Vietnam mon amour. Barbara Pellizzari

La mostra personale di Barbara Pellizzari “Vietnam mon amour”, accolta dalla Galleria Francesco Zanuso di Milano presenta, dal 4 al 26 novembre, una selezione di lavori realizzati a lacca tra cui molti inediti, creati dall’artista tra il 2015 e il 2020.

Pervase da un luminoso cromatismo, nelle opere esposte emerge l’influenza di Paesi e culture diversi, legata all’esperienza cosmopolita di Barbara Pellizzari, che ha vissuto per quasi vent’anni nel continente asiatico e tre anni in Vietnam. Questo luogo, particolarmente caro – come si evince dal titolo della mostra – le ha permesso di apprendere e perfezionare la tecnica della laccatura, caratterizzata da una lavorazione complessa e delicata che l’artista esegue magistralmente nelle sue varie fasi.

 

Le Lacche del 2015 si contraddistinguono per la commistione tra forme astratte ed elementi figurativi, sassi dipinti a mano vengono talvolta sovrapposti a sfondi monocromi a ricordare i muri vietnamiti mentre uno stile più astratto emerge nella serie Orizzonti del 2017, che evoca paesaggi marini, cieli e tramonti. Di matrice astratta sono anche le lacche dal titolo Impressione, del 2019, dove il colore è protagonista assoluto; qui le diverse tonalità affiancate tra loro si compenetrano o si esaltano a vicenda e lasciano affiorare segni e tracce degli strati sottostanti.

Tutti i lavori sono accomunati dalla sensazione diffusa di armonia e serenità, che si ritrova anche nelle opere più recenti, inedite, realizzate nel corso del 2020, nelle quali ritorna il legame con la natura, come si osserva nel ciclo Australia dalle tinte brunite, che rimandano alle terre rosse del grande continente o nella delicatezza dei dettagli delle opere a soggetto floreale Fiori e ancora nella quiete del paesaggio alberato in Pianura.

I lavori esposti, tutti realizzati su pannelli di masonite, che talvolta l’artista cosparge con gusci d’uovo, nascono dall’attenta stratificazione di resina pura alternata a una miscela di resina, foglie d’argento o d’oro e pigmenti colorati. In una ricercata e continua operazione di sottrazione e addizione, che caratterizza questa peculiare fase creativa, l’artista lava e scartavetra la superficie facendo riemergere elementi dagli strati sottostanti e aggiunge, nei punti desiderati, nuovo colore, metalli e resina. Interviene infine con l’inserimento di elementi dipinti ad olio; il risultato è una superficie setosa, che invita il visitatore alla scoperta della dimensione tattile dell’opera.

Cenni biografici. Barbara Pellizzari è nata a Torino nel 1963. Diplomata in Conservazione dei Dipinti presso Palazzo Spinelli a Firenze, consolida la sua carriera come restauratrice di capolavori del Rinascimento Italiano a Firenze e, in seguito, lavora nel settore del restauro artistico presso importanti istituzioni internazionali. Parallelamente porta avanti la sua ricerca artistica e, dal 2002, espone le sue opere in diverse collettive e personali, in particolare in Asia; tra queste si ricordano le personali in Cina, dove l’artista risiede dal 1999 al 2012, presso la galleria Interdit Creations a Shanghai e alla galleria Yi Shu 8 a Pechino. Nell’estate del 2012 si trasferisce in Vietnam dove espone a Ho Chi Minh City e ad Hanoi. Nel 2015, prima di trasferirsi a Singapore, conclude la permanenza vietnamita con una retrospettiva alla Eight Gallery di Ho Chi Minh City. Nel 2016 rappresenta lo stand Italiano ad Art Expo Malaysia, a Kuala Lumpur. Tra le sue mostre più recenti ricordiamo nel 2018 la personale alla Galerie Espace Le Marais di Parigi e nel 2019 le esposizioni presso Ponti x l’Arte e Studio Guido delli Ponti a Milano. Dopo un breve soggiorno in Svizzera, a San Gallo, nel 2018, dal 2019 l’artista torna in Italia, nelle campagne vicino a Torino, dove attualmente vive e lavora.

La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall’omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l’Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l’obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale.

Coordinate mostra

Titolo Vietnam mon amour. Barbara Pellizzari

Sede Galleria Francesco Zanuso, Corso di Porta Vigentina 26, Milano

Date 4 – 26 novembre 2020

Inaugurazione mercoledì 4 novembre, ore 16 – 21

Orari lunedì-giovedì ore 15-19 | venerdì mattina e altri orari, visite su appuntamento

Ingresso libero

Info pubblico Tel. +39 335 6379291[email protected]

 

Ufficio Stampa

IBC Irma Bianchi Communication

Tel. +39 02 8940 4694 – mob. +39 334 3015713 – [email protected]

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

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Collezione di vetri veneziani Carla Nasci – Ferruccio Franzoia

Con l’’esposizione della Collezione di vetri veneziani Carla Nasci – Ferruccio Franzoia la Galleria Rizzarda ribadisce la sua naturale vocazione, ponendosi tra i più importanti musei europei di arti decorative del Novecento.
Ai capolavori in ferro battuto di Carlo Rizzarda si aggiungono ora, in un intrigante connubio di forza e fragilità, i preziosi vetri d’autore della Collezione Carla Nasci-Ferruccio Franzoia: 800 pezzi che spaziano dal XVIII secolo alla contemporaneità, con uno speciale focus sulla produzione muranese e, in particolare, sui grandi “creativi” del vetro.
È lo stesso architetto Ferruccio Franzoia a curare l’allestimento permanente della sorprendente raccolta nel suggestivo ultimo piano del palazzo che conserva le opere di Rizzarda. La nuova acquisizione è in perfetta continuità con il nucleo originario della Galleria. Molte creazioni di Rizzarda sono completate da preziosi elementi vitrei di manifatture muranesi. Rarissimi vetri di Carlo Scarpa si trovano inoltre nella sua personale collezione.


Per esporre i manufatti vitrei acquistati con la consorte Carla Nasci in oltre trent’anni di passione collezionistica, Franzoia ha ideato un itinerario “capriccioso”, sulla falsariga delle scelte qualitative e di gusto personale che hanno ispirato la genesi della collezione, lasciandosi guidare da empatia, assonanze, emozioni e ricordi.
La prima sala è dedicata all’esposizione della produzione della ditta costituita nel 1921 da Giacomo Cappellin e Paolo Venini, la Vetri Soffiati Muranesi Cappellin Venini & C. Figura centrale è quella di Vittorio Zecchin, primo direttore artistico della ditta, che con i suoi elegantissimi soffiati trasparenti ispirati al Rinascimento, impresse una svolta determinante nella produzione muranese coeva caratterizzata da un eccesso di ornamentazione. I modelli da lui creati continuarono ad essere prodotti dalle vetrerie nate dallo scioglimento del sodalizio tra Cappellin e Venini.
La produzione della due manifatture, la Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & C. e la Vetri Soffiati Muranesi Venini & C., è documentata nella seconda sala. Qui sono esposti oggetti riferibili alla presenza a Murano di Carlo Scarpa, ideatore di forme e tessuti vitrei innovativi di grande successo, che nel 1926 iniziò con Cappellin una collaborazione durata fino al fallimento della ditta nel 1931. In seguito Carlo Scarpa passò alla Venini dove rimase fino all’interruzione dell’attività per cause belliche nel 1943 e per un breve periodo nel dopoguerra, fino al 1947. Oltre alle opere di Scarpa la sala ospita esemplari della produzione Venini degli anni tra il 1925 e gli anni ’60 e una miscellanea di prodotti di altre ditte attive in laguna e di altri autori significativi che testimoniano l’alta qualità diffusa della produzione muranese. Vi si incontrano Napoleone Martinuzzi, Tomaso Buzzi, Tyra Lundgren, Paolo Venini, Massimo Vignelli, Fulvio Bianconi, Toni Zuccheri, Alfredo Barbini, Archimede Seguso, Flavio Poli, Tapio Wirkkala, Guido Balsamo Stella, Giuseppe Barovier e Guido Bin, pseudonimo di Mario Deluigi. Non mancano contemporanei come i Santillana, Sergio Asti e Luciano Gaspari. Il terzo e ultimo settore è dedicato ai vetri da mensa, beni di consumo destinati ad un utilizzo effimero e pertanto testimonianza particolarmente rara ed interessante. Gran parte dei pezzi in collezione fanno riferimento ai modelli creati da Zecchin negli anni ’20. Sono documentati esempi di vetri veneziani di età precedente, come un insieme di vetri Luigi XVI in cristallo sfaccettato con decorazioni in oro ed una campionatura di bicchieri storicistici con decoro di smalti policromi o incisi a ruota. Sono presenti anche cristalli da tavola di produzione non muranese di gusto Belle Époque e alcuni esempi di cristalleria boema commercializzati a Venezia dalla Compagnia Venezia Murano.

Informazioni e prenotazioni:
Galleria d’arte moderna «Carlo Rizzarda»
tel 0439/885234-242
[email protected]
https://www.visitfeltre.info/

Ufficio Stampa del Comune di Feltre
In collaborazione con
Studio ESSECI

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A PALAZZO REALE “DIVINE E AVANGUARDIE”, 90 CAPOLAVORI DELL’ARTE RUSSA DAL MUSEO DI SAN PIETROBURGO

Galleria fotografica:
Sante e contadine, zarine e artiste. Sono le donne le protagoniste assolute della mostra “Divine e Avanguardie. Le donne nell’arte russa”, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e CMS Cultura, che da domani (e fino al 5 aprile 2021) propone ai visitatori una selezione di 90 opere provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo lungo un percorso allestito nelle sale di Palazzo Reale.


“Palazzo Reale prosegue la collaborazione con i più importanti musei del mondo con una grande mostra che si inserisce a pieno titolo nel palinsesto ‘I Talenti delle Donne’, rappresentando l’universo femminile sia come soggetto delle opere, in grado di raccontare la storia e la vita del popolo russo; sia come autore, portatore di uno sguardo capace di rappresentare la propria contemporaneità, privata e sociale – afferma l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Un percorso originale e affascinante che accompagna il visitatore lungo secoli di storia tagliando epoche e stili molto differenti, grazie a una selezione dei capolavori del Museo di San Pietroburgo scelta direttamente dai curatori del museo”.

L’esposizione, curata da Evgenija Petrova e Josef Kiblitskij del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, intende restituire un’idea dell’arte russa dal XIV al XX secolo, del ruolo fondamentale delle donne in questo Paese, della loro bellezza, del loro contributo alla storia dell’arte e alla modernità, del loro ruolo nella battaglia per l’emancipazione e il riconoscimento dei diritti. Grazie a un ricco corpus di opere, realizzate tramite mezzi espressivi e tecniche molto differenti – dalle sacre icone alla pittura a cavalletto, dalla scultura alla grafica, fino alla raffinata porcellana – il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione della tradizione e della cultura russa attraverso la rappresentazione dell’universo femminile.

La mostra è suddivisa in due parti: la prima, articolata in 7 sezioni, è dedicata allo sguardo degli artisti sulle donne e raccoglie quindi opere in cui le donne sono il soggetto della rappresentazione; mentre la seconda parte, dedicata alle artiste dell’Avanguardia russa, propone lo sguardo delle donne sulla complessa ma vitale realtà che le circonda nei primi tre decenni del Novecento.

Le 7 sezioni sono così articolate: 

“IL CIELO – La Vergine e le sante”: il percorso si apre con antiche e preziose icone della Madre di Cristo, protettrice della Russia, e di alcune sante venerate nel Paese. Nella vita di una famiglia russa tradizionale la religione aveva una grande importanza, infatti le icone non trovavano posto solo nelle chiese ma anche nelle abitazioni, di qualunque livello sociale. Alle icone veniva riservato un posto particolare sulle pareti delle case, spesso chiamato krasnyj ugol (angolo rosso o angolo bello), presente anche oggi in molte case contadine.

“IL TRONO – Zarine di tutte le Russie”: dopo la morte dello zar riformatore Pietro il Grande nel 1725, in Russia ha inizio il periodo del regno “al femminile”. Le zarine occupano il trono russo, governando un Paese sterminato per due lunghi secoli. In questa sezione si trovano i ritratti di sei delle quattordici imperatrici che regnarono dalla fine del XVII secolo al 1917.

“LA TERRA – L’orizzonte delle contadine”: fino al primo Novecento le famiglie contadine formano la maggioranza della popolazione russa. Il racconto della loro vita scorre in mostra dagli inizi dell’Ottocento – a partire da Aleksej Venetsianov, il primo pittore di contadini della storia russa – fino al “supronaturalismo” di Malevič, che negli anni Venti del Novecento ritrae “Le ragazze nel campo”.

“VERSO L’INDIPENDENZA – Donne e società”: questa sezione propone il ritratto di mogli e figli di artisti, insieme a volti di donne importanti per la storia del Paese, come la poetessa Anna Achmatova e Nadežda Dobičina, prima gallerista russa, in seguito caposezione dell’arte sovietica presso il Museo Russo. Altri ritratti rappresentano i lavori delle donne: musicista, operaia, politica. I ritratti seguono l’evoluzione degli stili tra Ottocento e Novecento: realista, impressionista, simbolista, cubista, supronaturalista.

“LA FAMIGLIA – Rituali e convenzioni”: fino all’inizio del Novecento in Russia le donne erano subordinate a rigide norme patriarcali che prevedevano, tra l’altro, la più rigorosa purezza fino al matrimonio. In questa sezione sono presenti alcune opere di denuncia dell’ingiusta e spesso umiliante condizione delle donne. Condizioni che cambiano, nella sostanza e nella rappresentazione, dopo la Rivoluzione del 1917, quando le donne ottengono la parità dei diritti e le lavoratrici si trasformano in eroine.

“MADRI – La dimensione dell’amore”: ad eccezione di una tela – un dipinto di Zinaida Serebrjakova – le opere dedicate alla maternità tra il XIX e il XIX secolo sono tutti lavori di artisti maschi. Oltre all’evoluzione degli stili, le opere rivelano i mutamenti della vita sociale e delle tradizioni russe lungo i due secoli appena trascorsi.

“IL CORPO – Femminilità svelata”: il tema del nudo femminile, un classico dell’arte mondiale, attraversa anche l’arte russa e occupa questa sezione della mostra. A partire dalla metà del XVIII secolo, modelle nude posano per i corsi di disegno e pittura dell’Accademia Imperiale di Belle Arti a Pietroburgo, ma il corpo femminile come soggetto autonomo, degno di essere esposto accanto ai ritratti, ai paesaggi, ai quadri di soggetto mitologico e storico, si afferma in Russia soltanto a cavallo tra il XIX e il ХХ secolo. Solo allora l’emancipazione ha permesso alla società di mostrarlo senza veli. L’evoluzione della rappresentazione del nudo permette di seguire lo sviluppo del concetto di bellezza nelle tendenze e nelle avanguardie della pittura russa.

“LE ARTISTE – Realismo e amazzoni dell’avanguardia”: in questa ultima parte di mostra si trovano le grandi artiste attive nei primi trent’anni del Novecento, le cosiddette “amazzoni dell’avanguardia russa”, come Natalia Goncharova, Ljubov Popova e Aleksandra Ekster e altre ancora. La loro fortuna artistica e critica, come ha spiegato anche Lea Vergine – che curò a Palazzo Reale nel 1980 la mostra “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940” – fu conseguenza dell’approccio “rivoluzionario” della società russa dell’epoca che incentivava lo status professionale delle artiste, così che esse poterono esprimere il loro potenziale creativo con maggiore sostegno e attenzione rispetto alle altre colleghe europee. Il loro talento, tuttavia, fu svelato al pubblico nazionale e internazionale solo a partire dalla metà degli anni Sessanta poiché nel 1932 il regime sovietico impose il divieto di qualunque modalità stilistica diversa dal socialismo realista, condannando così tutti gli artisti delle avanguardie, donne e uomini, a lavorare solo per gli amici, o per se stessi.

La mostra si conclude con la famosa scultura di Vera Mukhina “L’operaio e la kolkoziana”, creata per il padiglione dell’URSS all’Esposizione Internazionale del 1937 a Parigi.
La mostra è stata realizzata grazie al sostegno di VTB Bank, sponsor ufficiale del progetto, Kohro, Grand Hotel et de Milan e Straf Hotel, Alfasigma, Bper e Tenaris Dalmine che hanno voluto sostenere questo progetto espositivo durante la fase di ripartenza del comparto della cultura. 
La mostra rientra nel palinsesto del Comune di Milano-Cultura “I talenti delle donne”. Catalogo Skira.

ORARI DI APERTURA
Lun. chiuso // Mar, mer, ven, sab, dom: 9.30 – 19.30
Gio: 9.30 – 20.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

INFO
www.palazzorealemilano.it
www.divineavanguardie.it  – [email protected]

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Le “Cucine Economiche”, testimoni di una Milano popolare e operaia

di Stefano Pariani
Nel cuore della Milano dei più moderni grattacieli e della movida notturna, esiste (e resiste) un edificio che è testimonianza di una città non solo emblema di sviluppo, ma anche popolare e attenta alle esigenze dei bisognosi. Oggi alle spalle delle storiche “Cucine Economiche” in Viale Monte Grappa svettano il “Bosco verticale”, la torre Unicredit e i modernissimi edifici della riqualificata area ex-Varesine, mentre un tempo lo scenario era costituito dal Naviglio della Martesana, che scorreva a fianco delle cucine, e l’antistante Ponte delle Gabelle, ancora in loco; una sorta di “quadretto romantico” immortalato in molti dipinti e disegni d’epoca, che mostravano un angolo della città appena fuori porta.
 
Nella seconda metà dell’Ottocento Milano stava vivendo il suo momento di espansione industriale e finanziaria, ponendosi sotto questo profilo come città-guida dell’Italia post-unitaria. Parallelamente si sviluppavano i primi movimenti operai e l’attenzione per i disagi sociali legati all’inurbamento: è in questo contesto che sorsero le società di mutuo soccorso e le cooperative sociali. L’edificio delle “Cucine Economiche” venne realizzato nel 1883 dall’architetto Luigi Broggi per volontà dell’”Opera Pia Cucine Economiche” e il risultato, oggi considerato tra i migliori dello stile neo-romanico, è un’architettura parzialmente in mattoni scoperti, che riprendono la tradizione del cotto lombardo, con ornamenti a graffito e coronature in terracotta. Al pian terreno c’erano 160 coperti, la cucina e un forno per il pane, al piano superiore gli uffici amministrativi. I pasti erano distribuiti a prezzi modici ai numerosi operai della zona, ai manovali, ai ferrovieri, e in generale a chi dalle campagne giungeva in città e il menù era composto da minestre, risotti, arrosti e brasati. La mensa era frequentatissima ed era talmente popolare che destò anche l’attenzione di pittori come Attilio Pusterla, che le dedicò un celebre dipinto. “Alle cucine economiche” (1887), conservato alla GAM di Milano, mostra l’interno della mensa con affollatissimi tavoli e una moltitudine di persone, giovani e anziani, indigenti e lavoratori, tutti ritratti nella loro dignità umana nell’atto di mangiare, quasi un’istantanea fotografica e documentaristica. Un’attenzione alle tematiche sociali che non sarebbe passata inosservata alla nascente pittura divisionista.

Negli anni Settanta le “Cucine” chiusero definitivamente e, dopo anni di inattività, gli spazi dell’edificio sono stati rilevati dal comune per attività ricreative e culturali per anziani. Oggi le “Cucine Economiche” meriterebbero una riqualificazione e una maggiore valorizzazione urbanistica per porre all’attenzione di tutti la storia e il ruolo sociale che hanno svolto. A pochissimi passi, al di là della strada, si trova la prima stazione ferroviaria cittadina, la Milano-Monza, in stile neoclassico, da poco restaurata e attualmente sede di un elegante hotel. L’ipotesi di poter rivedere riaperto il Naviglio in questo tratto con gli storici edifici a fare da cornice è senz’altro suggestiva e potrebbe costituire una sorta di museo all’aperto per cittadini nostalgici e una risorsa per il turismo.

 
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Lux in fabula: le lampade raccontano

artisti costruttori di pace
Chiusura 01/11/2020
“Lux in Fabula” è un progetto di trasformazione e rinascita di preziosi scarti inutilizzati. Ritagli di carta e gloriose stoffe, sbucano dalla borsa magica di Antonella Argenti dando vita a paralumi inusuali e sorprendenti per forma e colore.
via degli Zingari, 60 Roma mappa
Inaugurazione 26/10/2020
Rome Art Week 2020
26 ottobre – 1 novembre
LUX IN FABULA
Le lampade raccontano
Progetto di Artcocò Design e Antonella Argenti

Dal 26 ottobre al 1° novembre , per la Rome Art Week 2020, sarà presentato per la prima volta, a via degli zingari 60, nel Rione Monti, il progetto “Lux in Fabula | le lampade raccontano” di Artcocò Design e Antonella Argenti.

“Lux in Fabula” è un progetto di trasformazione e rinascita di preziosi scarti inutilizzati. Ritagli di carta e gloriose stoffe, sbucano dalla borsa magica di Antonella Argenti dando vita a paralumi inusuali e sorprendenti per forma e colore.

Pezzi unici pensati per le lampade Artcocò, a loro volta composte con ossessivo riuso di oggetti vintage, porcellane e metalli recuperati da vecchi lampadari reduci da fastosi tempi. È una rivolta degli oggetti dimenticati, che come in unafavola a lieto fine tornano ad essere protagonisti.
In una luce del tutto nuova.

LABORATORIO ANTONELLA ARGENTI
Le creazioni di Antonella Argenti nascono dall’irresistibile richiamo che alcuni avanzi di tessuto esercitano su di lei.
Vecchi ed esclusivi campionari ormai discontinui, ritagli di carte da parati, patch piccolissimi e inutilizzabili vengono “covati”, ricuciti e sistemati per poi riprendere vita trasformati in pezzi unici e personalizzati: paralumi, cuscini, tappezzerie, borse, pannelli.

ARTCOCO’ DESIGN
Dalle affinità elettive di due Art director, Angela Iacobellis e Grazia Cecconi, nasce Artcocò Design, dedicata a una produzione di lampade realizzate esclusivamente con materiali di recupero.
Oggetti ritrovati, materiali scartati ed elementi rotti costituiscono il dna del progetto.
Il risultato è un design assolutamente innovativo, sorprendente, a tratti ironico e surreale.
Perché tutto si crea, e nulla si distrugge.

Artcococò e stato selezionato nella categoria Talents di Ambiente Messe Frankfurt 2020 nell’ambito di 20 progetti di design rappresentativi di tutto il mondo.

IL POSTO DELLE FAVOLE
Di solito è un castello. In questo caso è un palazzetto del ‘700 di interesse storico, nel cuore del Rione Monti: via degli Zingari, 60.
Durante le ultime 4 edizioni di Open House Roma il laboratorio è stato incluso nella sezione Produzione Creativa aprendo le porte al pubblico. Per l’edizione 2019 di RAW Rome Art Week ha ospitato la mostra “Scampoli di grazia” dell’artista Juanni Wang curata da Oriana Picciolini.

Rome Art Week 2020
Lux in fabula | le lampade raccontano
di Artcocò Design e Antonella Argenti
24 ottobre – 1 novembre
mar / dom 17.30 – 20.30

Laboratorio Antonella Argenti
V. degli zingari, 60 -00184

www.artcocodesign.com
www.orianapicciolini.it
[email protected]

 
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“FANTACINEMA” Mostra del Cinema Fantastico al Porto Antico di Genova

Il Porto Antico di Genova apre le porte fin da ora e per tutto il 2021 a “FANTACINEMA” la mostra sul cinema fantastico, con l’obiettivo di istituire il primo museo con proiezioni, scenografie, statue, cimeli, articoli originali e poster che raccontano con una narrazione inedita, come è nato e come si è sviluppato il cinema della fantasia.
La mostra è allestita all’interno di un grande e modernissimo open space con una superficie di circa 600 mq dove è possibile fantasticare fra ricche e preziose collezioni, popolato da androni e paratie che formano salette e corridoi onirici circondati da teche che rendono omaggio alle più grandi saghe fantastiche girate ad oggi, tra cui Star Wars, Harry Potter, Il Signore degli Anelli. Il tutto presso la prestigiosa sede del Modulo1 dei Magazzini del Cotone. FANTACINEMA è una mostra-museo immersiva, unica e inimitabile nel suo genere.


Spicca fra i vari oggetti cult la nota DeLoreal, “la macchina del tempo” originale usata da Zemeckis nel film “RITORNO AL FUTURO”; i costumi originali da “ALIEN” e “GUERRE STELLARI”; le magnifiche lanterne magiche a vetrini; la mostra dedicata a Harry Potter; il duello alla spada fra i guerrieri medieval-fantasy di Game of Kings ascoltare le colonne sonore eseguite dai maestri Bonafini e Patane’.

Sono molte le esposizioni che con l’ausilio di miniature e oggettistica rara rendono merito ai film iconici che hanno caratterizzato la produzione filmica mondiale e di quelli rimasti più di nicchia, sicuramente non meno importanti. Il piccolo cinema presente all’interno della Mostra racconta nel dettaglio la nascita degli strumenti di ripresa per come li conosciamo oggi, condividendo un documentario didattico apprezzabile da tutti. Il banco multimediale, dove consultare l’archivio cinematografico del museo suddiviso per decenni, pone il punto esclamativo sulla visita.

Il museo
FANTACINEMA è gestito dall’associazione Frammenti di stelle, l’allestimento è stato curato dal Comune di Genova per mano di Maurizio Gregorini, cultural manager della città e a titolo gratuito dallo studio d’architettura Fazio. FantaCinema è un’idea di Cine Ciak, collezione cinematografica senza tempo che a Genova è riuscita a portare, per la prima volta nella storia della Superba, una mostra sul cinema.

  • Al suo interno trovano posto tre importanti collezioni:
  • Pittaluga: lanterne magiche, vetrini da proiezione e primi strumenti di ripresa e proiezione
  • Griffith: filmati rari originali su pellicola o trasferiti su supporto informatico da originale, strumenti tecnici del passato

Giambelluca: oggettistica, sculture in vetroresina costumi originali da film, manifesti, foto di scena

L’esposizione nel dettaglio
La prima sezione
– grazie alla collezione della Cineteca D.W.Griffith e alla Collezione intitolata a Stefano Pittaluga – descrive la nascita della Settima Arte attraverso l’esposizione delle Lanterne Magiche, vetrini colorati per lanterne e camere ottiche come il Kinetoscopio Edison.
L’Installazione video a quattro canali racconta la storia della nascita del cinema attraverso documentari e suggestivi film in bianco e nero.
L’oggettistica in questione collocata in apposite vetrine dotate di descrizione precisa e dettagliata (anche in lingua inglese) il racconto storico. In altra zona è allestita una saletta cinematografica che proietta il famoso cortometraggio dei fratelli Lumiere “L’arrivo di un treno alla stazione di Ciotat” e altri filmati del primo cinema. La sezione della tecnologia cinematografica, contiene strumenti relativi alla ripresa all’edizione e alla proiezione.
La seconda sezione è dedicata all’entertainment, ai film che hanno fatto sognare intere generazioni (collezione Giambelluca).
Da Guerre Stellari( busti, statue grandezza naturale) Dart Fener (il costume originale firmato da uno dei  quattro attori che lo hanno interpretato) passando per Harry Potter fino ai famosi eroi della Marvel e i grandi Classici Horror. Tutta la collezione de Il Signore degli Anelli con la dominante figura della statua di Gollum. Busti che rappresentano i film più famosi dal Padrino a Nosferatu. Statue con scenografie a rappresentare i film più famosi da I Pirati dei Caraibi a King Kong. Batman con il suo più temibile nemico il Joker, incorniciati dallo sfondo magico di Gotham City. Posters e foto originali dei film del cinema muto ai più recenti.
Periodicamente saranno allestite mostre tematiche nella sala incontri da 40 posti a sedere.

Orari per visitare la mostra FantaCinema: tutti i giorni (compresi i festivi) dalle ore 10 alle 22. Biglietti: adulti 5 euro, bambini fino a 12 anni gratis, ragazzi da 12 a 15 anni: 3 euro; per i gruppi di minimo 15 persone si raccomanda la prenotazione (telefono: 339 4637510 – 393 6031430 – 328 6954815).
http://www.museointernazionaledelcinema.it/

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RECITAL TEATRALE SU VAN GOGH DALLE SALE DELLA MOSTRA DI PADOVA

30 OTTOBRE IN DIRETTA ALLE 21 MARCO GOLDIN E REMO ANZOVINO IL RECITAL TEATRALE SU VAN GOGH
DALLE SALE DELLA MOSTRA DI PADOVA
Per accedere alla diretta clicca qui:
www.lineadombra.it; https://www.facebook.com/lineadombrarte

“Non è per il momento consentito andare a teatro? Desidero allora regalare al pubblico una serata davvero speciale e sicuramente unica, proprio in questo momento in cui i teatri sono chiusi. Una serata per tutti e gratuita”, così Marco Goldin annuncia il recital teatrale su Van Gogh che sarà trasmesso in diretta venerdì 30 ottobre alle ore 21, sulla pagina Facebook e sul sito di Linea d’ombra.
Una serata unica, perché unico al mondo è il palcoscenico in cui il pubblico sarà immerso: non un teatro ma le sale della grande mostra “Van Gogh. I colori della vita” (www.lineadombra.it, prenotazioni 0422 429999), allestita al San Gaetano di Padova.
Con tre protagonisti d’eccezione: Vincent van Gogh, Marco Goldin e Remo Anzovino. A essere impegnato nel riprendere la serata sarà un vero e proprio studio di registrazione televisivo, affidato a Videomedia, con diverse telecamere e una regia mobile predisposta accanto al Centro San Gaetano.
Marco Goldin racconterà la vita e l’opera di Van Gogh in mezzo alle tele e i disegni dell’artista olandese, partendo da alcune letture tratte dal suo recentissimo libro “Van Gogh. L’autobiografia mai scritta” edito da La nave di Teseo. Letture che naturalmente comprendono anche alcuni brani famosi delle lettere di Vincent al fratello Theo.
Ad accompagnare Marco Goldin sarà Remo Anzovino, uno dei compositori e pianisti più celebri sulla scena nazionale, le cui musiche hanno costituito la colonna sonora di film recenti dedicati ad artisti quali Gauguin, Monet e lo stesso van Gogh. Il binomio lavorativo tra Goldin e Anzovino si è saldato soprattutto nel corso di una fortunata tournée teatrale che tra 2018 e 2019 ha toccato una trentina di città italiane.
Il loro modo molto naturale di stare sul palcoscenico prevede un’interazione continua tra parola e musica, secondo un equilibrio frutto di una collaudata sensibilità comune. La cosa stupefacente e unica di questa occasione di spettacolo sarà che al posto delle usuali proiezioni da teatro Marco Goldin potrà raccontare la vita e la pittura di Van Gogh in mezzo alle opere autentiche. E ancor di più potendolo fare con la qualità delle immagini in alta definizione riprese dalle tante telecamere in uso quella sera nelle varie sale. Ovviamente il set con il pianoforte resterà fisso al centro della mostra, lì dove Marco Goldin e Remo Anzovino dialogheranno tra racconti, letture ed esecuzioni al pianoforte.
Sarà un’ora e mezza di spettacolo tra racconti, lettere, musica e immagini. Per riabbracciare la parte più autentica di ognuno di noi.

Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente Roberta Barbaro: [email protected]

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THE LAST SUPPER RECALL

Galleria Credito Valtellinese, Refettorio delle Stelline

Milano, Corso Magenta 59 Una mostra presentata da Flavio Caroli a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio

31 OTTOBRE – 3 DICEMBRE 2020

 La Galleria del Credito ValtellineseRefettorio delle Stelline affonda le radici nel passato antico della città di Milano, ricollegando l’opera di Leonardo da Vinci a grandi nomi dell’arte contemporanea, come Warhol, Spoerri e a iniziative di importanti storici dell’arte.

Un collegamento istituzionale che si rinnova oggi anche grazie all’accordo di valorizzazione fra la Direzione regionale Musei Lombardia, istituto che coordina e gestisce 12 musei statali sul territorio lombardo, fra cui il Museo del Cenacolo Vinciano e Creval, e prevede azioni di rete sul territorio, come la promozione congiunta dell’attuale evento e l’organizzazione di itinerari e circuiti di visita.

L’esposizione, presentata dal celebre storico dell’arte Flavio Caroli curata da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, è accessibile dal 31 ottobre al 3 dicembre e si sofferma sul tema dell’Ultima Cena con opere iconiche legate alla Pop Art accostate a quelle di artisti contemporanei, oltre a una sezione dedicata a proiezioni, filmati e a un nutrito corpus documentario.

Risalta l’accostamento storico fra il tema dell’Ultima Cena e la Galleria Creval, dove nel 1987 si tenne la mostra site-specific Andy Warhol. Il Cenacolo, che vedeva l’artista americano, protagonista assoluto della Pop-Art, fare una dichiarazione d’amore e allo stesso tempo uno “sfregio” verso il capolavoro leonardesco, moltiplicato e trasfigurato in cromatismi industriali, camouflage e passaggi serigrafici dal marcato tono industriale.

L’omonima opera di Warhol The Last Supper, un metro per un metro, caratterizzato dalla ripetizione bipartita dell’Ultima Cena virata in magenta e nero, entrato in collezione Creval dopo l’evento dell’87, pochi mesi prima della scomparsa, è l’elemento focale della mostra, che si snoda nell’esposizione dei lavori di grande formato di Daniel Spoerri, Bruno Bordoli, Filippo Avalle, Elia Festa.

L’attuale mostra trae forza anche dal progetto realizzato da Philippe Daverio nel 2007 per la Galleria Creval, in cui per la prima volta si soffermò sul tema iconografico dell’Ultima Cena, con un interessante innesto dedicato alla figura del mercante e gallerista greco Alexandre Iolas, che fu anche il primo direttore artistico dello spazio milanese.

In mostra spicca il lavoro di Daniel Spoerri, importante esponente del Nuoveau Realisme, rappresentato da una biforcazione creativa che vede, da un lato l’olio su tavola La Céne del 1988: un piccolo oggetto dipinto su legno convesso, con raffigurazioni naif e applicazioni a collage – pentole, piatti, bicchieri – prese in prestito dai giochi delle bambole e dall’altro due opere che fanno parte della sezione proiettiva.

Dell’artista comasco Bruno Bordoli è proposto Cenacolo, un olio e acrilico su tela grezza del 2007 (cm 194×252), oltre a due schizzi che hanno dato il via al lavoro dell’artista; quest’opera di grande formato dialoga con l’intera installazione ambientale, dove sono inoltre presenti l’Ultima Cena del 2007 di Filippo Avalle, che si caratterizza per la sua composizione stratigrafica in metacrilato di sorprendente magnetismo prospettico ad effetto ologramma. Il lavoro è accompagnato dal disegno preparatorio su carta dal titolo Ultima Cena: inizio di un viaggio infinito nel cervello-mente, realizzato nello stesso anno.

Elia Festa invece indirizza il suo percorso di reinterpretazione di The Last Supper concentrando il commento iconografico sul binomio Cristo/Luce, da cui scaturisce la sua personale visione del fenomeno rappresentato in questo capolavoro vinciano. La sua opera su tela di cm 140×280 si staglia su un fondo nero, dal quale emergono, sotto forma di filamenti brulicanti e sovrapposti, i tratti riconoscibili dell’affresco leonardesco; sono inoltre esposti numerosi lavori preparatori.

La ricca sezione adibita alle proiezioni, che occupa l’esatta metà della Galleria, è un vero e proprio “doppio” della mostra, che comprende due proiezioni delle opere di Daniel Spoerri: le tredici Tavole in marmo statuario con le Ultime cene di personaggi illustri, da Cristo a Oetzi, da Goethe a Freud, situate in permanenza a Sondrio presso il Grand Hotel della Posta e la proiezione virtuale di una sua ‘prova d’autore’ che consiste nella ricostruzione plastica delle suppellettili e delle vivande dell’Ultima cena leonardesca.

Si ammira l’importante rassegna cinematografica in pellicola 16mm dei film di Andy Warhol, fra cui “Kiss”, “Haircut#1”, “Eat”, “Restaurant (aka l’Avventura)”, “Soapopera”, “Salvador Dalì”, in prestito dal dipartimento di audiovisivi delMoMA di New Yorke curata da Cineteca Milano. Sono stati scelti i film realizzati da Warhol dal 1963, anno in cui l’artista decide di cimentarsi nell’arte cinematografica con la sua prima cinepresa Bolex 16mm, fino al 1966. I film di questo primo periodo si possono definire minimali, sono infatti girati a inquadratura fissa, raccontano storie e stralci di vita incentrati sulla sua celebre Factory, situata al quinto piano del 231 East 47th Street, composta da pittori, musicisti, attori improvvisati e scapestrati con il sogno di diventare stelle del firmamento hollywoodiano. La tecnica utilizzata da Warhol è semplice ed elementare, film muti o con suoni minimi in presa diretta, utilizzo esclusivo del bianco e nero, montaggio basilare e drastico, spesso orientato a infrangere le regole dell’unità di azione e contenuto del linguaggio cinematografico. Anche nell’utilizzo abituale del piano-sequenza Warhol suscita nello spettatore una sensazione di snervante attesa davanti a sequenze colme di immobilità e di perdita del concetto di tempo.

Di particolare interesse sono il corpus documentario e i materiali di repertorio conservati negli archivi del Creval parallelamente alla produzione delle mostre, tenutesi in più di trent’anni nelle Gallerie di Milano, Sondrio, Acireale e Fano. Si tratta una serie di cataloghi commissionati dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, fra cui si annoverano importanti testimonianze come la ristampa anastatica dell’albo “Il Cenacolo” edito da Mondadori con la Galleria Philippe Daverio, per la cura di Alexandre Iolas; l’opera di Damien Hirst “The Last Supper® Damienhirst” del 2000, in serie di 13 screenprints da 152,5×101,5 cm tirata in 150 stampe offset per The British Council e presentata in esclusiva al Refettorio delle Stelline all’inizio del millennio; il ciclo pittorico di Marthial Raysse dal titolo “Hereux Rivages”, raccolto in 13 riproduzioni offset contrassegnate con numeri romani, dedicato all’installazione specifica di una grande opera su tela esposta nel 2007-2008 nell’abside settentrionale di Santa Maria delle Grazie; i fascicoli monografici dedicati alle opere di Antonio Recalcati “L’ombra della Croce”, 2007; Daniel Spoerri “Ultima Cena”, 2007 e Velasco Vitali “Ultima Cena”, 2007; il reprint del catalogo della mostra di Hermann Nitsch “L’Ultima Cena” tenutasi alle Stelline e al Centre Culturel Français de Milan nell’anno 2000; la ristampa del progetto fotografico di Dominique Laugè e Valeria Manzi dal titolo “Voies d’Hommes”, 2007; una selezione di numeri del magazineAndy Warhol’s Interview” contrassegnati da un timbro a tampone – anch’esso presente in mostra – emesso dalla Galerie Alexandre Iolas in occasione della vernice milanese di Warhol del 1987.

L’inaugurazione della storica mostra Andy Warhol. Il Cenacolo del 1987 e il suo allestimento sono ricordati attraverso una serie di vintage prints di Maria Mulas con ritratti di Warhol e di persone a lui vicine.

La rassegna dei documenti, degli oggetti e dei memorabilia collezionati attorno all’icona leonardesca – e al suo recall warohliano – culmina con l’esposizione del poster della mostra “Andy Warhol. Il Cenacolo” e del suo bozzetto a mano libera, elaborato dall’artista e grafico greco Petros su incarico di Iolas e del Credito Valtellinese nel 1986.

A sottolineare il legame con il Museo del Cenacolo è anche l’accordo di valorizzazione tra Creval, Direzione regionale Musei Lombardia e Museo del Cenacolo Vinciano. Come ribadisce Emanuela Daffra, a capo della Direzione regionale Musei della Lombardia, “in questo momento così complesso e sfidante sia più che mai importante costruire azioni comuni con altri musei pubblici e privati, compartecipare politiche e programmi di intervento, definire strategie di promozione condivise che diano mutua risonanza ai progetti culturali. Fare crescere, in una parola, il sistema museale Lombardo. In questo senso, il lavoro comune con il Gruppo Credito Valtellinese è una apertura sul futuro, ed è, insieme, testimonianza della perdurante fecondità dell’opera leonardesca nella storia delle arti visive”. Fecondità che è sottolineata anche da Padre Guido Bandinelli, priore dei Padri Domenicani di Santa Maria delle Grazie, che ricorda come l’Ultima Cena di Leonardo eserciti ancora tale fascino, perché non tanto o non soltanto capolavoro religioso di arte sacra, ma opera universale, in grado di parlare ai soggetti più disparati, alle culture più lontane, all’uomo di ogni estrazione ed età”.

La mostra è prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese con la collaborazione del Museo del Cenacolo Vinciano, della Fondazione Daniel Spoerri, di Cineteca Milano e Centro Culturale “Alle Grazie”.

CALENDARIO PROIEZIONI FILM DI ANDY WARHOL – ore 17.30

Martedì 17 novembre – KISS

Andy Warhol, USA, 1963, 54’, 16mm, muto. Int.: Rufus Collins, Johnny Dodd.
Primo film girato da Andy Warhol. Diverse coppie – donna e uomo, donna e donna, uomo e uomo – si baciano per tre minuti e mezzo ciascuno.

Giovedì 19 novembre – HAIRCUT #1

Andy Warhol, USA, 1963, 24’, 16mm, muto. Int.: John Daley, Fred Herko.
Film sperimentale realizzato alla celebre Factory, situata all’epoca al 231 della East 47th Street, a Manhattan, New York, al centro delle riprese un taglio di capelli.

Sabato 21 novembre – EAT

Andy Warhol, USA, 1963, 28’, 16mm, muto. Int.: Robert Indiana.
Il film sperimentale ritrae l’esponente della pop art Robert Indiana impegnato nell’atto di mangiare per l’intera durata del film. 

Martedì 24 novembre – SOAP OPERA

Andy Warhol, USA, 1965, 34’, 16mm. Int.: Edie Sedgwick, Ondine, Bibbe Hansen.
Un gruppo di artisti, modelle e attori cena al ristorante L’Avventura di New York dialogando su viaggi passati e futuri.

Giovedì 26 novembre – RESTAURANT

Andy Warhol, USA, 1964, 46’, 16mm. Int.: Baby Jane Holzer and Sam Green
Immagini silenziose di vita domestica si alternano a pubblicità televisive ad alto volume. Esempio chiave della sperimentazione radicale dell’artista e dello smantellamento della televisione sia come mezzo tecnologico che come apparato affettivo.

Sabato 28 novembre – SALVADOR DALÌ

Andy Warhol, USA, 1966, 22’, muto, 16mm. Int.: Salvador Dalì.
Documentario che Warhol dedica al pittore surrealista Salvador Dalì, frequentatore occasionale della Factory di Andy Warhol.

Il programma di proiezione dei film di Andy Warhol è consultabile sul sito:

www.creval.it/fondazione/galleria-virtuale

COORDINATE MOSTRA

Titolo THE LAST SUPPER RECALL

Presentata da Flavio Caroli

A cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio

Sede Galleria Credito Valtellinese, Palazzo delle Stelline – Refettorio delle Stelline

Milano, Corso Magenta 59

Date 31 ottobre – 3 dicembre 2020

Orari

martedì su prenotazione ore 10 – 12

mercoledì – venerdì ore 14 – 19

sabato ore 9 – 19

Chiuso domenica e lunedì

Film Warhol – obbligo prenotazione [email protected]

INGRESSO GRATUITO

 

INFO pubblico e prenotazioni

Le Macchine Celibi [email protected]

Galleria Credito Valtellinese [email protected]www.creval.it

Media Relations [email protected]

 

 

Tel. +39 02 8940 4694 – mob. +39 334 3015713 – [email protected]

testi e immagini scaricabili da www.irmabianchi.it

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Successo per la conferenza di Salvo Nugnes con Alberoni, Sagnelli, Grifoni e Urbani a Spoleto Arte

Sabato 24 ottobre nella splendida cornice di Terrazza Frau (via del Seminario 8), a pochi passi dal Duomo di Spoleto, nell’ambito della mostra internazionale Spoleto Arte, si è tenuto un interessante incontro con l’organizzatore Salvo Nugnes, curatore di mostre e grandi eventi, in dialogo con la curatrice d’arte Flavia Sagneli, Caterina Grifoni, presidente FIDAPA e l’assessore alla Cultura del Comune di Spoleto, già senatrice, Ada Urbani. Alla conferenza è intervenuto anche il grande sociologo Francesco Alberoni in collegamento telefonico.

 I protagonisti di questa splendida iniziativa hanno portato le loro testimonianze di esperti del settore, raccontando

cos’è oggi il sistema dell’arte e quanta importanza rivesta la comunicazione all’interno di esso. Particolare rilievo è stato dato alla tematica dell’arteterapia, ovvero a come l’arte possa essere una vera e propria cura per le difficoltà della vita. Questa importante questione sarà al centro del workshop Migliora la tua vita con l’arte, a cura di Salvo Nugnes, che si terrà presso la storica sede della Milano Art Gallery nei primi mesi del 2021 e ospiterà grandi personalità del mondo della cultura e dell’arte.

“E’ incredibile come ciascuno di noi, quando osserva un’opera d’arte, provi sensazioni differenti e peculiari. Nel quadro, nella scultura, nel brano musicale, ogni osservatore trova la sua personale medicina. Tutto questo ha davvero qualcosa di magico.”, queste le bellissime parole di Flavia Sagnelli, esperta d’arte e nota curatrice, sulle infinite potenzialità curative dell’opera d’arte.

 Il video dell’incontro è disponibile sulla pagina Facebook di Spoleto Arte.

La mostra Spoleto Arte rimarrà aperta presso Terrazza Frau, a Spoleto, fino al 1° novembre, a ingresso libero, dalle 10 alle 18.30.

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Guido Irosa con la sua opera, “Infinita ascesa”

Fino al 27 ottobre 2020 al Centro Espositivo San Vidal Venezia

www.guidoirosa.it

L’artista Guido Irosa con la sua opera, “Infinita ascesa” mette in rilievo l’utopia del genere umano nella ricerca costante sulla “libertà”.

Una scala, visione surreale, sospesa nel vuoto indefinito, uomini e donne che si affannano sulla salita e discesa, consapevole dell’inutilità di tale fatica,
gravata dal pesante fardello; illudendosi nella speranza che un senso a tutto ciò, dovrà pur esserci.

Gasori