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Inaugurazione Site-specific. Da un'arte come denuncia sociale ed ambientale in memoria di danni e vittime delle Alluvioni genovesi - a un’arte dedicata a radici, famiglia e al vissuto personale dell'artista. Un dialogo con il luogo fortemente storico e un viaggio dove l'oggettivo ed universale diventa al tempo stesso privato ed intimo.  - Chiusura 06/11/2016
via Acquasanta 251, Mele mappa
22/10/2016
mappa Site-specific. Da un'arte come denuncia sociale ed ambientale in memoria di danni e vittime delle Alluvioni genovesi - a un’arte dedicata a radici, famiglia e al vissuto personale dell'artista. Un dialogo con il luogo fortemente storico e un viaggio dove l'oggettivo ed universale diventa al tempo stesso privato ed intimo. 06/11/2016 via Acquasanta 251, Mele
1 ottobre 2016

Museo della Carta di Mele
presenta
Gloria Veronica Lavagnini
in
IO SONO QUI: da una memoria sociale ad una personale

Inaugurazione:
Sabato 22 ottobre 2016 - ore 17.30
Periodo e orari:
Dal 22 ottobre al 6 novembre 2016
Da mercoledì a domenica – dalle 11.30 alle 17.00
Dove:
Museo Carta Mele – via Acquasanta 251, Mele (GE)
Costi:
Inaugurazione gratuito – settimanale euro 3
Info e contatti:
museocartamele@comune.mele.ge.it
www.museocartamele.it

Gloria Veronica Lavagnini è un’artista emergente. Lo scorso Aprile ha conseguito la Laurea di II livello specialistico in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e ad oggi lavora tra le città di Milano e Genova.
Per questa personale la giovane artista ha voluto proporre un allestimento ed un percorso poetico site-specific. L’intera mostra è giocata al fine di richiamare nello spettatore la memoria di un sito e di un lavoro ricco di storia ormai perduta.
Un fermo-immagine bloccato nel tempo e nelle mura di un luogo che abbiamo la fortuna di poter ancora ammirare. Il pavimento ed il soffitto in legno ed il vecchio mulino funzionante collegato alle macchine del primo piano, rispolverano il ricordo di un passato più o meno vivo ancor oggi in ognuno di noi.
Così, approfittando anche del suono dello scorrere d’acqua del fiume, Lavagnini può collegarsi ad una delle sue ricerche ad oggi più complete dedicate alle alluvioni genovesi: la omonima Serie Alluvioni. Al primo piano quindi un’arte come denuncia ambientale e sociale che racconta dei danni e delle conseguenze delle calamità naturali sulla città di Genova. In questo piano del museo lo spettatore troverà le due Serie Orizzonti Sommersi, la Serie Ascendenze e la Serie delle Anime posizionate come immagini di una pellicola cinematografica sui polverosi teli dei macchinari.
Come la maggior parte dei lavori della giovane artista, le opere esposte sono costituite dagli oggetti stessi del loro enunciare, in questo caso relazionate ad oliere, nastri, setacci e telai che diventano preziosi simboli. Ogni traccia, ogni colore, ogni materiale non è mai casuale nella poetica di Lavagnini bensì è Lì ed Ora per auto-raccontarsi.
Sempre in questo piano opere dalla Serie Riflessioni e l’opera principe che racchiude e segna il passaggio da ciò che è esterno, sociale, oggettivo ed universale a ciò che è estremamente intimo, personale, unico, insostituibile: Senza titolo (Pettine), posizionato in una zona di bilico tra il primo ed il terzo piano che dedicherà interamente alla memoria personale.
Si perché, in contemporanea ai temi sociali, Lavagnini insegue un percorso intimo, legato al proprio passato, alle proprie radici, alla propria famiglia, ai propri luoghi ed alla casa. Al terzo piano, quindi, una proiezione video affiancata all’opera originale dedicata al nonno, libri d’artista ed opere reduci da attimi di riflessioni profonde, viscerali, impulsive, scavate, difficili da ammettere, esternate e cancellate l’attimo seguente per paura che qualcuno potesse mai decifrarle. Nomi, oggetti, ritratti ancora una volta simboli di una memoria estremamente interiore che per uno strano filo sottile la unisce e trasforma in una memoria oggettiva ed universale.
Io sono qui: da una memoria sociale ad una personale si fa luce e si ribalta di continuo in quella che più semplicemente l’essere umano chiama vita, al di là di ogni cultura, sia essa presente, passata o futura. Mostra Personale

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