Balla quello che c'è http://www.okarte.it
Chiusura 08/01/2018
Opere di Marco Randazzo
via Borgo della Stella 23 R, Firenze mappa
Inaugurazione 25/11/2017
Balla quello che c’è

Opere di Marco Randazzo
a cura di Daniela Pronestì

Florence Dance Center
Via Borgo della Stella 23 r - Firenze

Inaugurazione / Opening
Sabato 25 novembre 2017 ore 18:30

Performance a cura del corso professionale di danza contemporanea
Coreografia di Arianna Benedetti



25 novembre 2017 – 8 gennaio 2018

Rassegna realizzata in collaborazione con:
La Toscana - rivista mensile di arte e cultura generale
Incontri con l’Arte - rubrica di approfondimento culturale a cura di Fabrizio Borghini

ingresso libero seguirà cocktail





Sabato 25 novembre alle ore 18.30 in via Borgo Stella 23 r a Firenze riparte la rassegna di arti visive Etoile Toy/ Visual Art Florence promossa dal Florence Dance Center di Marga Nativo e realizzata in collaborazione con la storica e critica d’arte Daniela Pronestì. La rassegna, ideata da Mario Mariotti nel 1987, indaga il rapporto tra immaginazione creativa ed espressione corporea trasformando ogni inaugurazione in un evento che coniuga arte e danza con una performance ispirata alle opere esposte. Ospiti della rassegna, da novembre 2017 a maggio 2018, quattro artisti - di cui tre italiani e uno straniero - chiamati a confrontarsi sul linguaggio dell’astrazione pittorica, con particolare attenzione alla forza espressiva del colore e alla capacità comunicativa del segno.

La rassegna si apre con la mostra personale di Marco Randazzo (1983) intitolata Balla quello che c’è. Riunite per l’occasione quindici opere che pongono l’accento, come già indicato dal titolo, sull’elemento dinamico - musicale che connota la ricerca del giovane artista siciliano, ponendola sul piano di un’ideale continuità con i principali episodi dell’astrazione europea ed americana del secolo scorso.

Dopo un breve esordio figurativo confinato agli anni degli studi accademici - prima a Catania, poi a Milano -, il suo linguaggio si è ben presto indirizzato verso una sintesi di colore e segno, elementi chiamati entrambi a trasferire sul supporto stadi diversi del pensiero e dell’emozione. Per Randazzo la tela è luogo di stratificazioni che invitano ad un’esperienza percettiva - e quindi anche mentale ed emozionale - articolata su più “livelli”, grazie ai quali lo sguardo “entra” nello spazio dipinto passando dal ritmo di segni circolari che occupano lo strato più superficiale del dipinto alle presenze materiche - fogli di giornale, frammenti di tela - che occupano il fondo dell’opera. Nel passaggio da una visione complessiva ad una scoperta graduale dei vari livelli compresenti nell’opera, l’osservatore è chiamato a ripercorre - sia pure in senso contrario - le varie fasi del processo creativo e insieme a queste anche le suggestioni e gli stimoli che hanno guidato l’artista. Anziché essere passivamente fruita, l’opera diventa perciò uno spazio da vivere con i sensi e con l’intelletto, similmente a quanto fa l’artista condensando nel gesto - colore il proprio racconto autobiografico.

L’impressione è che l’azione pittorica possa non solo farsi traccia di tensioni, pulsioni inconsce e stati d’animo, ma sia capace anche di colmare i vuoti di senso generati dall’incontro - scontro con la realtà. Scegliendo di adottare come formula identificativa della propria poetica la frase Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo, Randazzo invita ad una riflessione sia sulle difficoltà cui l’artista va incontro ogniqualvolta lo spazio bianco della tela gli impone di dare un ordine ai propri pensieri e stimoli emozionali, sia sulle contraddizioni di un’epoca ormai incapace di comunicare pur essendo molteplici i mezzi per farlo. L’arte sembra porre rimedio a questo difetto di comunicazione riportando l’attenzione sulla possibilità di dire, e quindi anche di comprendere, ciò che per paura o mancanza di chiarezza interiore non riusciamo a dire o non vogliamo ammettere a noi stessi e agli altri.

L’opera d’arte, dunque, è una messa a nudo di sé, un varco aperto sul proprio mondo interiore: così Randazzo vive l’esperienza creativa, affidando al colore ed al segno il compito di farsi tramite di questa confessione. Chi sceglie la via dell’arte non può che “vivere di conseguenza” - verrebbe da dire citando il titolo di un’altra sua opera -, sapendo bene che questa scelta esige verità. Aspetto, quest’ultimo, che la sua pittura eleva a valore primario, concentrando nell’opera sogni, speranze, turbamenti, dubbi e certezze. Spunto ispirativo è molto spesso la musica, il verso di una canzone, il titolo di un brano: suggestioni che traslate nel linguaggio pittorico generano vortici emozionali, ritmi cromatici, spessori e densità, in un elaborato sistema di corrispondenze tra suono e colore, parola e segno.


Uno sviluppo calligrafico del colore che si staglia sulla tela senza mai riempirla del tutto ma lasciando visibile il bianco dello sfondo quale richiamo ad una dimensione trascendente e immateriale che contiene tutto, incluso ciò che l’artista deve ancora scoprire di sé. Gli ultimi lavori capovolgono l’equilibrio tra dinamismo del segno e staticità della materia sperimentando un nuovo supporto contenente un liquido colorato che muovendosi genera imprevedibili configurazioni. In questo caso, quindi, è il colore ad “animarsi”, a “ballare” - potremmo dire citando uno dei lavori che dà titolo alla mostra -, conferendo all’opera un carattere insieme duraturo ed effimero.

Florence Dance, diretto da Marga Nativo
Borgo della Stella 23/r (Piazza del Carmine) 50124 Firenze
info@florencedance.org - www.florencedance.org
Dal lunedì al venerdì (10.00 - 13.00 / 14.30 - 20.00)
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Nato in Sicilia ad Avola (1983), Marco Randazzo si forma prima all’Accademia di Catania per poi trasferirsi a Milano, dove completa gli studi specializzandosi all’Accademia di Brera. Di pari passo con la maggiore consapevolezza artistica inizia una ricca e proficua serie di esposizioni - oltre novanta dal 2010 ad oggi - sia in spazi istituzionali (2010, Accademia di Brera; 2017, Istituto Italiano di Cultura, Osaka) che in gallerie (2013, Galleria Wikiarte, Bologna; 2014, DomagAteliers, Monaco di Baviera; 2016, The Ballery, Berlino) in Italia e all’estero. Partecipa inoltre a numerose fiere d’arte contemporanea, tra cui ARTE GENOVA (2013, 2014 e 2016), ARTE CREMONA (2015), VERNICE ART FAIR (Forlì, 2015), ARTEXPO NEW YORK (2015 e 2016), BERGAMO ARTE FIERA (2015 e 2016), AFFORDABLE ART FAIR MILANO (2015, 2016 e 2017). Ha pubblicato due cataloghi monografici ed è presente in tre pubblicazioni annuali della collana Sensazioni Artistiche edita dalla casa editrice Giorgio Mondadori (Gruppo Cairo Comunication) con testi critici di Alberto Gross, Francesca Bogliolo e Giorgio Grasso. E’ presente inoltre su segnalazione critica di Daniela Pronestì nel numero 52 del CAM (Catalogo Arte Moderna) edito da Cairo Editore.
randazzomarco.wixsite.com

 
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