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Inaugurazione La mostra che la Fondazione Peano di Cuneo dedica a Giovanni Cerri, artista milanese, riassume, in circa venticinque opere l’ultima stagione della sua ricerca. L’esposizione presenta diversi quadri di grande dimensione, incentrati sui temi dell’archeologia dimenticata, istoriata dalle scritte di rivendicazione sociale, in cui si allude agli avvenimenti più attuali e urgenti della nostra epoca contemporanea.   - Chiusura 17/07/2016
Corso Francia, 47 Cuneo mappa
18/06/2016
mappa La mostra che la Fondazione Peano di Cuneo dedica a Giovanni Cerri, artista milanese, riassume, in circa venticinque opere l’ultima stagione della sua ricerca. L’esposizione presenta diversi quadri di grande dimensione, incentrati sui temi dell’archeologia dimenticata, istoriata dalle scritte di rivendicazione sociale, in cui si allude agli avvenimenti più attuali e urgenti della nostra epoca contemporanea. 17/07/2016 Corso Francia, 47 Cuneo
La mostra che la Fondazione Peano di Cuneo dedica a Giovanni Cerri, artista milanese, riassume, in circa venticinque opere l’ultima stagione della sua ricerca. L’esposizione presenta diversi quadri di grande dimensione, incentrati sui temi dell’archeologia dimenticata, istoriata dalle scritte di rivendicazione sociale, in cui si allude agli avvenimenti più attuali e urgenti della nostra epoca contemporanea. Slogan e graffiti abbozzati su teste e volti della memoria greco-romana, a sottolineare la crisi del nostro Occidente, oggi intaccato da scottanti problemi come quello dei migranti e dei profughi. Oppure invettive e ammonimenti sulla crisi economica e finanziaria, sugli effetti preoccupanti della globalizzazione. Paesaggi che richiamano l’attenzione sullo scenario del degrado e della decadenza di un territorio minacciato e offeso.

Dal testo in catalogo di Simona Bartolena:
La ricerca di Giovanni Cerri si muove sul filo della memoria: la memoria individuale e quella collettiva. Un confronto con “i padri”, la necessità di seguire un filo che attraversa i secoli passando di generazione in generazione, che forse dipende anche dal suo essere figlio d’arte, una condizione di cui Cerri va orgoglioso, accogliendo nella sua pittura, pur personale e autonoma, l’importante eredità del lavoro del padre pittore. Un legame profondo con la storia, che parte dalla biografia personale per spostarsi subito sul piano universale; un viaggio condotto attraverso segni arcani e iconici, lasciati tanto da antiche civiltà, quanto da realtà ben più recenti ma già perdute in un passato sfocato, destinato all’oblio.
In questo inquieto ma suggestivo dialogo si incontrano in uno strano faccia a faccia vestigia del passato (busti, marmi classici, effigi di antichi imperatori e divinità) e reperti del contemporaneo (fabbriche dismesse, muri scrostati e coperti di slogan, ciminiere silenziose).
Sebbene le uniche figure a popolare questi spazi metafisici siano immobili sculture di pietra, la presenza dell’uomo si percepisce ovunque: nelle scritte sui muri, nei semafori accesi, negli edifici. Sono città sospese, in bilico tra Sironi e De Chirico, immerse in una calma surreale, quasi che la loro immagine stia sbiadendo come in un vecchio ricordo, appeso alla flebile forza della nostra memoria. Tracce di vita che si stanno scolorendo, luoghi perduti nell’immaginario privato e collettivo che si stanno cancellando progressivamente, portando via con sé il senso profondo della loro esistenza, la lezione che ogni esperienza porta in sé. In queste visioni la storia ci parla. Ci parla con i suoi monumenti più noti, con le icone della statuaria classica forzate a dialogare con una realtà altra, fatta di frasi scritte sui muri scrostati, in un’Italia, strapazzata e calpestata ma pur sempre figlia di un grande passato […].

Catalogo con testo introduttivo di Simona Bartolena e poesie di Roanna Weiss.

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora.
Ha iniziato a esporre nel 1987 e da allora ha tenuto mostre in Italia e all’estero (Canada, Cina, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, USA).
Da sempre attratto dal territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell’indagine tematica dell’archeologia industriale, con raffigurazioni di fabbriche dismesse, aree abbandonate e relitti di edifici al confine tra città e hinterland. Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra «I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione». Nel 2009 realizza il grande trittico dal titolo «Gomorra, l’altro Eden», ispirato al best-seller di Roberto Saviano. In questi anni, diversi suoi cataloghi sono stati accompagnati dai testi dell’amico scrittore Raul Montanari. Nel 2010 nell’ambito del Premio «Riprogettare l’archeologia», presenta un altro grande trittico dal titolo «Habitat» alla Triennale Design Museum di Milano. Nel 2011, invitato dal curatore Vittorio Sgarbi, espone al Padiglione Italia Regione Lombardia alla 54° Biennale di Venezia, e successivamente alla mostra «Artisti per Noto. L’ombra del divino nell’arte contemporanea» a Palazzo Grimani a Venezia. Nel 2015 viene pubblicato il catalogo “Milano ieri e oggi” (Galleria Palmieri – Cortina Arte Edizioni), che illustra il ciclo di opere dedicato alla sua città in occasione dell’anno di ExpoMilano. Una sua opera è presente nella collezione del Museo della Permanente a Milano.

Orari di apertura: giovedì, venerdì, sabato e domenica h. 16,00 – 19,00.
www.fondazionepeano.itGiovanni Cerri -  L’Ultima frontiera

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