La bellezza per la bontà – L’arte aiuta la vita

artisti costruttori di pace
Chiusura 15/02/2020
Lunedì 2 novembre 2020 dalle ore 17 si apre alla Sala Xenia (ex Sala Giubileo, Riva 3 Novembre, 9) della Comunità Greco-Orientale di Trieste la 21° edizione della mostra La bellezza per la bontà, l’arte aiuta la vita, organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore
Riva 3 Novembre, 9 – 34121 Trieste mappa
Inaugurazione 02/11/2020
XXI edizione della mostra di pittura La bellezza per la bontà – L’arte aiuta la vita

Lunedì 2 novembre 2020 dalle ore 17 si apre alla Sala Xenia (ex Sala Giubileo, Riva 3 Novembre, 9) della Comunità Greco-Orientale di Trieste la 21° edizione della mostra La bellezza per la bontà, l’arte aiuta la vita, organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, che sarà introdotta dalla presidente Etta Carignani e dalla curatrice Marianna Accerboni. Alla rassegna, visitabile fino al 15 novembre e accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 26 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. L’esposizione è a ingresso libero e si svolgerà nel rispetto della normativa Covid-19 (orario 10 – 17/ info 335 6750946). Successivamente la presentazione sarà disponibile sul sito del Premio (www.premiobonta.it).

Espongono Alda Baglioni, Paolo Barducci, Donatella Bartoli, Nadia Bencic, Diana Bosnjak Monai, Valerie Bregaint, Alessandro Calligaris, Giorgio Cappel, Luisia Comelli, Nora Carella, Elsa Delise, Fulvio Dot, Carla Fiocchi, Carolina Franza, Holly Furlanis, Nadia Moncheri, François Piers, Marta Potenzieri Reale, Svyatoslav Ryabkin, Carlo Sini, Giancarlo Stacul, Erika Stocker Micheli, Valentina Verani, Mery Zanolla, Livio Zoppolato, Serena Zors.

Bontà e bellezza – scrive Accerboni – s’intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l’altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna ha il pregio di riassumere attraverso una serie di opere realizzate secondo tecniche diverse – dalla pittura a olio all’acrilico, alla tecnica mista, alla tempera, dall’acquarello all’incisione, all’assemblage combine painting – un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all’estero.

La Onlus è un’iniziativa spontanea nata per istituzionalizzare e non interrompere gli atti di bontà che Hazel Marie Cole elargiva in tutta autonomia nel corso della sua vita. Ingegnere aereonautico, nata a Southampton (Inghilterra), ha operato principalmente in Gran Bretagna, USA, Canada e in Italia (Milano, Roma e Trieste). L’attività del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole si svolge su tre linee d’intervento: la prima premia atti di bontà compiuti da ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado, la seconda concede aiuti economici (pocket money) ai ragazzi provenienti da paesi poveri, vincitori della borsa di studio per il Collegio del Mondo Unito di Duino, la terza, dispone riconoscimenti economici a chi aiuta persone non autosufficienti. Finora sono stati assegnati 392 premi afferenti alle tre linee su tutto il territorio nazionale.

Approfondimento
Bontà e bellezza s’intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l’altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest’anno alla ventunesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 26 artisti, realizzate secondo tecniche diverse – dalla pittura a olio all’acrilico, alla tecnica mista, alla tempera, dall’acquarello all’incisione, all’assemblage combine painting – un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all’estero.
Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un’interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale.
Al primo gruppo appartengono la fantastica, magica creatività di Serena Zors, che attinge al mondo dei sogni e dell’inconscio la propria personalissima pittura, nata dall’esigenza di una fuga dal reale in favore di un immaginario salvifico, e l’universo surreale di Paolo Barducci, che trae dalla memoria una fresca e convincente linfa creativa, arricchendola di elementi luminosi che aggiungono alla sua arte un tocco di divertissement. Con la consueta classe Fulvio Dot immagina e rappresenta con felice sintesi ed eleganza il concetto non ottimista di “Distopia”, che, da valente architetto artista, sa opportunamente rappresentare e identificare in un palazzo. Al sogno fanno capo anche l’apprezzabile tratto pittorico del pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, autore di una poetica rappresentazione fantastica, che trae metaforica ispirazione dal mondo naturale, e l’artista austriaca Erika Stocker Micheli. Attiva ormai da decenni a Trieste con una pittura d’avanguardia che coniuga spesso, sapientemente, arte e medicina, presenta in quest’occasione un acrilico intriso di interessanti significati simbolici. Onirico e di grande e consona eleganza interpretativa è poi l’acquerello della goriziana Meri Zanolla dedicato a Circe. Diana Bosnjak Monai, originaria di Sarajevo, libera il proprio inconscio dai fantasmi del passato attraverso una pittura molto efficace e intensa sotto il profilo cromatico e segnico.
La pittrice francese Valérie Brégaint propone invece con sensibilità concettuale elementi simbolici e allusivi all’immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo. Il sentiero espressionista viene percorso con originale e apprezzabilissima cadenza in un assemblage combine painting (uso del colore mixato a oggetti d’uso come la fotografia) da Alda Baglioni, architetto milanese attiva a Trento, che propone un’immagine del passato felicemente attratta in un raffinato vortice vitale, in cui il concetto di kínēsis (movimento) si sposa felicemente con la sua passione per il cinema. Prosegue lungo il sentiero espressionista il pittore triestino Alessandro Calligaris, che interpreta con libero slancio vitale il concetto di paesaggio, implementandolo attraverso un intervento materico che dona ulteriore profondità e respiro all’opera. La medesima libertà espressiva s’incontra nel rapido e brillante ricordo di viaggio di Nadia Bencic. Al paesaggio sono dedicati anche l’olio di delicata stesura del milanese Carlo Sini, la poetica tecnica mista densa di soffuse atmosfere del pittore di origine istriana Livio Zoppolato e la raffinata stesura ad acquerello di un paesaggio nordico, composta con istintiva maestria dal pittore belga Francois Piers, che sa rappresentarlo attraverso delicate sfumature cromatiche e che ha al suo attivo la partecipazione a prestigiosi eventi di livello internazionale. Al linguaggio espressionista figurativo si riferiscono, attraverso un’intensa valenza cromatica e un segno incisivo, i luminosi dipinti di Luisa Comelli Luis e di Donatella Bartoli. Il paesaggio è ancora presente nel minimalismo figurativo di Giorgio Cappel, nella brillante e nel contempo poetica rappresentazione della Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli della monfalconese Carla Fiocchi e nell’originalissimo assemblaggio volumetrico realizzato a tecnica mista da Elsa Delise.
La natura morta trova una rappresentazione molto alta nell’acrilico di Marta Potenzieri Reale e il tema sacro nell’elegantissima icona contemporanea di Carolina Franza. Nora Carella, la maestra del ritratto, è presente con un dipinto espressionista di grande forza, Holly Furlanis con una vivace scena d’ispirazione campestre, Valentina Veranì, erede del maestro Milko Bambic, con un brillante collage dedicato al calcio. Giancarlo Stacul propone un’opera di grande, ironica finezza concettuale e – last but not least – Nadja Moncheri presenta un acrilico dedicato, ispirato, attraverso una felice sintesi cromatica e segnica, alla natura.

DOVE / QUANDO / ORARIO:
Sede della Comunità Greco-Orientale di Trieste – Riva 3 Novembre, 9 – 34121 Trieste
2 – 15 novembre 2020 / orario tutti i giorni ore 10 – 17
CATALOGO: sì
A CURA DI: Marianna Accerboni

Con cortese preghiera di pubblicazione / diffusione

 
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Spoleto Arte: Salvo Nugnes e Maria Rita Parsi per il potere curativo dell’arte

Sabato 31 ottobre, a coronamento della mostra internazionale Spoleto Arte, conclusasi domenica 1 novembre, nella splendida cornice di Terrazza Frau, a pochi passi dal Duomo di Spoleto, si è tenuto un incontro con l’organizzatore Salvo Nugnes, curatore di mostre e grandi eventi, in dialogo con la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la curatrice d’arte Flavia Sagneli, Caterina Grifoni, presidente FIDAPA sezione Spoleto e l’assessore alla Cultura del Comune di Spoleto, già senatrice, Ada Urbani.

 

Gli interventi hanno affrontato il tema dell’arteterapia, ovvero dell’importanza dell’arte nei momenti difficili della vita. Dalle bellissime parole della dottoressa Parsi è emersa l’estrema utilità della cultura e dell’arte come meccanismo di difesa, vero e proprio antidoto, contro la paura che tutti noi sentiamo in situazioni come quella che stiamo vivendo oggi. In un momento in cui tutto sembra incerto e spaventoso, la consapevolezza che la bellezza non morirà mai è un conforto per ciascuno di noi.

Questa importante questione sarà uno dei principali argomenti del workshop Migliora la tua vita con l’arte, a cura di Salvo Nugnes, che si terrà nei primi mesi del 2021 e ospiterà grandi personalità del mondo della cultura e dell’arte.

 Il video dell’incontro è disponibile sulla pagina Facebook di Spoleto Arte.

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Campidoglio, i nuovi appuntamenti di ROMARAMA, l’arte che muove la città

Da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre: Quadriennale d’arte, performance a Palazzo Altemps, live painting e scienza per ragazzi al Parco dei Romanisti.

Info: www.romarama.it – telefono 060608

I 43 artisti della Quadriennale d’Arte a Palazzo delle Esposizioni e la performance studiata per i suggestivi spazi di Palazzo Altemps sono alcune delle novità del weekend a cavallo tra ottobre e novembre di Romarama, il programma promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale. Un fine settimana che vede alcuni degli appuntamenti spostarsi su piattaforme on line, come l’incontro con Alessandro Melis per il Museo delle Periferie; mentre Romaeuropa conferma l’appuntamento in streaming con Table Top Shakespeare, una serie di divertenti rappresentazioni teatrali realizzate con banali oggetti quotidiani in un tavolo di un metro quadrato. Oltre le diverse mostre in corso nei musei della Capitale, molti anche gli appuntamenti dedicati ai più giovani, come quello con il live painting della street artist Tiziana Rinaldi Giacometti.

 

È il primo weekend per visitare a Palazzo delle Esposizioni l’attesa Quadriennale d’arte 2020, a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, con ingresso gratuito grazie al contributo di Gucci, main partner della manifestazione. La grande mostra, dal titolo Fuori, intende restituire un’immagine inedita dell’arte contemporanea italiana proponendo un percorso intergenerazionale e multidisciplinare innovativo. Indagando le relazioni che intercorrono tra le arti visive, la danza, la musica, il teatro, la cinematografia, la moda, l’architettura e il design, i curatori hanno selezionato 43 artisti presentati attraverso sale monografiche, riallestimenti di lavori già esistenti o nuovi progetti, con l’intento di delineare un percorso alternativo nella lettura dell’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi.

Sabato 31 la splendida architettura e le suggestive sale di Palazzo Altemps diventano cornice ed elemento di interazione per la performance gratuita My heart is a poised cithara (Il mio cuore è una cetra sospesa) del duo tedesco PRINZ GHOLAM, in cui Wolfgang Prinz e Michel Gholam attingono ai contesti storici e contemporanei della sede del Museo Nazionale Romano. La performance – che rientra nella programmazione del festival Hidden Histories ed è ideata in collaborazione con l’Accademia Tedesca di Roma Villa Massimo – prevede tre repliche: alle ore 19,45; 20,15 e 20,45 (ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti, info e prenotazioni al numero 3402359503).

William Shakespeare – in streaming e come non lo avete mai visto – è quanto propone Romaeuropa Festival sabato 31 con Julius Caesar e domenica 1 con Antony and Cleopatra (ore 21). È Table Top Shakespeare, la performance del collettivo inglese Forced Entertainment in cui le opere teatrali del grande drammaturgo sono condensate in performance di 40-60 minuti, sviluppate su un tavolo di un metro quadrato e rappresentate attraverso l’uso di banali oggetti quotidiani tra righelli, contenitori per sale e pepe, spugne e bottigliette.

Proseguono gli appuntamenti dedicati ai più piccoli nel weekend di Romarama. SCIENZiatE! – la manifestazione gratuita di Doc Educational dedicata alle donne che hanno contribuito alla storia della scienza a Roma – dà appuntamento al pubblico sabato 31 dalle ore 14 alle 16 presso il Parco dei Romanisti (viale dei Romanisti 200). Tra stand di dimostrazioni scientifiche per bambini e ragazzi sarà presentato il live painting della street artist Tiziana Rinaldi Giacometti, in cui la poliedrica artista realizzerà un’opera sul tema del diritto allo studio che verrà donata alla biblioteca Rugantino (info e prenotazioni alla mail [email protected]gmail.com).

Domenica 1 al via il laboratorio gratuito per conoscere i semi, scoprirne le piante d’appartenenza e i frutti che li custodiscono: è l’appuntamento di Piante e Animali – Tra Evoluzione e Tradizione negli Spazi Dì Natura (via Appia Antica 42) domenica 1. Consigliato dai 7 ai 12 anni, sono previsti 4 turni (ore 10; 12; 15 e 16), ognuno della durata di 1 ora (info e prenotazioni obbligatorie al numero 3474142892 e alla mail [email protected]).

Visita a tema al Museo di Scultura Antica Giovanni Barraccodomenica 1 alle ore 11, dal titolo Scopri con noi! – Dall’Egitto al Medioevo: un viaggio artistico tra le antiche civiltà del Mediterraneo per famiglie con bambini e ragazzi da 6 a 14 anni (gratuito, prenotazione obbligatoria al numero 060608).

Si sposta on line ma non si ferma la programmazione di RIF – Museo delle Periferie, il ciclo di incontri incentrato sul tema della metropoli contemporanea previsto al Teatro di Tor Bella Monaca. Domenica 1. Alle ore 11, in diretta sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/MuseodellePeriferie, Alessandro Melis terrà una lectio magistralis, a cura di Fabio Benincasa, dal titolo Comunità e resilienza nella periferia urbana.

Alla Casa del Cinema lunedì 2 omaggio a Pier Paolo Pasolini a 45 anni di distanza dal suo barbaro assassinio. Sul sito www.casadelcinema.it e sulle pagine social  arriva dunque l’anticipazione del bellissimo documentario Pasolini prossimo nostro di Giuseppe Bertolucci, che doveva tornare sul grande schermo proprio lunedì. Ad accompagnare il film anche un incontro on line, Lezione di Pasolini, a cui partecipano il direttore di Casa del Cinema Giorgio Gosetti, Angelo Draicchio, David Grieco e Giorgio Gosetti.

Numerose ed eterogenee le mostre in corso, a partire da Lockdown Italia. Visto dalla Stampa Estera, l’esposizione documentaria sull’Italia durante l’emergenza Coronavirus allestita nelle sale terrene dei Musei CapitoliniSULLE TRACCE DEL CRIMINE. Viaggio nel giallo e nero Rai al Museo di Roma in Trastevere racconta le trasformazioni del genere giallo e investigativo attraverso le immagini di Viale Mazzini. La Signora dell’Arte. Opere dalla collezione di Bianca Attolico da Mafai a Vezzoli, al Casino dei Principi di Villa Torlonia e curata da Ludovico Pratesi, è dedicata al profilo e alla personalità della grande collezionista Bianca Attolico.

Al MACRO di via Nizza prosegue la mostra gratuita at. this moment, l’installazione di sculture che l’artista cipriota Phanos Kyriacou, alla sua prima personale in Italia, ha pensato per gli spazi aperti del museo. Mentre al Mattatoio è prorogata fino a domenica 1 La sottigliezza delle cose elevate, il progetto espositivo di Andrea Galvani che ha trasformato il Padiglione 9b del museo in un laboratorio interdisciplinare sui grandi interrogativi della scienza.

Per gli amanti di Alberto Sordi, imperdibile la mostra fotografica L’umanità fragile di Fondazione 3M dedicata all’attore romano alla Casa del Cinema di Villa Borghese. Fino al 28 novembre saranno esposte le immagini scattate sui diversi set, in grado di far emergere l’abilità di Sordi nel mettere in scena – attraverso i suoi celebri personaggi – le caratteristiche antropologiche dell’italiano medio.

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Dipinti e arredi da Villa Saminiati

Dipinti e arredi da Villa Saminiati e altre committenze private. Il 4 e 5 novembre la Colasanti Casa d’Aste apre le danze autunnali. Ben 462 lotti di Fine Art pronti per essere battuti al miglior offerente in 3 tornate divise in due giorni. Esposizione fino a lunedì 2 novembre nella sede romana di via Aurelia 1249.

Il catalogo si apre al lotto 2 con il dipinto attribuito a Pietro Paolini e Simone del Tintore (stima 3.000-4.000€), mentre ai lotti successivi vengono proposti due splendidi esempi di pittura caravaggesca (6.000/8.000€ cad.). Al lotto 6 un dipinto ad olio del XVIII secolo di Giovanni Battista Tagliasacchi, il “Ritratto di Monsignor Gherardo Zandemaria” che stima 2-3 mila euro.

 

In questa prima tornata spicca senza dubbio il lotto 11, dipinto settecentesco di tematica manierista (4-6 mila). Si segnala ai lotti 12 e 13 due grandi tele raffiguranti i ritratti del Conte di Carrobio e di sua moglie in occasione della loro visita a Westminster per l’incoronazione di Edoardo VII (6-8 mila cad.). Tra gli highlight il “Ritratto di James Rennel Rodd” di Antonio Mancini, presentato in catalogo al lotto 14 con una stima di 20-30 mila euro. Colasanti dedica la seconda tornata agli arredi e oggetti d’arte: si evidenzia il lotto 147, una manifattura Castelli del XVIII secolo composta da sei mattonelle in maiolica dipinta (2.500-3.500). Di eccezionale fattura la coppia di cassettoni Luigi XVI (lotto 163, 2-3 mila), così come la particolare scrivania con alzata del ‘700 piemontese (2.500-3.500). E ancora la maestosa coppia di candelabri in bronzo con figure di vittorie alate (12-18 mila).

Il ricco catalogo prosegue con una selezione di micromosaici romani, offrendo inoltre una piccola collezione di porcellane antiche. Spicca il lotto 210, vera e propria rarità. Si tratta di un antico servizio da viaggio in porcellana Meissen risalente alla seconda metà del ‘700 stimato 3-5 mila euro. Non manca, per gli appassionati, una sezione dedicata all’arte orientale guidata da un elegante paravento in legno decorato in oro e madreperla (lotto 269, 800-1.200). 

La terza tornata propone le opere provenienti da una raffinata dimora romana. Emergono due elegantissime poltrone Frau modello 1919 (800-1.200€ cad.) e un mobile bookcase epoca Giorgio III di grande signorilità (lotto 296, stima 2-3 mila). Tornando all’arte orientale, è proposto un bel pannello dipinto su carta con motivi naturalistici (1.000-1.500€) e un tappeto Pechino decorato con draghi su fondo blu (1.500-2.500). A seguire il lotto 308: una miniatura ad olio su tela che raffigura “Papa Pio VIII nel Duomo di Milano”, opera di Giovanni Migliara (1.000-1.500). Tra le varie e numerose proposte una collezione di marmi, busti e ripiani in marmi policromi, fino ad arrivare -in chiusura di tornata- al lotto 460, un grande lampadario Rezzonico a 24 luci, manifattura di Murano (4-6 mila).

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Dipinti e arredi da Villa Saminiati e altre committente private

Asta a porte chiuse in 3 tornate

Mercoledì 4 novembre | ore 15:00

Giovedì 5 novembre | ore 15:00 e ore 18:00

Esposizione fino a lunedì 2 novembre 2020

Colasanti Casa d’Aste, via Aurelia 1249, Roma

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SAGGIO: “FRIDA KAHLO – LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER L’ARTE”

di Roberto Zaoner. Frida Kahlo nasce in un sobborgo di Città del Messico, il 06 luglio 1907, da padre tedesco-ungherese ed ebreo, di professione fotografo e madre messicana, di famiglia benestante. Benché Frida vide la luce nel 1907, amava dire di essere nata tre anni dopo, perché si sentiva figlia della rivoluzione messicana che ebbe inizio proprio in quell’anno, quando gli insorti presero le armi per rovesciare il sistema totalitario militare del Presidente-Generale Porfirio Diaz e che ebbe fine nel 1917 con la proclamazione degli Stati Uniti Messicani. Gli scontri continuarono fino al 1920, nonostante la promulgazione della Costituzione e la nascita nel nuovo Stato, che ebbe inizio nel 1917.

Il motivo della rivoluzione è da ricercare nell’incapacità del sistema dittatoriale di Diaz di concedere uguali diritti a tutti gli strati della popolazione messicana e all’opposizione politica al regime, benché durante la dittatura il Messico conobbe una notevole crescita economica. E le elezioni presidenziali del 1910 costituirono la miccia che fece scoppiare il dissenso e quindi la ribellione del paese. E’ stata una vita tormentata e sfortunata quella della pittrice Frida. Già da bambina soffriva di una malformazione del midollo spinale (la sorella minore soffrì della stessa patologia). La gente che la conosceva e i suoi genitori, per sua sfortuna, non avevano capito la serietà delle condizioni di salute della figlia e scambiarono quella malattia (che l’artista chiamava “rottura” per sdrammatizzare il problema) per poliomielite. Frida manifestò da subito una forte personalità e si mostrò avversa a qualsiasi convenzione. Possedeva uno spirito libero e anticonvenzionale ed era sofferente a quelle che essa stessa riteneva fossero delle imposizioni della società della sua epoca. Il talento per l’arte e in particolare per la pittura si sarebbe rivelato da lì a pochi anni, insieme a un forte temperamento ribelle, anticonformista e indipendente. Donna coraggiosa e forte, dunque, specialmente per quell’epoca e per quel sistema poco democratico, ove ribellarsi ai dettami imposti dal sistema politico veniva visto come un affronto alle regole imposte dal regime.   SAGGIO FRIDA KAHLO LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER LARTE 5            

Intraprese gli studi in una scuola tedesca, il “Collegio Aleman”, e appena quindicenne ebbe la vocazione di diventare medico, iscrivendosi alla “Escuela Nacional Preparatoria”. Ancora non aveva subito il fascino dell’arte della pittura, sebbene fin da bambina aveva iniziato a concepire quell’arte figurativa. Alla scuola simpatizzò con studenti appartenenti al socialismo nazionale, che avevano come segno distintivo un berretto. Venivano chiamati Chachuchas. La giovane trascorreva parte del suo tempo a dipingere per svago i volti dei suoi compagni di studio. Gli studenti si occupavano prevalentemente di letteratura e avevano come personaggio di riferimento uno studente di diritto e giornalista, un certo Alejandro Gomez Arias, capo spirituale e ispiratore dei Chachuchas, e di cui la futura artista s’invaghirà.

Ma i suoi guai l’aspettarono in quel settembre del 1925, quando Frida insieme al suo amato Alejandro salì su un autobus per far ritorno a casa. Il veicolo ebbe un disastroso incidente con un tram e finì la sua corsa contro un muro. L’incidente fu gravissimo per la giovane, che le si spezzò in tre punti la colonna vertebrale, nella regione lombare; il collo del femore e le costole furono frantumate e il passamano le trafisse l’anca sinistra. Subì ben 32 operazioni chirurgiche e fu dimessa dall’ospedale col busto ingessato e costretta ad un riposo forzato nel suo letto di casa. Quel drammatico incidente che poteva costarle la vita fu l’inizio, insieme al suo difetto neonatale, di forti sofferenze fisiche, ma che la spinsero alla lettura di libri sul comunismo e a coltivare la sua passione per la pittura, di cui fece un suo primo autoritratto, regalandolo al suo amato Alejandro. Fu probabilmente il suo primo lavoro, che eseguì grazie ad un regalo ricevuto dai suoi genitori: un letto a baldacchino, uno specchio posto nel soffitto della sua stanza proprio sopra al suo letto di degenza, che rifletteva la sua immagine e una tavolozza con dei colori. In seguito, l’artista faceva viaggiare la sua fantasia, completando il suo autoritratto in varie pose che lei avrebbe potuto assumere e con abiti che avrebbe potuto indossare se non avesse subito quel terribile incidente che le segnò per sempre la sua esistenza. Affermava che dipingeva se stessa perché “era il soggetto che conosceva più degli altri”. Quando le fu tolto il gesso, riuscì a camminare con dolori che la perseguitarono per tutta la vita. Per sostenere finanziariamente la sua famiglia, decise di farsi conoscere artisticamente. Quindi, pensò che era utile fare vedere i suoi autoritratti ad un certo Diego Rivera, apprezzato e conosciuto muralista messicano, comunista, famoso per la tematica politica e sociale che rivelavano i suoi murales prevalentemente negli edifici pubblici. L’artista Rivera fu folgorato nel vedere i dipinti di Frida Kahlo che riteneva fossero, giustamente, dei capolavori e che svelavano il grande talento innato della pittrice. Fu così che la inserì nel mondo artistico e culturale messicano e Frida diventò anche un’attivista del Partito Comunista Messicano e partecipò a numerose manifestazioni politiche. S’innamorarono l’uno dell’altra alla follia, in maniera dirompente. Frida divenne presto una delle Muse predilette di Diego. Per lui Frida era una giovane artista rivoluzionaria che osservava il mondo e gli avvenimenti dell’epoca. Per Frida Diego era il figlio che non aveva potuto avere. Quando due forti personalità s’incontrano e s’innamorano l’uno dell’altra è quasi un miracolo tenerle unite. Una forte personalità va sempre d’accordo ed è quasi sempre in sintonia con una meno forte. E se alla personalità forte aggiungiamo personaggi che si sono rivelati geni nelle loro opere ed hanno vissuto ancor più una vita sregolata, allora il miracolo di tenere unite queste due personalità è davvero arduo.SAGGIO FRIDA KAHLO LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER LARTE3

Quando si sposarono, nel 1929, lei sapeva che lui l’avrebbe tradita più volte, perché, nonostante il suo futuro marito avesse un aspetto per nulla piacente, aveva un qualcosa che affascinava le donne e lui non si tirava mai indietro. Si poteva definire un vero e proprio maliardo. Seduceva le donne che conosceva anche negli ambienti culturali e artistici. E, infatti, i tradimenti furono all’ordine del giorno. Il suo matrimonio ebbe alti e bassi e fu contraddistinto da litigi, incomprensioni, relazioni extraconiugali, sofferenze. Un amore tormentato. Il marito aveva altri due matrimoni alle spalle ed entrambi naufragarono per la sua condotta di uomo donnaiolo.

Anche Frida, però, tradì il marito, sia con uomini, sia con donne. Lei si decise a diventare un’attivista del partito comunista messicano, non solo per ideologia politica e sociologica, ma anche per ottenere una propria emancipazione. L’indipendenza e l’autodeterminazione delle donne che frequentavano gli ambienti politici avrebbero spinto Frida Kahlo a unirsi a loro, e la giovane artista ne subì il fascino a tal punto che con alcune di loro ebbe anche rapporti omosessuali.

Furono commissionati a Diego due lavori negli Usa. Un murales in un muro all’interno del Rockfeller Center di New York e gli affreschi per l’Esposizione universale di Chicago. Ma Rivera ebbe l’infelice idea di rappresentare Lenin in uno dei volti degli operai nell’affresco al Rockfeller Center. E così, gli furono revocate tali commissioni. A New York Frida Kahlo si accorse di essere rimasta incinta, ma ne seguì dopo poco tempo un aborto spontaneo. Era il suo fisico debole ad averle probabilmente procurato l’aborto. La delusione fu cocente e i due sposi decisero di tornare in Messico. Abitarono dunque in due case separate e per avere dei loro spazi ove produrre la loro arte in piena libertà, decisero di vivere separatamente. Le due case erano collegate tra loro da un ponte per consentire ai due di vedersi, quando non erano occupati nella loro professione artistica. Nel 1939 i due coniugi si separarono. La causa fu il tradimento di Diego nei confronti della moglie, e cosa peggiore, di averla tradita con la sorella di lei. Scrisse una volta Frida nel suo diario che vi erano stati due grandi incidenti nella sua vita: il terribile incidente nell’autobus che la conduceva a casa e che le lasciò segni indelebili per tutta la vita e l’incontro con quello che sarebbe diventato suo marito, di cui lei era veramente innamorata: Diego Rivera. SAGGIO FRIDA KAHLO LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER LARTE 4A quell’epoca, solo in pochi compresero profondamente la vena artistica di Frida, tra cui Diego, che era certo che la sua amata avesse lavorato a dei capolavori senza precedenti. Mai prima d’allora una donna aveva dipinto su tela opere così preziose da essere definite poesie angoscianti. Nei suoi dipinti traspare autenticità, sofferenza e crudeltà. Un anno dopo Rivera tornerà dalla ex moglie per convincerla a stare nuovamente con lui, dicendole che non aveva mai smesso di amarla. Lei si convinse e tornarono insieme, risposandosi a San Francisco, quello stesso anno, nel 1940. Frida dal marito ereditò lo stile naif, che la portò a eseguire piccoli ritratti di arte popolare, intenta com’era ad affermare la propria identità messicana, che lei volutamente manifestava anche nel vestiario. S’ispirava al costume esistente in una zona del Messico ove vigeva un sistema matriarcale, dove comandavano le donne, e gli uomini erano da queste derisi. Se andiamo a ritroso, e precisamente nel 1938, dovremmo collocare le opere della Kahlo nel movimento artistico del surrealismo. La sua attività s’intensifica e non si limita più a rappresentare la sua sofferenza fisica dovuta agli incidenti subiti, ma interiorizza quella relazione che essa ha con il mondo esterno, trasferito dunque all’interno della sua coscienza. E’ interessante, peraltro, osservare nei suoi autoritratti la presenza di un bambino, che in realtà rappresenta essa stessa. In quello stesso anno del 1938, il poeta e saggista surrealista André Breton fu talmente colpito dalla sua arte che le propose una mostra a Parigi, che le fu dedicata l’anno dopo, e la collocò come artista surrealista, affermando che la rivelazione Frida “si era fatta con le proprie mani”. L’ancor giovane artista visse per un breve periodo nella Ville Lumière e, nonostante vivesse una vita piena di frequentazioni nei caffè e nei night club e frequentasse esponenti surrealisti, si convinse che la città era decadente. Parigi non era come si aspettava. Sebbene l’avessero etichettata come un’artista surreale e quindi avrebbe ottenuto dai critici largo consenso, essa preferiva essere considerata un’artista originale, fuori da schemi e canoni preconfezionati. Insomma, un’artista indipendente, come lo era stata nella sua vita. Una sua opera che più di tutte può essere accostata al surrealismo fu il suo quadro dal titolo: “Ciò che l’acqua mi ha dato”. E’ un insieme di immagini, di paura, memoria, sessualità, dolore, che galleggiano in una vasca da bagno e da cui affiorano le sue gambe. Pare di vedere qualche opera di Salvador Dalì nel suo quadro, specialmente per quanto riguarda i dettagli, ove Frida si sofferma a delinearli con estrema accuratezza. Si potrebbe definire anche surrealista un suo diario che essa incominciò a scrivere nel 1944 e tenuto fino alla morte. Il diario è una sorta di monologo in cui s’intrecciano frasi e immagini, che cominciano sempre con una macchia d’inchiostro o una linea, come se volesse forse inconsapevolmente controllare o verificare le sue nevrosi. In realtà, Frida Kahlo non era surrealista, come l’aveva definita Breton, ma assurgeva più prettamente al simbolismo, perché i suoi autoritratti non erano un modo per uscire dalla logica e immergersi nel subconscio, ma erano piuttosto il prodotto della sua vita che lei cercava di rendere accessibile attraverso il simbolismo. Essa aveva del surrealismo un’idea giocosa. Diceva che il surrealismo era “la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio dov’eri sicuro di trovare le camicie”. E, forse perché il surrealismo non era più seguito negli anni quaranta ed era stato accantonato, Frida qualche anno dopo negò violentemente di aver preso parte al movimento. Sostenevano i simbolisti francesi del XIX secolo che la verità non poteva essere raggiunta attraverso la percezione del reale, ma tramite l’intuizione, ovvero senza la mediazione della razionalità.SAGGIO FRIDA KAHLO LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER LARTE 2

Nel 1953 attirò molto l’opinione pubblica il caso dei coniugi Rosenberg, condannati a morte per presunto spionaggio a favore dell’URSS. Frida, colpita dalla vicenda, fu tra i firmatari della grazia dei due coniugi Rosenberg, insieme ad altri artisti, tra cui Pablo Picasso, e tra i migliori intellettuali dell’epoca, tra cui Jean Paul Sartre, lo stesso marito Diego Rivera, Bertolt Brecht, Simone de Beauvoir e persino Papa XII (che ha ricevuto il titolo di “servo di Dio”, nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione e il titolo di “venerabile”, nel 2009, a conclusione della seconda fase di beatificazione). Ma la petizione non sortì l’effetto sperato e i due coniugi Rosenberg vennero giustiziati.

Frida Kahlo morì a soli 47 anni per una embolia polmonare, nel 1954. L’anno precedente, le fu amputata una gamba per una infezione sviluppatasi in cancrena. Fu cremata e le sue ceneri vengono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel suo diario furono di “dare l’addio alla vita in modo gioioso e di non tornare mai più”. Si ritiene, ad ogni modo, che la grande artista amava la vita, nonostante i suoi innumerevoli travagli fisici sopportati con ammirevole rassegnazione, tipica di una donna manifestamente forte e determinata, e delusioni amorose cocenti.  Sicuramente una donna sfortunata, ma piena di vita e di passioni travolgenti, che ebbe modo di viverle pienamente. E ne è prova quello che rappresenta la sua arte, nella sofferenza e nelle poche gioie vissute per tempi molto brevi, ma pregne d’amore dato e ricevuto. Una sofferenza lancinante, oltre a quelle fisiche, fu quella di non aver potuto mettere al mondo dei figli. SAGGIO FRIDA KAHLO LA VITA TRAVAGLIATA E LA PASSIONE PER LARTE 6

Tre importanti esposizioni che le hanno dato meritata fama furono a lei dedicate, nel 1938 a New York, l’anno dopo a Parigi e soltanto un anno prima della morte, nel luogo ove era nata, a Città del Messico. I suoi autoritratti sono lo specchio del suo immobilismo, della sua malformazione congenita, delle sue delusioni amorose. Ma ogni qualvolta riceveva amore era verità sacrosanta, così quando ricambiava il sentimento d’amore. Non sfugge ad un attento osservatore che sia nelle foto, sia nei suoi autoritratti, mai accenna pur minimamente a un   sorriso, sconfortata per le sue invalidità fisiche e per la sua vita travagliata, che solo l’arte riusciva in parte a darle conforto morale. Icona del femminismo, essa diede un grandissimo contributo al modernismo delle donne e alla loro emancipazione. Frida Kahlo è stata la prima donna latinoamericana ad essere effigiata su un francobollo degli Stati Uniti d’America, emesso nel 2001. Per l’occasione, è stato scelto un autoritratto dell’artista eseguito nel 1933.

Ottobre 2020

Roberto Zaoner

diritti riservati

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Circulus vitiosus, una mostra di Teresa & Andrzej Wełmiński

Trieste Contemporanea ospita dal 7 novembre al 6 dicembre 2020 Circulus vitiosus, una mostra di Teresa & Andrzej Wełmiński organizzata da Gabriella Cardazzo e Giuliana Carbi Jesurun: l’inaugurazione e un’inedita performance si terranno sabato 7 novembre alle ore 18; l’ingresso è libero ma è richiesta la prenotazione (vedi sotto).
Questa nuova mostra dei Wełmiński è stata progettata in esclusiva per Trieste Contemporanea.
Co-prodotto da Trieste Contemporanea e dalla Fondazione Teresa & Andrzej Wełmiński, con il patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma e con la collaborazione dello Studio Tommaseo, il progetto Circulus vitiosus è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e co-finanziato dall’Istituto Adam Mickiewicz nell’ambito delle attività Cultural Bridges del programma Niepodległ2017-2022 del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale polacco.

Circulus vitiosus accade nel punto d’incontro di una mostra, una installazione e una performance. Non è concluso ed è un processo aperto: il risultato non è conosciuto né definito.

Circulus vitiosus presenta visivamente la sapienza teatrale dei due artisti, che hanno collaborato con Tadeusz Kantor fin dagli inizi degli anni Settanta, e “mette in scena” nello spazio espositivo disegni e oggetti (binari e vagoni del treno in cartone) utilizzati in una azione che è una densa parodia del nostro “girare a vuoto”.
Sappiamo che il senso dell’umorismo era fondamentale per Tadeusz Kantor, così come era per lui centrale il problema del nulla. Ma, diversamente che l’estremo néant di Kantor, i Wełmiński sembrano optare per una posizione intermedia. Ciò gli permette di giocare con il paradosso di avere simultaneamente movimento e sospensione: questa è la “cifra” Wełmiński.
La nuova proposta dei due artisti per Trieste è un’ulteriore conferma della qualità e densità della loro ricerca artistica. A Trieste si intreccia di nuovo il filo di uno dei loro temi principali di indagine – sulle condizioni instabili dello spettatore – già proposto a Trieste per il progetto Alla ricerca dell’identità al tempo del selfie quando nel 2019 portarono un’opera della serie Esse est percipi che richiamava le riflessioni di George Berkeley sull’ “esser osservato” (l’esistenza di qualcosa dipende dall’essere percepita).
Ironica e critica, sempre a doppia direzione, cioè aperta a improvvisamente balzare dall’uno all’altro capo interpretativo. Questa azione è un’indagine funambola sulla corda tesa tra due estremi contrapposti: ci svela la precarietà dei punti di vista e, in definitiva, ci palesa (su un piano metaforico più astratto) il “circolo vizioso” dell’esistenza.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue con testi di Giuliana Carbi Jesurun, Gabriella Cardazzo, Karolina Czerska, Teresa Wełmiński e Andrzej Wełmiński.

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Il direttore Accademia Belle Arti, la psicologa Parsi, il manager Salvo Nugnes premiano i migliori artisti

Arriva a Roma il Premio Belle Arti, un concorso internazionale di pittura, scultura, fotografia e poesia organizzato dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes..L’esposizione, che durerà fino al 16 gennaio, verrà inaugurata sabato 9 gennaio 2021 nella prestigiosa location del Piram Hotel di Roma, ad un passo dal Teatro dell’Opera.

 

In questo periodo così particolare eventi come questo, svolti nel pieno rispetto delle norme anticovid e del distanziamento, sono un segnale di positività e speranza non solo per il settore delle Belle Arti ma per tutti coloro che nell’arte e nella bellezza trovano sollievo dalle difficoltà del momento.

Interverranno all’evento importanti personalità del mondo della cultura e dell’arte come la scrittrice e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, Giuseppe La Bruna, direttore dell’Accademia di Belle Arti, Flavia Sagnelli, nota curatrice d’arte, e tanti altri.

Per informazioni sulle selezioni chiamare 0424 525190 o 388 7338297 o scrivere a [email protected]

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Piccolo Grande Cinema. Festival delle nuove generazioni di Cineteca Milano

  Chiusura 08/11/2020
Piccolo Grande Cinema – il festival delle nuove generazioni ideato e organizzato da Cineteca Milano, torna, quest’anno online, dall’1 all’8 novembre 2020 con l’edizione n. 13, dedicata a CineGiochi e VideoMondi. Grandi protagonisti del Festival saranno i migliori film internazionali per bambini e ragazzi, le opere prime e seconde di registi italiani ed europei rivolte a un pubblico adulto e un’ampia sezione dedicata ai videogames. L’intento di questo
connubio fra cinema e videogames è quello di esplorare i terreni comuni dal punto di vista dell’immaginario, delle competenze professionali, dei rispettivi linguaggi, della creatività e della gaming education.
Viale Fulvio Testi 121, Milano mappa
Inaugurazione 01/11/2020
Il Festival, destinato ad un pubblico giovane, alle famiglie, alle scuole e agli appassionati di cinema e videogiochi di tutte le età, si svolgerà in modalità online, grazie alla piattaforma streaming di Cineteca Milano, che durante il lockdown ha regalato l’esclusiva opportunità di esplorare online uno degli archivi storici di film più antichi d’Europa, contando oggi su 300 mila iscritti e oltre 10 milioni di visualizzazioni. Per questa occasione, il sito cinetecamilano.it accoglierà i propri utenti grandi e piccoli con una grafica originale, firmata dallo studio francese Mad Pumpkins, pensata per migliorare e stimolare l’interattività e l’esperienza del Festival, anche da remoto.

foto: Atlas di David Nawrath (2018), premio miglior film Fondazione Sandretto re Rebaudengo e premio miglior attore protagonista al Torino Film Festival 2018. Menzione speciale al Festival del Nuovo Cinema Europa di Genova 2019.

Programma: www.cinetecamilano.it

 
Piccolo Grande Cinema. Festival delle nuove generazioni di Cineteca MilanoPartecipa al gruppo facebook OK ARTE – Artisti Costruttori di Pace
 
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Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa Milano, Gallerie d’Italia – Piazza Scala

30 ottobre 2020 – 21 marzo 2021   Mostra a cura di Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti

  • Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica;
  • La prima mostra a Milano su Giambattista Tiepolo, con una quarantina di opere autografe esposte;
  • Un percorso espositivo che mette in evidenza la stretta relazione tra il grande maestro veneto e le sue committenze milanesi; 
  • Sensazionali restauri consentono di presentare per la prima volta al pubblico gli straordinari affreschi staccati di Sant’ Ambrogio e di Palazzo Gallarati Scotti;
  • Un’occasione per approfondire l’operato dell’artista a Milano, nei palazzi Archinto, Casati Dugnani, Clerici e Gallarati Scotti e di come da qui sia stato proiettato verso l’Europa, in Germania e in Spagna.

Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano, presentano dal 30 ottobre 2020 al 21 marzo 2021 la mostra Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa, a cura di Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli.

In occasione dei duecentocinquanta anni dalla morte di Giambattista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), viene realizzata la prima mostra a Milano a lui dedicata.

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con le Gallerie dell’Accademia di Venezia, l’esposizione presenta circa settanta opere tra quelle del Tiepolo e di importanti artisti suoi contemporanei (tra cui i veneti Antonio Pellegrini, Giovanni Battista Piazzetta, Sebastiano Ricci e il lombardo Paolo Pagani), ripercorre la vicenda artistica del maestro veneziano, le sue committenze principali nelle città che lo hanno visto protagonista: Venezia, Milano, Dresda e Madrid.

Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, afferma: «Il tradizionale impegno di Intesa Sanpaolo a sostegno dell’arte e della cultura assume oggi un particolare significato, alla luce dei drammatici avvenimenti che stanno investendo il Paese e il mondo. Nonostante la difficile situazione provocata dall’emergenza sanitaria, abbiamo deciso di aprire le Gallerie d’Italia di Milano con una grande mostra, per offrire alla cittadinanza, obbligata a ridurre i consueti spazi di vita comune, l’opportunità di ammirare capolavori d’arte, capaci – ci auguriamo – di riportare momenti di serenità e di fiducia. La rassegna rende omaggio all’arte straordinaria di Tiepolo, pittore italiano ed europeo, presentando opere provenienti da collezioni nazionali e internazionali. Con questa iniziativa la Banca ribadisce la propria convinzione che il recupero dei valori della nostra tradizione, ancor più nel momento d’incertezza che stiamo vivendo, rappresenta una leva fondamentale per attivare processi di sviluppo civile, sociale ed economico

«La mostra “Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa”, è senza dubbio una delle iniziative più prestigiose promosse in Italia e all’estero per celebrare il sommo artista veneziano del Settecento; le Gallerie dell’Accademia di Venezia non potevano mancare, con significativi prestiti. Le opere saranno così fruibili in attesa di tornare esposte nei grandi saloni al piano terra del museo, dedicati alla pittura del Sei e del Settecento, che verranno inaugurati nella prossima primavera. La partecipazione delle Gallerie dell’Accademia è la conferma di un solido rapporto di collaborazione con Intesa Sanpaolo, iniziata con Restituzioni e che vede i due Istituti uniti nell’iniziativa Un capolavoro per Venezia, che ha reso possibile l’arrivo al museo veneziano di prestiti straordinari da importanti collezioni museali europee.», osserva Giulio Manieri Elia, Direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

 LA MOSTRA: Nel serrato percorso pensto dai curatori, utile a seguire l’affermazione internazionale del Tiepolo, dagli anni della sua formazione a Venezia fino alla consacrazione presso le grandi corti europee, si incontrano capolavori straordinari, dalle giovanili mitologie delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, al Martirio di San Bartolomeo realizzato nel 1722 per la chiesa di San Stae a Venezia –  vero e proprio museo della pittura veneziana del primo Settecento – esposto accanto al coevo San Jacopo condotto al martirio del Piazzetta, realizzato per lo stesso cantiere.

I grandi cicli di tele per i palazzi veneziani fatti decorare dalle ambiziose famiglie di nuova nobilitazione, i Sandi, gli Zenobio, suggellano gli anni della prima maturità di Tiepolo, capace di orchestrare composizioni a molte figure e di rielaborare le storie antiche con capriccio e fantasia. 

Milano, in occasioni distinte (1730-1731, 1737 e 1740) è la prima tappa della sua affermazione internazionale: la mostra permette di ammirare una serie di opere restaurate per l’occasione, normalmente poco o per nulla accessibili al pubblico, quali gli affreschi della basilica di Sant’Ambrogio e quello eseguito per Palazzo Gallarati Scotti. I due affreschi staccati eseguiti per Sant’Ambrogio raccontano eventi sacri con i toni epici del grande pittore di storia, mentre l’allegoria di Palazzo Gallarati Scotti esibisce un’invenzione aerea che Tiepolo riproporrà con varianti in molte opere successive.

Sarà possibile seguire le fasi preparatorie dell’affresco per la Galleria al piano nobile di Palazzo Clerici attraverso alcuni disegni e un meraviglioso bozzetto proveniente dal Kimbell Art Museum di Fort Worth (Stati Uniti).

Le produzioni tedesche sono esemplificate dal bozzetto per una sala della Residenza di Würzburg proveniente da Stoccarda, e dalla libera reinvenzione di un soggetto pensato, in accordo con l’amico Francesco Algarotti, per l’elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto III: il Banchetto di Antonio e Cleopatra, qui documentato nella variante della National Gallery di Londra.

Gli anni della Germania e della Spagna sono gli anni della stretta collaborazione tra Tiepolo e i figli, particolarmente con Giandomenico: la mostra si chiude emblematicamente su un confronto tra padre e figlio, con il San Francesco d’Assisi riceve le stimmate di Tiepolo senior del Museo del Prado da una parte e Abramo e i tre angeli delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, di Giandomenico dall’altra. 

In mostra sarà possibile ammirare un nucleo di opere restaurate per l’occasione: Apollo scortica Marsia, Ercole soffoca Anteo, Ulisse scopre Achille tra le figlie di Licomede, Il trionfo della nobiltà e della virtù, Il martirio di san Vittore, Il naufragio di san Satiro di Giambattista Tiepolo; Spartaco guida gli schiavi alla rivolta di Antonio Pellegrini; Bacco e Arianna e Apollo e Pan alla presenza di Re Mida di Sebastiano Ricci.

LE SEZIONI:

1.       La prima sezione, Le città di Tiepolo: Venezia, Milano e Madrid, riassume emblematicamente i luoghi della vita e della fortuna di Tiepolo, dando uno sguardo a volo di uccello sul Settecento, epoca della fortuna internazionale degli artisti italiani. Venezia, nella prima metà del Settecento, è forse la città più corteggiata in Europa per i suoi artisti, a partire dall’ambito dei vedutisti: e qui vediamo Canaletto e Bellotto in dialogo con Antonio Joli, artista di cultura romana legato alla tradizione di Gaspar van Wittel.

2.       Si prosegue poi attraverso Accademie del nudo a Venezia. L’esercizio sul nudo è un elemento fondamentale nella formazione degli artisti in tutta Europa, specie a partire dalla formalizzazione in Accademia, nel corso del Seicento, di questa pratica disegnativa. Venezia diventa un centro di elaborazione speciale di questo esercizio, animato dalla presenza di molti artisti stranieri con i quali Tiepolo si confrontava, disegnando e dipingendo le sue prime opere autonome.

3.       La terza sezione, strettamente legata alla precedente, Gli esordi di Tiepolo tra Pagani, Pellegrini e Piazzetta segue su diversi piani di lettura gli sguardi del giovane Tiepolo ai suoi contemporanei.

4.       Il percorso arriva poi a La prima affermazione a Venezia. Storia e mitologia sulle ali della fantasia. Vengono qui accolti, in modo emblematico, gli elementi principali di due cicli eseguiti a Venezia per le famiglie dei Sandi e degli Zenobio. Tiepolo comincia ad elaborare, con la sua fantasia, temi mitologici e storici con una straordinaria capacità di orchestrazione e di libera interpretazione che costituirà la ragione del suo successo in Europa, come grande narratore al servizio della celebrazione dei committenti.

5.       La mostra prosegue nella quinta sezione Venezia e Milano, un antefatto: Sebastiano Ricci. Milano ha un rapporto speciale con Venezia e costituisce la prima tappa per l’affermazione internazionale di molti artisti veneziani: lo sarà per Tiepolo e Bellotto, lo è stato qualche tempo prima per Sebastiano Ricci.

6.       Il tema centrale della sesta sezione, Tiepolo a Milano: la prima tappa dell’affermazione internazionale, ruota attorno alla complessa rete di relazioni che permettono a Tiepolo di trovare fortuna a Milano in due momenti importanti della sua carriera. Le scelte dell’artista in molti dei cantieri ad affresco della città permettono di tracciare, nella successione di disegni e bozzetti, il suo modus operandi e la sua capacità di mettere in opera soluzioni sempre più ariose e spettacolari. Fra queste spicca quanto realizza in Palazzo Clerici, quasi un antefatto di quanto il pittore compirà qualche anno dopo a Würzburg e a Madrid.

7.       Tra il 1751 e il 1753 Tiepolo si sposta in Germania, a Würzburg, insieme ai figli. La sezione Tiepolo e la Germania si focalizza su come Giandomenico, ormai compagno di strada dell’affermato maestro, cominci ad affiancare il padre. In questo contesto si segue tra l’altro, attraverso un bozzetto preparatorio per l’affresco, la fortuna di Tiepolo a Wurzburg, e grazie a una variante sul tema del Banchetto di Antonio e Cleopatra caro alla corte di Dresda, l’accoglienza trionfale di Tiepolo in quella città, allora uno dei centri artistici più aggiornati in Europa, orchestrata da Francesco Algarotti.

8.       L’ultima tappa della vita di Giambattista, raccontata in Tiepolo e i figli in Spagna, è segnata dalla collaborazione sempre più stretta con i figli, che lo seguiranno a Madrid, per rimanervi dopo la sua morte. Il confronto con il talento di Giandomenico determina scelte stilistiche nuove, improntate a un’inconsueta tenerezza espressiva, a un sentore di malinconica introspezione, che ha riflessi nelle stesure più morbide, nel disegno più diligente e meno risentito. Questo momento finale della storia di Tiepolo è particolarmente suggestivo ed è tratteggiato con poche opere, dove padre e figli sono messi emblematicamente a confronto sul tema delle Teste di carattere, genere molto apprezzato dal pubblico internazionale.

Un sofisticato sistema di proiezioni ha trasformato la grande volta del Salone all’inizio del percorso espositivo in una straordinaria esperienza immersiva che consentirà al pubblico un viaggio visivo attraverso le volte del Palazzo di Wurzburg e del Palazzo Reale di Madrid, il più vasto d’ Europa, dove Tiepolo ha raggiunto – sulle ali della fantasia e con una stupefacente capacità di confrontarsi con la realtà – i vertici della sua arte.

Mentre alla fine del percorso vengono proiettate, per invitare il pubblico a scoprire Tiepolo fuori della mostra, le opere da lui realizzate nel resto della Lombardia, tra cui risplende il magnifico ciclo decorativo della Cappella Colleoni di Bergamo.

Il catalogo della mostra è edito da Edizioni Gallerie d’Italia | Skira e contiene saggi dei curatori Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti e testi di Elena Lissoni, Fabrizio Magani, Andrés Ubeda.

NOTE BIOGRAFICHE:

Giambattista Tiepolo muove i suoi primi passi nella Repubblica della Serenissima a partire dal 1715, beneficiando di un particolare clima storico-politico che mette Venezia al sicuro per quasi un secolo dalle turbolenze europee di quegli anni, garantendo allo stesso tempo la proliferazione delle arti e della letteratura.

Contemporaneo di Canaletto, Tiepolo seppe conquistare il favore del clero e dell’aristocrazia veneziani decorando chiese e palazzi con la sua pittura, su tela e a fresco, allegorica, mitologica e sacra, ricca di teatralità e magnificenza.

La grandezza di Tiepolo, che lo renderà uno degli artisti più acclamati e ricercati della sua epoca, in un certo senso anticipatore dell’Illuminismo, si deve in primis alla sua capacità di osservazione della natura, che divenne la sua principale fonte di ispirazione, alla sua inesauribile vena narrativa e alla maestria tecnica nell’uso di colori, luci e prospettiva.

Il suo successo lo portò a Milano, sotto il dominio asburgico, dove rivitalizzò la scena artistica insieme a Sebastiano Ricci. Tiepolo elabora una libertà espressiva e una capacità straordinaria di dirigere composizioni magniloquenti, animate da centinaia di figure in cicli di affreschi nei palazzi Archinto, Casati, Clerici e Gallarati Scotti e a Sant’Ambrogio. Proiettato ai vertici dello scenario artistico internazionale diverrà un artista ricercato in tutte le corti d’Europa. 

Gli intensi rapporti con la Germania, sin dagli anni Trenta del Settecento, e in particolare con la corte di Dresda, dove l’amico filosofo, letterato e conoscitore Francesco Algarotti, suo strenuo sostenitore e ammiratore, svolgeva il ruolo del consigliere del principe, l’elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto III.

Questa fortuna del pittore in Germania lo condurrà a stabilirsi tra il 1751 e il 1753 a Würzburg, capitale della Franconia, dove realizza la decorazione della Residenza del principe vescovo Carl Philipp von Greiffenclau. 

A partire dagli anni Sessanta del Settecento e fino alla sua morte nel 1770 si trasferirà in Spagna, sotto l’ala del sovrano Carlo III Borbone. A Madrid decora gli enormi spazi di Palazzo Reale e, successivamente, resterà alla corte borbonica in qualità di pittore di pale d’altare.

La sua fortuna postuma seguì un lento declino fintanto che non venne rivalutato, di nuovo, da Francesco Hayez, quasi un secolo dopo: spetta a lui infatti il merito della riscoperta di Tiepolo, in leggero anticipo rispetto al collezionista Edward Cheney che negli anni Quaranta dell’Ottocento soggiornò a Venezia riuscendo ad acquistare un gran numero di magnifici bozzetti ad olio e diversi libri di disegni.

 Intesa Sanpaolo

Media Attività Istituzionali, Sociali e Culturali

Rapporti con i Media

Chief Institutional Affairs and External Communication Officer

Via Romagnosi, 5  20121 Milano

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In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità 2 | Bruno Querci. Attraverso

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 5 novembre 2020 dalle ore 16.30 alle 20.30 la mostra Bruno Querci. Attraverso, secondo appuntamento del ciclo In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità. Con queste esposizioni si vuole indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti, sia l’attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. In divenire appunto, tra ciò che è stato e ciò che sarà: in divenire, tra idea e immagine.

“Il mio lavoro – scrive Bruno Querci – è ed è sempre stato, fin dal suo inizio, caratterizzato dalla ricerca della naturalità dell’immagine, dalla involontarietà del risultato, dalla corrispondenza di modelli formativi a me consoni al di là dei fatti contingenti storico-culturali.
Non è che l’artista non debba essere nel suo tempo cronologico, ma penso che abbia proprie necessità-visioni, elementi atemporali che devono essere espressi. Fin da subito ho lavorato con mezzi minimi, azzerando cromaticamente l’immagine, perseguendo la mia necessità e approdando alla bicromia bianco/nero, che io considero elemento formativo e non cromatico. Il nero per me è materia, soggettività, vissuto. Il bianco è luce, utensile stesso per formare l’immagine.
Questo incontro/scontro con gli elementi minimi, basici della pittura crea un dinamismo sulla superficie. Da primo erano apparse forme archetipe, primordiali, come ad azzerare il conosciuto, a far germinare elementi nuovi, nuove possibilità. Successivamente questi elementi si sono fusi, creando una dialettica sulla superficie dove le possibilità espressive, rese libere, sono diventate infinite e caratterizzano il mio lavoro anche nel presente. Nella sala al piano superiore della galleria, ho voluto esporre Attraverso (1986) opera che rappresenta significativamente il passaggio della prima fase archetipo/germinale del mio ‘fare’ ad una apertura globale, ad una articolazione dell’immagine stessa.
Questo lavoro mi ha permesso di capire l’alternanza tra forma finita e forma infinita, ad innescare la dialettica pieno/vuoto sulla superficie stessa. Altro elemento importante del mio lavoro è stato ed è il disegno, il progetto, che è per me elemento fondamentale, dove l’opera può formarsi e rendersi possibile evidenziandone la possibilità futura.”

Durante l’inaugurazione alle ore 19.15 verrà presentato il catalogo “Bruno Querci”, con testi di Hans Günter Golinski, Paolo Bolpagni e Francesca Pola, pubblicato in occasione della mostra A Darker Shade of Black che si terrà dal 24 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 presso il Kunstmuseum di Bochum.
Per partecipare alla presentazione del catalogo è necessario prenotarsi scrivendo a [email protected] entro mercoledì 4 novembre 2020.

INGRESSO CONTINGENTATO NEL RISPETTO DEI PROTOCOLLI DI SICUREZZA PER IL CONTRASTO E CONTENIMENTO DEL VIRUS COVID-19

MOSTRA: BRUNO QUERCI. ATTRAVERSO
PERIODO ESPOSITIVO: 5-17 NOVEMBRE 2020
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19 SABATO SU APPUNTAMENTO

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