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Chiusura 24/09/2017
di Ugo Perugini
Perché Carlo Mattioli (1911-1994), pittore modenese di nascita e parmense di adozione, non ha avuto il riconoscimento che avrebbe meritato anche a livello internazionale? Forse perché non è facile inserirlo a pieno titolo in nessuna nelle grandi correnti del Novecento.
Str. Masone, 121 Fontanellato (PR) mappa
Inaugurazione 27/05/2017
Perché Carlo Mattioli (1911-1994), pittore modenese di nascita e parmense di adozione, non ha avuto il riconoscimento che avrebbe meritato anche a livello internazionale? Forse perché non è facile inserirlo a pieno titolo in nessuna nelle grandi correnti del Novecento. Forse, perché data la sua ecletticità e il suo carattere - qualcuno sostiene che era troppo dandy per andare in cerca di gloria - sfugge a paradigmi semplificatori. Quel che è certo è che proprio per la sua grande capacità di usare più linguaggi in pittura che ancora ci affascina.

Come ha affascinato molti personaggi della sua epoca, pittori ma anche poeti, letterati e critici. Qualche nome: Luzi, Bertolucci, Testori, Garboli. Forse, ha giocato in questa sua necessità di appartarsi, anche il suo carattere non facile, diretto e sincero oltre ogni misura, scontroso ma anche capace di gesti di grande generosità. Come ricordano con amabilità e simpatia la figlia e la prediletta nipotina Anna alla quale il nonno ha dedicato numerosi lavori.

La mostra, aperta fino al 27 settembre presso il Labirinto della Masone a Fontanellato (PR), prende lo spunto dalla recente uscita del Catalogo generale dei dipinti realizzato da Franco Maria Ricci, che, oltre alla bibliografia completa, contiene l’elenco di tutte le 2700 opere dell’Artista.
Sandro Parmiggiani e Anna Zaniboni Mattioli, quest’ultima nipote dell’artista e responsabile dell’Archivio, hanno presentato in questa splendida sede una sessantina tra le opere più significative di Mattioli realizzate dal 1961 al 1993, che si riferiscono, per così dire, alla stagione del raccolto; ma la semina, Mattioli l’aveva messa in essere nei trent’anni precedenti (dal 1929 al 1960) in cui la sua officina d’artista era già in pieno fervore.
Le opere esposte del Mattioli maturo, rappresentano bene la sua ricerca artistica sempre libera, mai legata ad uno stile, come invece talora capita a certi artisti che, una volta intuito il filone vincente, vi si attaccano anche quando l’ispirazione è lontana, solo per pura convenienza. Questa è un’altra caratteristica del Mattioli pittore che ne rivela anche il carattere di uomo (“Faccio quello che voglio ed è ciò che mi ha salvato”).

La Mostra è suddivisa in tre sezioni. Nella prima troviamo Nudi, Nature morte, i Cestini di Caravaggio (ripresi dalla famosa “Canestra di frutta” del Merisi, esposta all’Ambrosiana), i Paesaggi. Tra le opere, impossibile non segnalare i suoi Alberi, neri per ottenere la forza di contrasto, immersi in una luce spesso abbagliante, nei quali opera quel processo di idealizzazione che sembra andare alla ricerca dell’origine primigenia della pittura. Il tutto immerso in un silenzio “pittorico” che è un suo stilema espressivo caratterizzante.

Nella seconda sezione ci sono, insieme a quelli della nipotina, i Ritratti di grandi personaggi come De Chirico, Guttuso, Manzù, Carrà, Rosai, Longhi, ecc. Cesare Garboli riconosce a Mattioli la capacità di saper cogliere in modo fulmineo il carattere dominante e le contraddizioni che emergono dai volti delle persone che dipinge. Il disagio esistenziale di Rosai, Morandi, sfinge solitaria, Guttuso perduto dietro le volute del fumo della sua sigaretta.

La terza parte è dedicata specificamente ai Paesaggi: Campi di papaveri, Boschi, Ginestre, Lavande, Aigues Mortes. Qui, emerge tutto l’amore di Mattioli per la natura. Con la nipotina Anna se ne andava in giro alla “caccia del paesaggio” da dipingere, perché la vita è un gioco, un incontro desiderato. E forse è vero quello che sostiene Sgarbi: per lui, non credente, la natura rappresentava “un’esperienza mistica”.

Mattioli è un’artista sorprendente, che non concepiva steccati tra figurazione e astrazione, si muoveva con disinvoltura
A fianco di questa mostra vale senz’altro la pena visitare anche un altro spazio dedicato a lui presso la Biblioteca Palatina di Parma (fino al 22 settembre): qui sono raccolte le opere di Mattioli illustratore di libri, da quelli di Guanda (anni 50 e 60) ad altri classici (Divina Commedia, Decamerone, Canzoniere, Orlando Furioso, ecc.), fino ai suoi bozzetti di scene e costumi per opere liriche e in prosa.

A questo punto non dovrebbe mancare, per scoprire anche nell’intimità questo grande artista, la visita al suo studio, che è rimasto conservato come se il pittore ne fosse appena uscito a passeggiare per le strade del centro di Parma: opere compiute e incompiute, colori, tubetti ancora aperti,tavolozze, e, appoggiata alla sedia, la sua giacca, imbrattata di colori, con la quale amava dipingere.
 
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