Le poesie in concorso di Maria Nanè

Maria Nanè
Spirito puro, sensibile, capace, davanti a un tramonto o al mare, di volare e desciverci le sue sensazioni...(Gesualdo Scirè)
Negli anni ottanta ha condotto dei programmi culturali su Radio Sicilia. Da molti anni partecipa a numerosi concorsi di poesia riscuotendo ottimi consensi di pubblico e critica. Vive a Cagliari .

Io e il mare

A piedi nudi cammino sulla battigia,

mi sento lambire dale onde,

mi sento viva, appagata

sono libera ev sola;

canto...canto lui, il mare.

La schiuma bianca delle onde,

il rosa dell'alba,

il viola del tramonto,

il sole che sparisce all'orizzonte.

A malincuore abbandono l'odore,

la brezza e ritorno alla realtà, al quotidiano



Per te mamma (1989)

Mi sveglio,

il sole s'è levato

mi reco in giardino

anche i fiori sembrano dire

come è bello vivere.

Tutto ciò che i miei occhi vedono

lo devo a te mamma,

dal tuo grembo sono venuta.

Con amore i primi passi hai guidato,

mano nella mano

mi hai condotto sulla strada della vita.

Oggi son donna e voglio dirti:

“Grazie mamma! Auguri mamma”.



Mistero (Umbria 1989)

Taci creatura!

Guarda i fiori che delicatamente s'aprono.

Le corolle intreciano ancora una volta

un dialogo che fra loro inizia.

Come libellule,

seguono una danza alla luce dell'alba.

La sua essenza profuma di mile il sentiero.

M'aggiro tra gli alberi,

intorno a me s'ode lo scrosciare dell'acqua,

il miracolo della misteriosa natura si rinnova.

(IV Premio Roma 1980)


 Le poesie in concorso di Umberto Farina.

Umberto Farina nato a Tripoli nel 1958 e residente a Siracusa lavora nella'area industriale. Nel tempo libero è un operatore di medicine alternative come shiatsu, reiki, riflessologia plantare e massaggio metamerico.

Due poesie ( la spremuta di caki e la mia scala), anche se in forma ermetica, rispecchiano fotogrammi di scelte di vita, esperienze negative, sofferenze e comportamenti giornalieri degli uomini. Molto interessante e' la similitudine tra gli anni e i gradini della scala che da piccoli sembrano che non passano mai, invece quando si e' di una certa eta', sono veloci. Nella poesia “le olive”,  breve e concisa, si nota che, alla richiesta di aiuto, gli amici sono sempre presenti, a volte piu' dei parenti.


La mia scala

Molti scelgono la chiocciola, la marinara, ripida, pericolosa, emozionante,

subito vicino alla meta molti scelgono l'ascensore, anziani, pigri, senza il senso dell'avventura, chiusi da quattro pareti si affidano alla tecnologia

molti scelgono quella larga, lussuosa sempre lucida e spazzolata, qualcuno calpestando i diritti altrui

molti scelgono quella polverosa piena d'insidie, cunicoli (malformazioni, malattie inguaribili),

alcuni, non riuscendo a scalarla, si gettano giu', altri, pur cadendo, risalgano imperterriti

io ho scelto una scala piccola ma sicura con due muretti ai lati sempre pronti a sorreggerla quando sta per sgretolarsi

all'inizio era, con tanti gradini alti, difficili da valicarli ma, anche a carponi, c'e' l'ho fatta

oggi, anche se sono pieni di fratture e screpolature, mi accorgo che sono bassi e veloci, ed ora, voltandomi indietro, rivedo tutto il bene che ho ricevuto.

Ringrazio ancora i muretti che sostengono la mia scala e anche se oggi ne rimane uno solo nel mio cuore sono sempre due



Le olive

Sono sul letto e aspetto la mattina con carta e penna e una frase che fa rima.

se tu mangiarle vorrai, con o senza guanti le tue mani userai se son troppe e ti stancherai,

con l'aiuto di pino le raccoglierai e se anche con pino le olive non cadranno chiama a loro che ce la faranno...


La spremuta di caki

Saro' breve: non e' neanche un rotolo.

Il neonato la fa nel pannolino, il bimbo la fa nel vasino, il papa' nel tazzone e il nonno nel pannolone. nei giardini, sui marciapiedi la troverai ma,se il piede tu metterai, urla, bestemmie griderai. Anche se sarai baciato dalla dea fortuna ci vorra' acqua, spazzola e un po di usura.

C'e' chi mangia bene , c'e' chi mangia male, c'e' chi la fa dura, c'e' chi la fa a Natale.

Sei a casa non hai problemi, sei da un amico, fai un gesto con un dito ma, se ti trovi fuori, meschino chi non si muove ma, cosi' fan tutti: il ricco nell'argento, il povero nel pavimento.

In tutto questo c'e' un nesso, che l'uomo non e' fesso, lo trasforma in letame per poter ancor mangiare mangio io, mangi tu e la torta non c'e' piu

Il mio lavoro è nutrito soprattutto dalle sensazioni oggettive e soggettive che il tempo e lo spazio mi regalano o di cui mi privano sotto il mio sguardo. La forma espressiva più naturale per me è il disegno. Successivamente ho acquisito competenze tecniche sartoriali per l'Alta Moda. Cucio e ricamo su tessuti, pelle, similpelle ed altri materiali tessili. La fotografia è un altro mezzo sperimentale e non professionale che uso molto. Il Leitmotiv del mio essere creativa è non dominare mai l'idea.

Leggi tutto: Rosaria Cavallaro

 Le poesie in concorso di Luca Campi

Luca CampiLuca Campi nasce sotto il segno del Cancro a Tradate (profondo Nord – confine Svizzero) .

Scrive le prime poesie alla fine degli anni ’80 che pubblica sulla rivista GRAFFITI , a cura del gruppo di poesia ARTEVIVA di Varese . Poi quasi trent’anni di pausa , fino al suo arrivo in terra di Sicilia dove si risvegliano violentemente ispirazione e produzione.

Co-fondatore del collettivo LiberArte di Siracusa, assieme a Sara La Pira e Federico Ferraguto, il 23 maggio 2016 partecipa al Festival Internazionale di Poesia PALABRA EN EL MUNDO, inviando 3 suoi testi all’evento italiano di Capaci (PA) - abbinato alla ricorrenza della strage del ’92 - poi inseriti nella successiva antologia , edita da Giusi Contrafatto (Ass.CaLeCo , Caltagirone).

Nel Luglio 2016 partecipa al Concorso Internazionale di Poesia di Chiaramonte Gulfi. E' presente con 7 liriche nella collana “Navigare” pubblicata a Roma da Elio Pecora per la casa editrice Pagine Premiato con “encomio speciale” nel Marzo 2017 al VII Concorso Internazionale di Poesia indetto dall’Associazione Club della Poesia di Cosenza


FUORI STRADA

un candido pallore distende luce

sulle rive di basalto

scuri fiumi di cemento partoriscono

teste di pesce

in rivoli di piombo

spacca la piazza una mezzeria di calce

non più spendibile visione

in passeggi noiosi di recinti rattoppati

profezie spacciate

per disastri accaduti di già

finché maioliche frantumate

sverseranno di blu

i puzzolenti fanghi clandestini

non sarà gomma d'artiglio

a condannare il futuro delle lumache

ma l’avvincente destino

delle cupole di arenaria


ZU PAOLO

(in memoria di Paolo Santoro)

ha perso il suo reggente

quell’avamposto d’allegria

di qua dai Sette Scogli

perfino il sole tardò l’uscita

rispettando la fine del racconto

facile per noi sorridere

quando il cielo è terso

ma lui sapeva come disperdere le nuvole

bastava un soffio

nella cialda vuota dei suoi cannoli

come l’acqua di Aretusa

limpida

l’anima sua rimane lì

impigliata fra le dita dei papiri


RAMINGO

quante notti ballerò col mare grosso

fin quasi le Andamane!

ma prima butterò il mio fiato

rincorrendoti nei vicoli di Lisbona

fin giù per Avenida Reis

dove calde come l’inferno

mi distraggono le Viole do Fado

 

non poterti mai toccare è buona scusa

per vuotare una botte di vino dolce

a Praca da Alegria

 

non c’è destino già scritto, né fissa dimora

nella bocca di un sogno nuovo

 

aiuterò uno zingaro Moken

a colmare di fiori la barca sacra

e parlerò con l’Oceano

che almeno lui mi da risposte

 Le poesie in concorso di Paola Linda Pizzo

Paola Linda Pizzo, nata a Palazzolo Acreide, vive a Siracusa. Ha iniziato  a scrivere per esprimere le sue emozoni, per il bisogno di far respirare l'anima. Per condividere con gli altri ha partecipato a collettive di poesie

 


Insieme

Ti sento piccolo e palpitante

fragile creatura

ti dischiudi come fiore

t'innalzi come fiamma

dentro di me, puledro al galoppo

stilla di sorgente

clandestino amore

io vivo da te, con te, per te

sei tu che fai parte di me

all'improvviso



DESIO

Liberate il cuore

Esaltate lo spirito

Eternamente amate

Cupido ha colpito

Vi donerà ancora

Emozioni perdute

Estasi dimenticate

Nulla più vi negherete

Oramai l'anima è salva.

Tornerete invincibili

Naufraghi d'Amore


LIBERA

Incatenata vivo

anima intrappolata

cuore in gabbia

io vulcano innevato

ordigno inespolso

Libera amo questo amore

struggente e complicato

pienamente amo

negando il mio pensiero

fuggo dal peccato

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