I Longobardi tornano a Pavia: alle origini del nostro Medioevohttp://www.okarte.it
Chiusura 03/12/2017
di Stefano Pariani
Si profila come la mostra-evento dell'autunno per la città di Pavia quella sui Longobardi e miglior luogo espositivo non si poteva auspicare, dal momento che la bella città adagiata sul Ticino fu capitale di uno dei Regni più importanti della storia altomedievale.
Castello Visconteo - Pavia mappa
Inaugurazione 01/09/2017
Si profila come la mostra-evento dell'autunno per la città di Pavia quella sui Longobardi e miglior luogo espositivo non si poteva auspicare, dal momento che la bella città adagiata sul Ticino fu capitale di uno dei Regni più importanti della storia altomedievale.

Realizzata grazie alla collaborazione internazionale tra i Musei Civici di Pavia, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, la mostra porta la firma di un comitato scientifico di primo piano, tra i quali si annovarano Gian Pietro Brogiolo, Federico Marazzi, Ermanno Arslan e Carlo Bertelli. Il risultato è un'esposizione di grande interesse e rilievo, che concentra la sua attenzione su poche ma delineatissime sezioni che fanno luce sul percorso artistico e culturale del popolo “dalle lunghe barbe”.

Sotto la guida di re Alboino, i Longobardi entrarono in Italia nel 568 da est, nell'attuale Friuli, e si espansero in pochi anni nel territorio, spezzando di fatto in due la penisola dal punto di vista politico: una parte rimase sotto il dominio bizantino, l'altra sotto quello del nuovo popolo invasore. Frammentazione che segnerà i secoli a venire, quando l'Italia, persa la propria unità, divenne terra di conquista di popoli stranieri fino agli anni della ricompattazione risorgimentale.

Il regno longobardo ebbe vita per circa due secoli, quando nel 774 Carlo Magno, chiamato dal papa, ne decretò la fine con la capitolazione di Pavia e diede inizio ad una nuova e fondamentale pagina per le vicende europee; nasceva infatti il Sacro Romano Impero. Tuttavia gli intrecci politici, militari, culturali e religiosi che i Longobardi avevano intessuto in Italia con l'eredità e la tradizione romana segnarono una tappa importantissima per la storia della nostra penisola e perdurarono nel Ducato di Benevento, fondato dai Longobardi stessi e rimasto in vita come stato indipendente fino all'XI secolo.

Ad attirare l'attenzione nelle prime sezioni della mostra sono i reperti provenienti da diverse necropoli, grazie ai quali si può ricostruire l'identità culturale e religiosa dei Longobardi, in qualche misura ancora legata a valori pagani e guerrieri. Ogni clan occupava uno spazio dedicato alla sepoltura e si poteva arrivare fino ad un gruppo di 10-12 parenti per ogni settore. Diverse sono le necropoli rappresentate in mostra: da quella di Szòlàd in Ungheria, l'antica Pannonia da cui giungevano i Longobardi, ci arrivano alcuni reperti del VI secolo, come una coppia di fibule a forma di “S”, un pettine, finissime guarnizioni di calze, ma anche pedine da gioco in avorio. Da una tomba femminile di Cividale del Friuli, sempre del VI secolo, abbiamo uno spillone in bronzo per capelli ed un'elegante collana in pasta vitrea, che testimoniano un'attenzione particolare per il decoro della donna, come pure i vari orecchini e monili esposti.

Interessantissime le teche con le riproduzioni grafiche dei corpi dei defunti, sui quali sono collocati, secondo logiche ricostruzioni, vari oggetti ritrovati nelle necropoli, come spade dalle impugnature in filigrana, asce - fondamentali per un popolo guerriero - fibbie per cintura, croci in lamina d'oro: dotare il corpo defunto di oggetti preziosi e gioielli serviva come viatico per l'Aldilà. La lavorazione del vetro è invece ben rappresentata dalla presenza di corni potori colorati, che ci restituiscono l'immagine di un popolo dedito alla convivialità e attento all'ostentazione sociale del banchetto.

Nelle sezioni successive i reperti scultorei esposti mostrano come all'iconografia tratta dall'arte paleocristiana si accostino ricorrenti i motivi ornamentali, tipici della decorazione longobarda e già sviluppati nelle fibule o nelle impugnature delle spade: volute vegetali, nastri intrecciati, motivi geometrici. Tra gli esempi più rilevanti in mostra il pluteo con pavoni affrontati (VII-VIII secolo) dalla vicentina chiesa di Santa Maria Etiopissa e la lastra di ambone (760-770) raffigurante un elegantissimo pavone che si muove tra “ricami” fogliacei e tralci d'uva, proveniente dalla chiesa di San Salvatore a Brescia.

Ci porta invece in Italia centrale il dittico in avorio (IX-X secolo) proveniente dal monastero di Rambona, eretto dal duca di Spoleto per la moglie Ageltruda: qui, ridotta all'essenziale la decorazione a intrecci, la figura umana, seppur con movimenti ancora un po' impacciati, occupa tutto lo spazio del dittico e i simboli paleocristiani lasciano posto a un Cristo in croce, una Madonna in trono e figure di santi.

Decisamente interessante anche la presenza di alcuni preziosi manoscritti, come il celebre Editto di Rotari (643), esposto nel codice più antico a noi noto, proveniente dall'Abbazia di San Gallo in Svizzera.

Una mostra agile e un allestimento elegante, anche dal punto di vista della luce e del design, che rendono ancora più accattivante un percorso di dialogo tra reperti, videoproiezioni e didascalie. Le opere esposte sono oltre 300 per un totale di 32 siti longobardi; per chi volesse approfondire ulteriormente la conoscenza della presenza longobarda sul territorio pavese, è consigliabile una visita ai Musei Civici del Castello Visconteo, mentre durante i week-end per tutto il periodo della mostra saranno aperte le cripte di Sant'Eusebio, San Felice e San Giovanni Domnarum.

Longobardi – Un popolo che cambia la storia
Pavia, Castello Visconteo
1 settembre-3 dicembre 2017
Orari: da martedì a domenica: h 10-18
www.mostralongobardi.it
 
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