno dei motivi che ha guidato tutta la sua multiforme e sfaccettata opera, interamente tesa nell’arduo compito di trovare una strada che disincantasse questo osceno processo.

 

 I documenti autografi, i libri, le fotografie, gli appunti, i manifesti originali, ma anche la sua stessa voce in “Non libro” e l’ultima opera testamento, ovvero il film “La Veritaaaà”, dove Zavattini è sceneggiatore, regista e attore, sono gli elementi in mostra.

 Nonostante la collezione di Massimo Soprani, segretario di Zavattini a Luzzara per trenta anni, disponga di moltissime opere di pittura e incisione (inedite), si è deciso per questa prima tappa dedicata al maestro di non concentrare l’attenzione sull’aspetto prettamente artistico, bensì predisporre un territorio dove avvicinarsi al suo nucleo di pensiero. Il quale, conosciuto e approfondito nella sua stupefacente radicalità, potrà non solo fare apprezzare maggiormente la sua ispirazione pittorica, ma offrire strumenti conoscitivi per decifrare l’incredibile contraddizione che vede l’essere umano autore e artefice del proprio declino.

 “C’è rimedio? Più non c’è più comincia a tralucerne qualcuno. Sgombriamo intanto il terreno da qualsiasi speranza che l’attuale cultura contenga proposte contro sé stessa. Il suo fiato è quello che è. Essa tutt’al più riesce a cambiare i termini della sopraffazione, non la sopraffazione. Che è anzi in crescendo” (Cesare Zavattini, ­­La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini, 1976, Bompiani)

La mostra è accompagnata da un saggio critico di Antongiulio Vergine.

 Orari:martedì, giovedì, sabato dalle 15 alle 19 solo su appuntamento. 

La mostra è sempre visibile dall’esterno del museo.

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‘900 Classico”. La mostra in tre sedi espositive a Roma. Novecento Italiano tra modernità e nuovo classicismo.

Inaugurerà domani (23 ottobre) ‘900 Classico. La mostra in tre sedi espositive a Roma, presenta la straordinaria stagione creativa del Novecento Italiano tra modernità e nuovo classicismo.

Novecento italiano, due lunghe stagioni di neoclassicismo

Novecento, forse il secolo più cruento con le sue due guerre mondiali ma anche di maggior fermento creativo per gli artisti del tempo che si sentono i veri interpreti dello spirito moderno. Il vento del nuovo classicismo che soffierà alla metà del secondo decennio del XX secolo in tutta Europa aveva in realtà già da tempo investito l’Italia post-unitaria dove la Capitale simbolica e amministrativa della Nuova Italia, doveva fare i conti con i quasi milleottocento anni di gloriosa civiltà figurativa cattolica.

 

La mostra ‘900 Classico, che inaugurerà domani (23 ottobre) a Roma in ben tre sedinella Galleria del Laocoonte di Via Monterone 13-13A, nella Galleria W. Apolloni di Via Margutta 53B ed infine nel nuovo spazio espositivo contemporaneo che le unisce di Via Margutta 81– si propone di raccontare “una storia” in particolare del Novecento artistico italiano. L’esposizione curata da  Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli infatti, si focalizza sull’influenza esercitata sugli artisti italiani dalle due lunghe stagioni di neoclassicismo, quella dell’Italia dei Notabili e quella che va dalla presa di potere del Fascismo alla sua caduta.

Il mito di Roma e la legittimazione dalla storia

Una storia irrequieta e affascinante di corsi e ricorsi dove la propensione alla modernità non poteva non fare i conti con un culto della patria ancora in fase embrionale. Non potevano di certo essere il gotico o il barocco lo stile distintivo del passato da glorificare.

La Roma antica e imperiale era il repertorio perfetto cui attingere. Il riferimento all’antichità classica con l’armonia delle forme e della composizione, rappresentava perfettamente la continuità della storia e successivamente con il fascismo, il “destino imperiale”  di una civiltà che aveva dominato tutto il mondo.

Strettamente collegate a questa ricerca di una legittimazione dalla storia, sono poi le imponenti campagne di scavi  archeologici, gli smantellamenti dei vecchi quartieri medievali per far spazio ai bianchi marmi e simboli della Roma antica.

I grandi protagonisti del Novecento classico in mostra

Come tutto questo influenzò lo sviluppo dell’arte italiana del Novecento è proprio  quello che si propone di evidenziare la mostra attraverso un vasto repertorio di opere –disegni e cartoni preparatori di grandi capolavori, rare tirature d’autore, dipinti, bronzi e sculture in marmo– che documentano un fermento artistico variopinto e altalenante tra folgorazione per la modernità e ritorno alle origini.

Tra paesaggi illusionistici, divinità pagane, aquile e leoni, nell’allestimento delle tre sedi espositive sono rappresentati con le loro opere alcuni dei maggiori protagonisti di quella straordinaria stagione creativa: Giulio Bargellimi, Libero Andreotti, Vittorio Grassi, Duilio Cambellotti, Mario Sironi, Gino Severini, Giovanni Guerrini, Achille Capizzano, Giorgio QuaroniAlberto Ziveri, Corrado Cagli, Mirko Basaldella, Di Publio Morbiducci, Mario Ceconi di Montececon, Antonietta Raphael, Quirino Ruggeri, Marcello Mascherini, Alberto Savinio e sua moglie Maria Savinio, Eugene Berman, Andrea Spadini -a cui la Galleria del Laocoonte, per cura di Monica Cardarelli ha già dedicato una vasta mostra antologica che sarà prossimamente presentata in Inghilterra- e Fabrizio Clerici che sarà protagonista per la Galleria del Laocoonnte di una futura mostra retrospettiva e antologica.

‘900 Classico 

23 ottobre 2020 – 15 gennaio 2021

Galleria del Laocoonte, via Monterone 13 –  Roma

Galleria W. Apolloni, via Margutta 53B –  Roma

Galleria del Laocoonte e W. Apolloni, Nuovo Spazio Antico/Contemporaneo, via Margutta 81 –  Roma

lunedì: 16.00-19.00 | martedì-venerdì: 10.00-13.00 e 16.00-19.00 | sabato: 10.00-13.00

www.laocoontegalleria.it

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Nuovo Salce al Santa Margherita Qui riposò anche il figlio di Dante. La chiesa era il pantheon dei fiorentini a Treviso.

Al vederla oggi, scabro edificio di mattoni ripulito da ogni ornamento, è difficile immaginare la bellezza, oltre che l’imponenza, della chiesa che i Frati Eremitani vollero innalzare nel nome di Santa Margherita.
I restauri che il Mibact, con un supporto della Regione del Veneto, hanno effettuato per trasformare la ex chiesa nella nuova sede del Museo Nazionale della Collezione Salce, hanno consentito di salvare solo il “guscio”, anch’esso in parte violentato, di quella che è stata una delle più belle e ricche chiese della città di Treviso.
Gli oltre 2 secoli trascorsi dalla soppressione napoleonica del convento e dalla trasformazione della chiesa in fienile, stalla, cavallerizza e, via via, in palestra, hanno cancellato le testimonianze del suo magnifico passato.

Quando Santa Margherita era il pantheon e il luogo sacro di riferimento della piccola ma molto potente comunità fiorentina attiva a Treviso. Qui i fiorentini esercitavano il credito e altre professioni di livello e il loro ruolo nella società dell’’epoca era tutt’altro che secondario. I più illustri qui trovano dimora anche dopo la morte, in sepolcreti di cui non rimane oggi traccia. Salvo che per quello di Pietro di Dante, figlio del Divino Poeta e di Gemma Donati.
Pietro Alighieri, nacque a Firenze nel 1300, fu giudice, poeta e commentatore. Risiedeva a Verona ma morì, nel 1364, a Treviso durante un soggiorno in città. I suoi funerali vennero celebrati il 29 Aprile 1364 a Santa Margherita a cura di Frà Liberale e di Leonardo di Baldinaccio da Firenze, i quali commissionarono allo scultore veneziano Zilberto Santi la costruzione del Monumento Funebre da collocarsi nel chiostro della chiesa.
“Qui rimase – ricorda Chiara Voltarel che alla chiesa di Santa Margherita ha dedicato un’ampia pubblicazione – sino alla Soppressione Napoleonica, quando venne scomposto e rimosso. I canonici riuscirono a salvare in parte la sepoltura di Pietro Alighieri: alcuni pezzi che componevano il monumento funebre furono conservati in un cortile compreso tra il Duomo e la Biblioteca Capitolare, altri purtroppo sono andati persi. Trovarono infine collocazione nel 1935 all’interno della chiesa di San Francesco, che da pochi anni era stata riaperta al culto. Questo monumento si vede oggi ricomposto sul lato sinistro del transetto dell’edificio francescano, chiesa che ospita anche la pietra tombale di Francesca Petrarca, morta nel 1384 di parto, seconda figlia del poeta”.

Museo Nazionale Collezione Salce: www.collezionesalce.beniculturali.it tel. 0422 591936
[email protected]beniculturali.it

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Presentazione in streaming del libro Un’immane sventura. L’alluvione di Cetara del 24 ottobre 1910

Cetara: “Un’immane sventura”. Un libro edito da Puracultura per non dimenticare l’alluvione  del 1910 che distrusse il paese costiero

In occasione dell’anniversario dell’alluvione di Cetara del 24 ottobre del 1910, a 110 anni di distanza, il drammatico evento che ha segnato la storia del piccolo comune viene ricordato con una pubblicazione proposta dal Comitato che nel 2010 si costituì per le celebrazioni del centenario.

Con il patrocinio e il contributo dell’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Fortunato Della Monica, il volume, su iniziativa del gruppo di lavoro coordinato da Secondo Squizzato, sintetizza i risultati di una lunga ricerca condotta sui tragici fatti del 1910. Una disastrosa alluvione colpì parte delle coste campane, con gravi danni e vittime in alcuni comuni della Costiera Amalfitana e in altri luoghi della Campania e, in particolare, a Cetara che risultò il paese più colpito. Si contarono 111 persone che persero la vita travolte dalla furia degli eventi.

 

Gli autori hanno ritenuto che fosse un preciso dovere far uscire dagli archivi personali tutto quello che era stato reperito per le celebrazioni del centenario dell’evento nel 2010, ma anche molto altro, frutto di approfondimenti condotti sul tema in questi anni.

Il volume a più mani, delle edizioni Puracultura, accoglie i contributi di Leonardo Cascini e Settimio Ferlisi, di Giuseppe Di Crescenzo, Matteo Giordano, Giuseppe Liguori, Secondo Squizzato. Si apre con l’analisi storica dell’evento del 1910, ricostruita con l’accurato esame dei numerosi giornali e delle riviste pubblicate nei giorni immediatamente successivi, sia in Italia che all’estero dove la gravità delle conseguenze richiamò l’attenzione degli organi di informazione. Una particolare cura è stata posta nell’esame dei documenti dell’archivio comunale, da cui è emersa la cruda realtà di una tragedia dalle immani proporzioni che sconvolse la popolazione dei luoghi colpiti. L’approfondita disamina delle diverse evidenze di archivio ha consentito di ricostruire la mappatura delle vittime e le loro storie familiari acquisite anche con il ricorso alle testimonianze indirette dei discendenti dei superstiti. 

        La pubblicazione è arricchita dagli esiti di ulteriori studi sul campo, con indagini accurate dei fenomeni di dissesto idrogeologico che sconvolsero il territorio, anche alla luce di eventi successivi che hanno riguardato quei luoghi, in ultimo quelli del mese di dicembre 2019. L’ampio corredo fotografico con scatti dell’epoca e riprese dello stato attuale delle aree interessate supportano l’analisi  dell’evento, con l’obiettivo di non dimenticare le vittime di tutti i disastri e coltivare la consapevolezza del rischio di un territorio, la Costa d’Amalfi, che fa fatica ad accettare la coesistenza di una bellezza accecante e l’evidente fragilità dei luoghi.

A causa delle recenti restrizioni per il contrasto alla diffusione del Coronavirus, la prevista presentazione pubblica del volume, fissata per oggi 23 ottobre, alle ore 19.00 si svolgerà con modalità a distanza e sarà trasmessa in diretta dalla pagina Facebook del Comune di Cetara. Parteciperanno gli autori del volume. Domenica 25 ottobre, alle ore 11,00, sarà celebrata nella Chiesa di S. Pietro Apostolo una S. Messa in ricordo delle vittime i cui nomi sono riportati in una lapide collocata a corso F. Federici, nei pressi di uno dei luoghi in cui si registrò la gran parte dei decessi.

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Al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna il focus espositivo Castagne matte

al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna il focus espositivo Castagne matte, visibile nella Project Room del museo dal 23 ottobre all’8 dicembre 2020.
Nell’ambito del nuovo ciclo denominato RE-COLLECTING, ideato da Lorenzo Balbi, che indaga aspetti particolari, opere e temi delle collezioni MAMbo e Museo Morandi, Castagne matte riflette sulla ritualità come dimensione sociale, religiosa e artistica.
In un’epoca caratterizzata da crisi ecologiche, sanitarie e politiche, mentre lo sviluppo tecnologico permette l’affinamento di AI (Artificial Intelligences) capaci di analizzare grandi quantità di dati e ampliare le capacità di problem solving umano, torna centrale una sensibilità basata su credenze, ritualità intime e collettive che trovano i propri principi in un mondo “magico”, capace di generare una nuova coscienza del sé e dell’ambiente vissuto.

Dagli oggetti scaramantici e alla creazione di feticci, dall’istituzione sociale di idoli religiosi ai riti collettivi che oggi amplificano le rivendicazioni politiche, la mostra offrirà una riflessione sulla natura della ritualità nel contemporaneo.
Grazie alla collaborazione con il Museo Civico Archeologico di Bologna, Castagne matte è arricchita da una sezione di oggetti che raccontano le pratiche scaramantiche di epoca romana. Parallelamente a una selezione di opere dalla collezione del museo che includono gli artisti Carlo CorsiPaolo ChiaseraGilbert & GeorgePiero Manai Eva Marisaldi, la mostra propone un approfondimento sulla rassegna Metafisica del quotidiano, ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1978, a cura di Franco Solmi. La rassegna rifletteva sull’ambiguità rituale dell’opera d’arte: criterio estetico che permette alla creazione artistica di sfuggire a letture unitarie, per abitare zone di attrito e di contraddizione. Sono esposte infine alcune castagne matte appartenute a Giorgio Morandi.
Gilbert & George

Sleeping, 1991
Stampa fotografica colorata a mano su masonite, cm 253 (a) x 426 (la)
Collezione permanente MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Courtesy Anthony D’Offay Gallery, Londra, 1998
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Duality. Nothing is as it appears?

artisti costruttori di pace
Chiusura 14/11/2020
Il prossimo 28 ottobre apre alla MA-EC Gallery la mostra Duality. Nothing is as it appears?, esposizione collettiva di artisti internazionali. La mostra si inserisce nel circuito CONTEMPORARY ART MILAN che presenterà periodicamente eventi selezionati di arte contemporanea a Milano.
Via Santa Maria Valle, 2 Milano mappa
Inaugurazione 28/10/2020
Il prossimo 28 ottobre apre alla MA-EC Gallery la mostra Duality. Nothing is as it appears?, esposizione collettiva di artisti internazionali. La mostra si inserisce nel circuito CONTEMPORARY ART MILAN che presenterà periodicamente eventi selezionati di arte contemporanea a Milano.

La mostra sarà visitabile solo su appuntamento, prenotandosi al seguente link
www.ma-ec.it.

Mercoledì 28 ottobre dalle 18 alle 20 saranno presenti lo staff ed alcuni artisti della mostra.

In un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove verità e pseudoverità si sovrappongono, si vuole porre l’attenzione sulla dualità intesa proprio come condizione di compresenza di due principî. La riflessione nasce dall’idea di non esistenza di assoluto e di unicità ma di gioco dialettico e concettuale in cui tutto sembra avere il suo contrario e la sua altra parte complementare. Tutto è in costante cambiamento e l’armonia sta nel mantenere in equilibrio la dualità di due elementi opposti, assenze e presenze della nostra perenne trasformazione.

Nelle prestigiose sale di Palazzo Durini, si alternano dipinti, fotografie e installazioni, opere con cui gli artisti offrono una chiave di lettura della dualità, e diverse declinazioni dei temi dell’apparire e dell’eterno paradosso che avvolge l’esistenza.

Artisti in mostra:

Gui Bin

Hai Chen

Xiaotong Chen

Maria Silvia Da Re

Daniela Da Riva

Hairuo Ding

Nandan He

Jiaoyang Li

Yan Li

Fangsuo Lin

Yuxin Liu

Oriella Montin

Cristina Navarro

Wenting Ou

Zhiwei Pan

Valeria Eva Rossi

Rui Sha

Zhangliang Shuai

Franco Tarantino

Tomas

Sine Zheng

Coordinate mostra:

Titolo: Duality. Nothing is as it appears?

Sede: MA-EC Gallery Palazzo Durini, Via Santa Maria Valle, 2 Milano 20123
Ingresso solo su prenotazione al seguente link www.ma-ec.it

Date: Dal 28 ottobre al 14 novembre 2020

Info: [email protected]; [email protected]

 
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Fukinsei 不均整

artisti costruttori di pace
Chiusura 22/11/2020
Dall’8 novembre in mostra al DoubleTree by Hilton gli ultimi lavori del fotografo triestino Massimiliano Muner.
piazza della Repubblica, 1 Trieste mappa
Inaugurazione 08/11/2020
Inaugura domenica 8 novembre “Fukinsei 不均整”, la personale del fotografo Massimiliano Muner curata da Artrophia. Si tratta della terza delle 12 mostre della stagione fotografica de Le Vie delle Foto che si terranno a cadenza mensile nella prestigiosa cornice dell’Hotel Double Tree by Hilton di Trieste in piazza della Repubblica, 1. Quella che accompagnerà i visitatori della splendida struttura progettata dallo studio degli architetti Berlam e situata nel cuore di Trieste sarà una stagione di colori e fotografie, che vedrà un calendario fisso costellato da nomi importanti della fotografia mondiale. Nel dettaglio, “Fukinsei 不均整” indaga il concetto di asimmetria, irregolarità, che diventa un pretesto per una nuova forma di bellezza: la perfezione infatti è un espediente umano non presente in Natura. L’immagine ritagliata e poi ricomposta, come le inquadrature mai precise, concedono un piacere raffinato a chi la guarda, permettendo allo spettatore di aprirsi a possibilità alternative e superare certi schemi mentali. Infine, la delicatezza dei soggetti, peonie e farfalle, richiamano l’animo umano, costellato dalle sue infinite sfumature. L’esposizione, visitabile fino al 22 novembre, verrà ospitata all’interno dell’esclusivo bar storico dell’hotel, l’elegante Berlam Coffee Tea & Cocktail, dove gli ospiti potranno godersi la suggestiva atmosfera novecentesca, sorseggiare un drink e ammirare le polaroid dell’artista.
 
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Dalle Saline Agli Altipiani

artisti costruttori di pace
Chiusura 14/11/2020
Dalle Saline agli Altipiani, mostra collettiva dedicata al paesaggio veneto e a tutte le sue possibili interpretazioni.
Giudecca 597, Venezia mappa
Inaugurazione 31/10/2020
Dalle Saline agli Altipiani, mostra collettiva dedicata al paesaggio veneto e a tutte le sue possibili interpretazioni. Lo scopo dell’esposizione mira a riallacciare quel filo ideale che lega storicamente Venezia al suo entroterra, attraverso la sensibilità di quanti al giorno d’oggi ancora si cimentano nella rappresentazione di scorci e vedute della nostra terra.
La mostra sarà aperta dal 31 ottobre al 14 novembre, con orario di apertura 15 – 18.30 lu-ma-gi-ve-sa-do.
Galleria S. Eufemia, Giudecca 597, www.eufemiastudio.it

Espongono:

CARLA BAGNO\ MAURIZIO CAMPOSEO\ ANDREA CANALE\
LUCA DE MARCHI\ PETER DALHAYE\ CARLA ERIZZO\
ARCADIO LOBATO\ CATERINA MARGHERITA\
MARISTELLA MARTELLATO\ CLAUDIA MENEGHIN\ WILLY PONTIN\ MANUELA SIMONCELLI\ ANTONIO SIMONCIN\
DARIA TASCA\ PAOLA TURRA\ ROSSANA URBAN\
SANDRO VARAGNOLO\ GIUSEPPE ZANON\ SONIA ZUIN

 
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DaSCa-Mostra Personale di Daniela Scaccia

artisti costruttori di pace
Chiusura 30/10/2020
Un’indagine sulle varie possibilità di forma e materia
Via Angelo Poliziano,36 -00184 Roma mappa
Inaugurazione 30/10/2020
Venerdì 30 Ottobre presso la galleria d’arte Medina Roma “DaSca” di Daniela Scaccia a cura di Annalisa Perriello. La mostra sarà allestita nella sala del civico 36 e dalle 17:30 appuntamento in galleria con l’artista e la curatrice. L’esposizione si inserisce all’interno della RAW -Rome Art Week 2020, seguite l’evento attraverso la piattaforma RAW live.

L’arte di DaSca è un’indagine sulle varie possibilità di forma e materia. Utilizza diversi materiali, per lo più ceramica e bronzo, con cui crea surreali figure che si aggrovigliano nello spazio. Un’arte sempre tesa alla ricerca dell’equilibrio tra parti contrastanti: la materia si alterna in un gioco di superfici tra pieni e vuoti, tra classicismo e anticlassicismo. DaSca usa l’arte come pretesto per sollecitare riflessione ed introspezione, per esplorare nuove forme di convivenza, tra il sé e il sé e tra il sé e l’altro.
Nelle sculture in bronzo esprime valori più intimi, legati alle sue esperienze personali. L’artista utilizza forme antropomorfe, più riconducibili alla figura umana, che esplicitano inequivocabilmente il senso più profondo della sua ricerca: l’uomo e il suo stare nel mondo.
Nei Divertissement , spesso di piccole dimensioni, abbandona ogni riferimento al sociale. Rientrano in una produzione più “leggera”, che nasce dal gusto di sperimentare e giocare con i colori e la materia: emergono così forme complesse e dalle cromie vivaci. Qui DaSca si diverte a sperimentare anche il dripping pollockiano, creando un distacco con l’oggetto scultoreo che sottolinea maggiormente l’aspetto apparentemente ludico del messaggio.

Spesso le opere scaturiscono dal bisogno di dar voce ai propri pensieri, al proprio vissuto, in altre sembra riflettere su problematiche più universali. DaSca vive l’arte come una necessità spirituale o filosofica che muove da temi antichi e “fuori moda” : l’opera deve farci interrogare, deve essere introspezione; farci pensare di nuovo “chi siamo, dove andiamo e cosa vogliamo”.

Mostra personale: DaSca
Artista: Daniela Scaccia
Curatore: Annalisa Perriello
Durata: Venerdì 30 Ottobre
Orari apertura: 10:00-13:00 e 15:00-19:00
Luogo: Medina Roma – Via Angelo Poliziano, 36 – 00184 Roma
Sito Web: https://www.dascasculture.com/
Ingresso Libero

 
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