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Chiusura 30/11/2017
Dal 13 maggio al 30 novembre 2017 la Chiesa della Pietà a Venezia accoglie la straordinaria mostra EXODUS, dedicata al tema attuale e bruciante della migrazione. Le opere in mostra sono realizzate dal grande maestro bosniaco Safet ZEC, considerato dalla critica internazionale artista di straordinarie qualità espressive.
Nei suoi grandi pannelli dipinti con tecnica mista - sottolinea il curatore Giandomenico Romanelli - Zec ritrova le linee portanti della sua ricerca trentennale, impegno contro ogni guerra e la feroce inutilità della violenza.
Ed è attraverso l’arte che Safet Zec rinnova ed esprime il suo grido di dolore e di denuncia, con intensa e profonda umanità, lasciando parlare i volti e le figure che animano le sue opere. Una tragedia espressa in abbracci estremi, mani che coprono volti lacerati, lacrime pietrificate, braccia e mani disperate tese fino allo spasimo, per aggrapparsi, per tentare di non soccombere, per chiedere aiuto, misericordia, accoglienza. Per chiedere giustizia, libertà, amore.
Sestiere Castello 3701 Venezia mappa
Inaugurazione 12/05/2017

A Venezia dal 13 maggio al 30 novembre 2017 la Chiesa della Pietà in Riva degli Schiavoni, per la prima volta nella sua storia secolare, accoglie una mostra, EXODUS, dedicata al tema attuale e bruciante della migrazione, realizzata dal grande maestro bosniaco, italiano di adozione, Safet ZEC considerato dalla critica internazionale artista di straordinarie qualità espressive.
L’esposizione, che fin dal titolo richiama la dimensione biblica dell’esodo di migliaia di migranti giunti in Europa, è insolita e straordinaria poiché imperniata più che su singole opere su un ciclo organico di figurazioni, creato per questa circostanza dall’artista nel suo studio a San Francesco della Vigna a Venezia (che, eccezionalmente, sarà aperto al pubblico durante il periodo della mostra). Gli immensi teleri che compongono i due straordinari polittici di 10 metri per 3 danno voce e forma al grido di denuncia contro ogni guerra e contro la tragedia della migrazione, della condizione alienante del rifugiato.
L’ispirazione e l’impulso a creare ex-novo le opere che compongono EXODUS, Safet ZEC li ha sentiti nascere dentro di sé come un’esigenza irrinunciabile e prorompente proprio nel momento in cui entrò per la prima volta dentro questa Chiesa e nella sua storia.
Da quel momento il “Demone della pittura” (secondo le parole di Giandomenico Romanelli che di questa mostra è tra i curatori) si è impossessato di Safet Zec che ha dato inizio ad un lavoro epico, degno dei tempi eroici della pittura. Una testimonianza anche personale, intensa e terribile lanciata già 25 anni fa attraverso opere memorabili come gli abbracci, le deposizioni, le partenze da un artista che ha vissuto il dramma dello sradicamento, della fuga, dell’esilio, quando con la sua famiglia fu costretto ad abbandonare la Bosnia e la sua città, Sarajevo, dilaniate dalla guerra.

Nei suoi grandi pannelli dipinti con tecnica mista allestiti nello spazio sacro della Chiesa della Pietà, in dialogo con i capolavori di Tiepolo - sottolinea Romanelli - Zec ritrova le linee portanti della sua ricerca trentennale, impegno contro ogni guerra e la feroce inutilità della violenza.
Ed è attraverso l’arte che Safet Zec rinnova ed esprime il suo grido di dolore e di denuncia, con intensa e profonda umanità, lasciando parlare i volti e le figure che animano le sue opere. Una tragedia espressa in abbracci estremi, mani che coprono volti lacerati, lacrime pietrificate, braccia e mani disperate tese fino allo spasimo, per aggrapparsi, per tentare di non soccombere, per chiedere aiuto, misericordia, accoglienza. Per chiedere giustizia, libertà, amore.
Un grido che in EXODUS si traduce in una sequenza di figure dolenti e disperate, nelle quali la presenza di bambini cui tutto viene sottratto, anche il futuro ma dove, forse, alberga ancora la speranza di trovare accoglienza in una altra terra, in un altro mondo, lasciano un segno indelebile.
Tutto questo risulta essere la denuncia più cruda e alta contro la violenza ottusa e feroce della guerra, di una distruzione pensata, voluta e organizzata da uomini contro altri uomini.

Safet non illustra - afferma Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose - ma in silenzio rende invocazioni gli abbracci, le mani tese, le mani abbandonate. Raramente si è feriti da altre opere contemporanee come dalle sue: ferite che permettono all’altro di penetrare fino al nostro cuore e ci rendono capaci di com-passione.
Portatore di un dolore profondo e radicato, che nelle sue opere raggiunge vette di grandissima forza espressiva ed emotiva, Zec è nuovamente a scuoterci, a condurci a riflettere sull’assurdità delle sofferenze, dei traumi fisici e psicologici, ma anche sociali, che intere popolazioni sono costrette a subire a causa dei conflitti che si scatenano nei loro territori, massacrati, violentati, nelle loro città ridotte a cumuli di terra e macerie, spazzate via, insieme alla loro vita quotidiana, alla loro identità, alla loro esistenza.
Dolore, sradicamento, abbandono, perdita della propria identità, ma anche accoglienza e speranza in un futuro migliore sono solo alcune delle sensazioni che suscitano e trasmettono in maniera vibrante le opere di Safet Zec - dichiara la presidente dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia “Santa Maria della Pietà” Maria Laura Faccini - che trovano, infatti, la loro ideale collocazione nella Chiesa della Pietà, luogo dove, per secoli, bambini e madri accomunati dagli stessi sentimenti hanno trovato assistenza e la concreta possibilità di futuro migliore”

L’imponente ciclo pittorico realizzato da Safet Zec espressamente per questo spazio sacro aggiunge nuove vibranti note emotive al contesto artistico, architettonico e musicale che caratterizza la Pietà, istituzione benefica fondata nel 1346 che da secoli a Venezia e nel mondo è sinonimo di accoglienza e tutela dell’infanzia abbandonata, ma anche di eccellenza musicale. La Pietà è, infatti, conosciuta anche come Chiesa di Vivaldi perché il Prete rosso entrò come maestro del coro all’Ospedale della Pietà, dove a titolo gratuito erano educate alla musica le bambine orfane che qui venivano accolte ed allevate. La scuola, esclusivamente femminile, era famosa in tutta Europa per l’attività musicale delle «putte», le quali al riparo degli sguardi del pubblico, grazie ad una fitta grata, ogni giorno festivo davano prova della loro abilità come cantanti e strumentiste.

EXODUS è un emozionante itinerario che permette al visitatore di arrivare a comprendere anche l’intimità artistica di Zec, una conoscenza che può essere approfondita anche entrando nel suo studio. Basta lasciarsi alle spalle la cosmopolita e affollata Riva degli Schiavoni per dirigersi a san Francesco della Vigna passando per il campo della Bragora.

Questo percorso attraverso la biografia artistica del maestro vede, come prima tappa, la Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro. Nel colore della Venezia più popolare e vissuta, in uno spazio suggestivo, sono raccolte le incisioni più significative di Safet Zec, artista riconosciuto a livello internazionale tra i massimi maestri della calcografia.
La seconda tappa è lo Studio di Safet ZEC, a pochi passi dall’Arsenale. Nel cuore di una Venezia defilata e autentica, a un passo dai padiglioni della Biennale, si entra nel laboratorio dell’artista posto di fronte alla facciata Palladiana di San Francesco della Vigna, nella calle omonima al numero 2817.

UN ITINERARIO NELLA VENEZIA DI SAFET ZEC
Entrare alla Scoletta della Bragora in Campo Bandiera e Moro e nello studio di Safet ZEC in Calle di San Francesco della Vigna 2817 (su appuntamento, telefono: +39 041 5207738, cellulare: +39 338 2923529) significa dare inizio a un viaggio scandito dalle immagini alla scoperta del mondo di un artista fuori dal tempo e dagli schemi per il quale la pittura è vocazione totalizzante che colpisce per la forza espressiva e fluisce, possente e straordinaria, con l’incontenibilità di un fiume in piena. Perché è proprio questa l’impressione che si prova nell’accostarsi all’opera di Safet Zec, anche di fronte ai soggetti quotidiani: dalle sedie ai letti sfatti, il pane, i cesti di patate, le nature morte, i paesaggi, le finestre, le vedute struggenti di Venezia, i volti, gli abbracci… Un universo infinito fatto di forza, di armonia e bellezza. E qui, in questo spazio dove, intatte, restano le tracce della falegnameria che fu, si respira in modo tangibile il mestiere della pittura.
Colori, matite, bulini, punte secche, pennelli, barattoli, tavolozze, stracci, carte, tele testimoniano la convinzione profondamente radicata in Safet che l’arte si fa con le proprie mani e con la padronanza della tecnica e degli strumenti che appartengono alla tradizione e alla storia, ma che continuano a vivere nel presente attraverso una sensibilità e una ricerca artistica che si rinnovano continuamente in un linguaggio sempre nuovo che ci è contemporaneo e ci interpella per la sua potenza e la sua incarnazione del sublime.
Senza il talento accompagnato allo studio, all’applicazione, alla testardaggine, alla volontà ferrea, alla fatica e all’impegno indispensabili a raggiungere la padronanza assoluta della tecnica - afferma Safet Zec - anche l’ispirazione più alta resterebbe velleitaria.

L’ARTISTA
Pittore ed incisore, Safet Zec nasce nel 1943 a Rogatica, in Bosnia-Erzegovina.
Dopo gli studi compiuti alla Scuola di Arti Applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belle Arti di Belgrado, Zec diventa la figura centrale del movimento artistico chiamato “Realismo poetico”. Vive e lavora a Belgrado fino al 1989. A partire dai primi anni Novanta si impone come uno degli artisti più importanti del suo paese, presente nelle maggiori e più qualificate esposizioni internazionali. Negli anni che seguono è di nuovo a Sarajevo, fino al 1992 quando, a causa dalla guerra che colpisce la ex-Jugoslavia, è costretto a lasciare il proprio paese e arriva in Italia, prima a Udine e poi a nel 1998 a Venezia, che diventa per lui una seconda patria.
In Italia Zec deve ricostruire la sua esistenza e la sua attività (tutte le sue opere sono rimaste nello studio a Sarajevo). Senza fermarsi, lavora alacremente a nuove tele, disegni e incisioni. Già nel 1994 è pronto per la prima mostra in Italia, con questi nuovi lavori. Soltanto una decina di tele, arrivate da una galleria tedesca, sono testimonianza dell’opera precedente di Zec. Espone in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, con oltre 100 mostre all’attivo. Dalla fine del conflitto nei paesi della ex-Jugoslavia, Zec ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Lo “Studio-collezione Zec”, nel cuore di Sarajevo, è stato riaperto ed è divenuto un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere.
Tra le innumerevoli esposizioni personali, si ricordano le più recenti in Europa:
“Il Pane della Misericordia” - Santuario di Loreto - Cantine del Bramante (2016) - Musei di San Salvatore in Lauro - Roma (2016-17); “La peinture et la vie” - Musée de l’Hospice Comtesse - Lille (2016-17); “Allegories of Fate” - Panorama Museum - Bad Frankenhausen (2015-16); “La pittura come miniera”- Fondazione Benetton Studi Ricerche - Treviso (2015); “Deposizione”- Cappella della Passione, Chiesa del Gesù - Roma (2014); “L’opera incisa” retrospettiva di disegni e incisioni - Villa Manin di Passariano (2013); “Capolavori senza tempo” importante personale alla Rotonda della Besana - Milano (2012); “Il potere della pittura” personale antologica al Museo Correr - Venezia (2010).
Oggi Safet Zec vive ed opera tra Sarajevo, Pocitelj, Venezia e Parigi.
Il corpus calcografico ammonta ad oltre 250 lastre.
 
 

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