htA Palazzo Ducale di Genova in mostra Elliott Erwitt a coloritp://www.okarte.it
Chiusura 16/07/2017
di Stefano Pariani
Si intitola semplicemente “Kolor” la prima grande retrospettiva di fotografie a colori del grande Elliott Erwitt e titolo più appropriato non poteva esserci. Perchè quello del maestro è lo stesso e ben noto sguardo ironico, acuto, vivo, ma a differenza del solito questa volta è uno sguardo a colori.
Piazza Matteotti, 9 - Genova mappa
Inaugurazione 10/02/2017
Si intitola semplicemente “Kolor” la prima grande retrospettiva di fotografie a colori del grande Elliott Erwitt e titolo più appropriato non poteva esserci. Perchè quello del maestro è lo stesso e ben noto sguardo ironico, acuto, vivo, ma a differenza del solito questa volta è uno sguardo a colori. Ci sono voluti mesi perchè Erwitt selezionasse dal suo immenso archivio una serie di negativi che sono confluiti nel grande volume “Kolor”, da cui sono state tratte le 135 immagini esposte fino al 16 luglio a Palazzo Ducale di Genova, che conferma così il suo interesse per la grande fotografia.

Nato in Francia nel 1928 da una famiglia di ebrei russi emigrati negli Stati Uniti, Erwitt è cresciuto a New York e si è poi trasferito a Los Angeles, attraversando i grandi avvenimenti della seconda metà del Novecento. Entrato come membro nel 1953 nella storica agenzia Magnum, fondata tra gli altri da Henry Cartier-Bresson e Robert Capa, il fotografo ha raccontato con piglio giornalistico i grandi fatti della Storia, ma ha anche posato il suo sguardo con ironia e con eleganza sulla quotidianità, su quel grande flusso che è la vita stessa. E Genova, in qualche modo, è il luogo ideale per ospitare questa mostra con il suo crogiolo di gente, di culture e di colori che da sempre ha caratterizzato la sua storia.

E' con questo spirito che va affrontato l'itinerario di una mostra ricca, lasciandosi affascinare e “guidare” da scatti straordinari e di incredibile modernità, senza necessariamente seguire un percorso tematico o cronologico, che in effetti (e giustamente) la mostra non specifica. Addentrarsi nell'esposizione significa indirizzare lo sguardo dove lo attira quello di Erwitt, dalle sue persone, i suoi angoli di strada, i suoi locali affollati, le sue spiagge e rendersi conto che se c'è un denominatore comune questo è l'instancabile “vizio” di guardare la vita e di curiosare fra i suoi protagonisti, cioè noi.

Con la semplice indicazione di una data e il nome della località dello scatto incontriamo un anziano in bicicletta visto di spalle che percorre una solitaria strada alberata nella campagna provenzale; in sella un bimbo che si gira a guardare verso l'obiettivo e una lunga baguette. Siamo negli anni '50, ma la foto ha una tale freschezza che sembra scattata solo l'altro ieri. E' questo l'inizio di una vera e propria “commedia umana”, che prosegue con i volti scanzonati e furbetti di tre piccoli amici irlandesi tra le strade di Dublino, le donne che si affacciano dalle vetrine di Amsterdam, due sposi siberiani e gli invitati in un momento come “in sospeso” del loro matrimonio, due giovani bionde americane sulle soglie delle loro camere in un motel rosa di Las Vegas, il mare della California, dove il sole si prende sdraiati sul cofano di una macchina, e un affollato e vivacissimo bar parigino, dove a farla da padrone è un flipper che attira l'attenzione di tutti. E si potrebbe andare avanti con l'eccentrica donna in auto che ha per compagno di viaggio un leone o il micio nero che pare uscito da una cartolina di Halloween e che si fa elegantemente strada su un tappeto rosso tra le scarpe dorate che potrebbero appartenere a una fata di cui vediamo solo le gambe.

Spuntano poi i ritratti di volti noti, come Fidel Castro, Che Guevara, Bogart, Hitchcock, Sophia Loren e, soprattutto, Marilyn Monroe. “Era praticamente impossibile farle una brutta fotografia”, afferma Erwitt, che ha immortalato la diva in vari scatti durante la lavorazione di film, tra cui anche quello che è l'immagine della locandina della mostra. Siamo sul set de “Gli spostati” (“The misfits”) di John Huston, una sorta di western crepuscolare del 1961 per molti versi considerato un film “maledetto”: la lavorazione fu molto travagliata, il regista aveva problemi d'alcool, Marilyn arrivava sempre tardi alle riprese, dimenticava le battute ed era già devastata sul suo fragilissimo piano psicologico. Ma anche Clark Gable non stava bene, soffriva di cuore e i rapporti con la collega erano tesissimi: questo sarebbe stato l'ultimo film per entrambi. E uno degli ultimi anche per un altro tormentatissimo del cinema americano, Montgomery Clift. Erwitt riesce a dare come un equilibrio a questo gruppo di veri, magnifici “spostati” in una celeberrima e straordinaria foto dalla composizione piramidale, che dietro i volti segnati, gli sguardi e i sorrisi riesce a leggere il vissuto di ognuno di loro.

Alla fine del percorso un video ripercorre le tappe fondamentali della fotografia in bianco e nero di Erwitt, mentre la breve sezione dedicata a “The art of Andrè S. Solidor”, alter ego del maestro stesso, è un'acuta parodia del mondo della fotografia contemporanea, spesso involgarita ed assurdamente eccentrica.
La mostra è curata da Biba Giacchetti, che ha lavorato a stretto contatto col maestro per la realizzazione di questo allestimento, ed è promossa dal Comune di Genova e dalla Fondazione di Palazzo Ducale. Una mostra da non perdere per chi ama la grande fotografia, ma anche per chi vuole scoprire il linguaggio unico di un maestro che ancora oggi ha tanto da dire.

Elliott Erwitt Kolor
10 febbraio – 16 luglio 2017
Sottoporticato di Palazzo Ducale
Piazza Matteotti, 9 - Genova
Orari: da martedì a domenica 10 – 19
tel. 199.15.11.21
www.palazzoducale.genova.it



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