http://www.okarte.it
Inaugurazione in Via San Felice 18 - Bologna
Sabato 12 novembre 2016 ore 17.00 All’ inaugurazione della mostra antologica di:

CINZIA PELLIN
La mano maestra
Che cos'è la realtà? La realtà ha del tutto a che fare con noi. Noi non possiamo mai uscire dal nostro proprio modo di percepire la totalità dei diversi mondi in cui viviamo. E c'è ne sono tanti: c’è la verità superficiale, e c’è la verità profonda; c’è il mondo macroscopico che vediamo, c'è il mondo microscopico, cellulare che non vediamo, c’è il mondo di noi stessi, c’è il mondo dei nostri atomi, il mondo dei nostri nuclei ecc. ecc.. Ma sono tutti complementari e sono tutti complementi della costruzione percettiva che la nostra mente ci rende come realtà. E' sorprendente scoprire, neurologia docet, che anche il più semplice tipo di precezione è distorta dalla nostra mente.
E' se l'attenzione personale è il modo in cui la nostra mente entra in contatto con le cose nell’ambiente, ci si rende conto della grande democrazia che la nostra esistenza ci dona nel conoscere il mondo. Esattamente questa è la liberta che coglie Cinzia Pellin e la subordina a una padronanza tecnica dell'esecuzione che permette, si, un avvicinamento a quello che noi crediamo sia il verso aspetto del mondo, per poi "filtralo" con una lente deformante. Questo perché l'artista non è interessata a un'indagine scrupolosa e veristica del dato fisico, a una mimesi della realtà, bensì all'introduzione di un sconvolgimento innaturale del "solito modo" di vedere le cose. Sentiamo, dunque, la forte nota critica che emanano i lavori di Pellin: oggi il modo più consueto di conoscere le cose è, in effetti, tramite lo schermo deformante di un trasmettitore. La realtà ripresa e ritrasmessa è reale? La risposta si legge chiara nei ritratti pelliniani. Scatti istantanei e disinvolti, primi piani intimista, frammentarietà dell'immagine riducono progressivamente la distanza tra pittura e fotografia. Ma l'artista segue la sua strada e oltrepassa anche questa somiglianza. Ecco che spiccano le labbra rosse, quasi zoomorfe, e gli occhi vitrei da statue romane delle pagane divinità femminili (dive lat.) che sfidano lo spazio bidimensionale della tela con sguardi audaci e decisi. La maestria esecutiva le dona tale perfezione formale da renderle irreali, divine. Capiamo, dunque, che non tanto di realismo o iperrealismo si tratta, quanto di una accurata ricerca figurativa sulla nostra attenzione percettiva. La grande selezione che effettuiamo continuamente e inconsciamente nel conoscete questo mondo e dargli un corpo fisico è ciò che, effettivamente interessa Pellin.
L'artista rinuncia quasi completamente al colore, rendendo la maggior parte della raffigurazione in bianco e nero, accentuando solo due o tre punti con una contrastante carica cromatica. Ebbene, questo è esattamente il processo che avviene nella nostra mente quando osserviamo una scena o un oggetto e la nostra attenzione seleziona dei punti forti che saranno il riferimento per un successivo riconoscimento del già visto.
Pellin abbandona quasi sempre la simmetria nell'impostazione rappresentativa, captando attimi sfuggenti, ritagli di corpi o azioni. Analogamente il nostro cervello rifiuta gli equivalenti, in quanto non sollecitanti, e si concentra sugli squilibri e i frammenti, stimolato a ricomporre la loro integrità.
La creativa evita la pastosità materica, prediletta nell'arte contemporanea, lavorando con il tratto preciso e delicato del disegnatore che rende la narrazione chiara in ogni momento. Così i nostri neuroni "traducono" prima i tratti semplici e netti, quale informazione basilare nella lettura delle forme complesse.
Un indagine, dunque, inconsapevolmente scientifica, dove Cinzia Pellin annuncia, senza esserne conscia, una verità quanto fisiologica tanto filosofica:

" La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una
scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un amore ardente per la verità"
Plutarco

Denitza Nedkova


Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Catalogo mostra:
AEM Srls

Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it

Durata mostra:
dal 12 novembre al 24 novembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com">La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 12 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra antologica di:

CINZIA PELLIN

La mano maestra

Che cos'è la realtà? La realtà ha del tutto a che fare con noi. Noi non possiamo mai uscire dal nostro proprio modo di percepire la totalità dei diversi mondi in cui viviamo. E c'è ne sono tanti: c’è la verità superficiale, e c’è la verità profonda; c’è il mondo macroscopico che vediamo, c'è il mondo microscopico, cellulare che non vediamo, c’è il mondo di noi stessi, c’è il mondo dei nostri atomi, il mondo dei nostri nuclei ecc. ecc.. Ma sono tutti complementari e sono tutti complementi della costruzione percettiva che la nostra mente ci rende come realtà. E' sorprendente scoprire, neurologia docet, che anche il più semplice tipo di precezione è distorta dalla nostra mente. E' se l'attenzione personale è il modo in cui la nostra mente entra in contatto con le cose nell’ambiente, ci si rende conto della grande democrazia che la nostra esistenza ci dona nel conoscere il mondo. Esattamente questa è la liberta che coglie Cinzia Pellin e la subordina a una padronanza tecnica dell'esecuzione che permette, si, un avvicinamento a quello che noi crediamo sia il verso aspetto del mondo, per poi "filtralo" con una lente deformante. Questo perché l'artista non è interessata a un'indagine scrupolosa e veristica del dato fisico, a una mimesi della realtà, bensì all'introduzione di un sconvolgimento innaturale del "solito modo" di vedere le cose. Sentiamo, dunque, la forte nota critica che emanano i lavori di Pellin: oggi il modo più consueto di conoscere le cose è, in effetti, tramite lo schermo deformante di un trasmettitore. La realtà ripresa e ritrasmessa è reale? La risposta si legge chiara nei ritratti pelliniani. Scatti istantanei e disinvolti, primi piani intimista, frammentarietà dell'immagine riducono progressivamente la distanza tra pittura e fotografia. Ma l'artista segue la sua strada e oltrepassa anche questa somiglianza. Ecco che spiccano le labbra rosse, quasi zoomorfe, e gli occhi vitrei da statue romane delle pagane divinità femminili (dive lat.) che sfidano lo spazio bidimensionale della tela con sguardi audaci e decisi. La maestria esecutiva le dona tale perfezione formale da renderle irreali, divine. Capiamo, dunque, che non tanto di realismo o iperrealismo si tratta, quanto di una accurata ricerca figurativa sulla nostra attenzione percettiva. La grande selezione che effettuiamo continuamente e inconsciamente nel conoscete questo mondo e dargli un corpo fisico è ciò che, effettivamente interessa Pellin.
L'artista rinuncia quasi completamente al colore, rendendo la maggior parte della raffigurazione in bianco e nero, accentuando solo due o tre punti con una contrastante carica cromatica. Ebbene, questo è esattamente il processo che avviene nella nostra mente quando osserviamo una scena o un oggetto e la nostra attenzione seleziona dei punti forti che saranno il riferimento per un successivo riconoscimento del già visto.
Pellin abbandona quasi sempre la simmetria nell'impostazione rappresentativa, captando attimi sfuggenti, ritagli di corpi o azioni. Analogamente il nostro cervello rifiuta gli equivalenti, in quanto non sollecitanti, e si concentra sugli squilibri e i frammenti, stimolato a ricomporre la loro integrità.
La creativa evita la pastosità materica, prediletta nell'arte contemporanea, lavorando con il tratto preciso e delicato del disegnatore che rende la narrazione chiara in ogni momento. Così i nostri neuroni "traducono" prima i tratti semplici e netti, quale informazione basilare nella lettura delle forme complesse.
Un indagine, dunque, inconsapevolmente scientifica, dove Cinzia Pellin annuncia, senza esserne conscia, una verità quanto fisiologica tanto filosofica:

" La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una
scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un amore ardente per la verità"
Plutarco

Denitza Nedkova


Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Catalogo mostra:
AEM Srls

Sponsorizzata e pubblicizzata da:
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Durata mostra:
dal 12 novembre al 24 novembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito
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Mail: info@wikiarte.com
Sito: www.wikiarte.com
  - Chiusura 24/11/2016
Galleria Wikiarte, Via San Felice 18, 40122 Bologna mappaMostra Personale di Cinzia Pellin
12/11/2016
mappa La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 12 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra antologica di:

CINZIA PELLIN

La mano maestra

Che cos'è la realtà? La realtà ha del tutto a che fare con noi. Noi non possiamo mai uscire dal nostro proprio modo di percepire la totalità dei diversi mondi in cui viviamo. E c'è ne sono tanti: c’è la verità superficiale, e c’è la verità profonda; c’è il mondo macroscopico che vediamo, c'è il mondo microscopico, cellulare che non vediamo, c’è il mondo di noi stessi, c’è il mondo dei nostri atomi, il mondo dei nostri nuclei ecc. ecc.. Ma sono tutti complementari e sono tutti complementi della costruzione percettiva che la nostra mente ci rende come realtà. E' sorprendente scoprire, neurologia docet, che anche il più semplice tipo di precezione è distorta dalla nostra mente. E' se l'attenzione personale è il modo in cui la nostra mente entra in contatto con le cose nell’ambiente, ci si rende conto della grande democrazia che la nostra esistenza ci dona nel conoscere il mondo. Esattamente questa è la liberta che coglie Cinzia Pellin e la subordina a una padronanza tecnica dell'esecuzione che permette, si, un avvicinamento a quello che noi crediamo sia il verso aspetto del mondo, per poi "filtralo" con una lente deformante. Questo perché l'artista non è interessata a un'indagine scrupolosa e veristica del dato fisico, a una mimesi della realtà, bensì all'introduzione di un sconvolgimento innaturale del "solito modo" di vedere le cose. Sentiamo, dunque, la forte nota critica che emanano i lavori di Pellin: oggi il modo più consueto di conoscere le cose è, in effetti, tramite lo schermo deformante di un trasmettitore. La realtà ripresa e ritrasmessa è reale? La risposta si legge chiara nei ritratti pelliniani. Scatti istantanei e disinvolti, primi piani intimista, frammentarietà dell'immagine riducono progressivamente la distanza tra pittura e fotografia. Ma l'artista segue la sua strada e oltrepassa anche questa somiglianza. Ecco che spiccano le labbra rosse, quasi zoomorfe, e gli occhi vitrei da statue romane delle pagane divinità femminili (dive lat.) che sfidano lo spazio bidimensionale della tela con sguardi audaci e decisi. La maestria esecutiva le dona tale perfezione formale da renderle irreali, divine. Capiamo, dunque, che non tanto di realismo o iperrealismo si tratta, quanto di una accurata ricerca figurativa sulla nostra attenzione percettiva. La grande selezione che effettuiamo continuamente e inconsciamente nel conoscete questo mondo e dargli un corpo fisico è ciò che, effettivamente interessa Pellin.
L'artista rinuncia quasi completamente al colore, rendendo la maggior parte della raffigurazione in bianco e nero, accentuando solo due o tre punti con una contrastante carica cromatica. Ebbene, questo è esattamente il processo che avviene nella nostra mente quando osserviamo una scena o un oggetto e la nostra attenzione seleziona dei punti forti che saranno il riferimento per un successivo riconoscimento del già visto.
Pellin abbandona quasi sempre la simmetria nell'impostazione rappresentativa, captando attimi sfuggenti, ritagli di corpi o azioni. Analogamente il nostro cervello rifiuta gli equivalenti, in quanto non sollecitanti, e si concentra sugli squilibri e i frammenti, stimolato a ricomporre la loro integrità.
La creativa evita la pastosità materica, prediletta nell'arte contemporanea, lavorando con il tratto preciso e delicato del disegnatore che rende la narrazione chiara in ogni momento. Così i nostri neuroni "traducono" prima i tratti semplici e netti, quale informazione basilare nella lettura delle forme complesse.
Un indagine, dunque, inconsapevolmente scientifica, dove Cinzia Pellin annuncia, senza esserne conscia, una verità quanto fisiologica tanto filosofica:

" La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una
scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un amore ardente per la verità"
Plutarco

Denitza Nedkova


Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Catalogo mostra:
AEM Srls

Sponsorizzata e pubblicizzata da:
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dal 12 novembre al 24 novembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito
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Sito: www.wikiarte.com 24/11/2016 Galleria Wikiarte, Via San Felice 18, 40122 Bologna
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È lieta di invitarvi
Sabato 12 novembre 2016
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La mano maestra

Che cos'è la realtà? La realtà ha del tutto a che fare con noi. Noi non possiamo mai uscire dal nostro proprio modo di percepire la totalità dei diversi mondi in cui viviamo. E c'è ne sono tanti: c’è la verità superficiale, e c’è la verità profonda; c’è il mondo macroscopico che vediamo, c'è il mondo microscopico, cellulare che non vediamo, c’è il mondo di noi stessi, c’è il mondo dei nostri atomi, il mondo dei nostri nuclei ecc. ecc.. Ma sono tutti complementari e sono tutti complementi della costruzione percettiva che la nostra mente ci rende come realtà. E' sorprendente scoprire, neurologia docet, che anche il più semplice tipo di precezione è distorta dalla nostra mente. E' se l'attenzione personale è il modo in cui la nostra mente entra in contatto con le cose nell’ambiente, ci si rende conto della grande democrazia che la nostra esistenza ci dona nel conoscere il mondo. Esattamente questa è la liberta che coglie Cinzia Pellin e la subordina a una padronanza tecnica dell'esecuzione che permette, si, un avvicinamento a quello che noi crediamo sia il verso aspetto del mondo, per poi "filtralo" con una lente deformante. Questo perché l'artista non è interessata a un'indagine scrupolosa e veristica del dato fisico, a una mimesi della realtà, bensì all'introduzione di un sconvolgimento innaturale del "solito modo" di vedere le cose. Sentiamo, dunque, la forte nota critica che emanano i lavori di Pellin: oggi il modo più consueto di conoscere le cose è, in effetti, tramite lo schermo deformante di un trasmettitore. La realtà ripresa e ritrasmessa è reale? La risposta si legge chiara nei ritratti pelliniani. Scatti istantanei e disinvolti, primi piani intimista, frammentarietà dell'immagine riducono progressivamente la distanza tra pittura e fotografia. Ma l'artista segue la sua strada e oltrepassa anche questa somiglianza. Ecco che spiccano le labbra rosse, quasi zoomorfe, e gli occhi vitrei da statue romane delle pagane divinità femminili (dive lat.) che sfidano lo spazio bidimensionale della tela con sguardi audaci e decisi. La maestria esecutiva le dona tale perfezione formale da renderle irreali, divine. Capiamo, dunque, che non tanto di realismo o iperrealismo si tratta, quanto di una accurata ricerca figurativa sulla nostra attenzione percettiva. La grande selezione che effettuiamo continuamente e inconsciamente nel conoscete questo mondo e dargli un corpo fisico è ciò che, effettivamente interessa Pellin.
L'artista rinuncia quasi completamente al colore, rendendo la maggior parte della raffigurazione in bianco e nero, accentuando solo due o tre punti con una contrastante carica cromatica. Ebbene, questo è esattamente il processo che avviene nella nostra mente quando osserviamo una scena o un oggetto e la nostra attenzione seleziona dei punti forti che saranno il riferimento per un successivo riconoscimento del già visto.
Pellin abbandona quasi sempre la simmetria nell'impostazione rappresentativa, captando attimi sfuggenti, ritagli di corpi o azioni. Analogamente il nostro cervello rifiuta gli equivalenti, in quanto non sollecitanti, e si concentra sugli squilibri e i frammenti, stimolato a ricomporre la loro integrità.
La creativa evita la pastosità materica, prediletta nell'arte contemporanea, lavorando con il tratto preciso e delicato del disegnatore che rende la narrazione chiara in ogni momento. Così i nostri neuroni "traducono" prima i tratti semplici e netti, quale informazione basilare nella lettura delle forme complesse.
Un indagine, dunque, inconsapevolmente scientifica, dove Cinzia Pellin annuncia, senza esserne conscia, una verità quanto fisiologica tanto filosofica:

" La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una
scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un amore ardente per la verità"
Plutarco

Denitza Nedkova


Curatrice mostra:
Deborah Petroni

Catalogo mostra:
AEM Srls

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Durata mostra:
dal 12 novembre al 24 novembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
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