Angelo Cagnone. Vivere così intensamente da non esisterehttp://www.okarte.it
Chiusura 28/04/2018
naugura giovedì 15 marzo alle ore 18 presso Arte 92 (Milano, Via Moneta 1/A) Vivere così intensamente da non esistere, personale di Angelo Cagnone. Si tratta della prima uscita ufficiale del Maestro dopo la grande esposizione alla Casa del Mantegna a Mantova nel 2008.

Via Moneta, 1/A, Milano mappa
Inaugurazione 15/03/2018
Il titolo di questa raccolta è quello di un lavoro del 1971, una sorta di autoritratto senza volto che è l’esatta trascrizione visiva della volontà dell’Artista di non rendersi protagonista nel suo lavoro, annullandosi quasi in esso in una sorta di transfert oggettuale. Così i piccoli tasselli anche visivi che contrappuntano la composizione, pur necessariamente appartenendo alla sua storia personale, vogliono essere suggestioni a che lo spettatore possa ricostruire un proprio racconto. È intuibile che questo risultato si possa raggiungere solo con una ricerca molto complessa che Angelo Cagnone ha sempre condotto su binari paralleli a quelli della poesia. Ne sono esempio le grandi tele in mostra dove il racconto è costruito mediante stratificazioni, cesure, riprese che mimano perfettamente l’andamento per versi liberi della poesia contemporanea e ugualmente mettono in atto quegli slittamenti semantici, contaminazioni, ibridazioni proprie del linguaggio pittorico odierno. Scrive Raffaella A. Caruso nel testo in catalogo: “Cagnone si muove più con gli strumenti della poesia che con quelli della pittura: il verso è quello libero, fuori dalla metrica conosciuta, eppure in grado di risuonare in maniera universale come un magma ritmico comune e ancestrale grazie ai ritmemi, suoni ricorrenti che qui divengono immagini ripetute. L’a capo, escamotage di inizio e interruzione che separa il verso, regalando alla poesia contemporanea tempi diversi dalla prosa, in Cagnone è spazio, è luce, a volte colore”. Così grandi neri quasi assoluti in a solo o in dittico si alternano alle sospensioni di frame in bianco e a improvvise aperture al colore, mentre l’uso di carte, gesso, inchiostri, parole regalano alla composizione variationes continue.
La storia pittorica di Angelo Cagnone (Carcare, 1941) inizia alla fine degli anni 50 ed è fatta di grandi incontri (tra i suoi collezionisti Peggy Guggenheim) e di compagni di viaggio (tra i tanti Lucio Fontana, Mario Rossello, Oreste Del Buono, Capogrossi, Castellani, Crippa, Dova, Agenore Fabbri, Jorn, Lam, Leoncillo, Piero Manzoni, Hundertwasser, Tancredi, Scanavino, Roland Topor) che costruiscono con lui la grande storia della cultura e dell’arte italiana ed europea. Eppure come evidente dalle opere presentate egli mai ha smesso di ricercare e offre dunque ai visitatori di questa mostra inediti assolutamente freschi. Quello che risulta particolarmente interessante al culmine di una maturità artistica che nulla ha più da dimostrare ma che ancora stupisce, è proprio la rara dote di riuscire in queste composizioni a cambiare continuamente il punto di osservazione, ponendo lo spettatore ora al centro della scena, ora al di fuori, in uno scambio emotivo con l’artista veramente raro.
 
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