Santa Maria di Castello: l'antico cuore di Alessandria e il miracolo di una Madonna prodigiosahttp://www.okarte.it
 
di Stefano Pariani
Città avvolta dalla fitta nebbia nei mesi freddi e celebre per il cappello Borsalino, divenuto simbolo di eleganza nella storia del costume italiano, Alessandria lega in qualche modo il suo nome nell'immaginario collettivo a questi due elementi, che si aggiungono alla ben nota riservatezza dei suoi abitanti, laboriosi e legati alle tradizioni.
via Santa Maria di Castello, Alessandria mappa
 
 
Città avvolta dalla fitta nebbia nei mesi freddi e celebre per il cappello Borsalino, divenuto simbolo di eleganza nella storia del costume italiano, Alessandria lega in qualche modo il suo nome nell'immaginario collettivo a questi due elementi, che si aggiungono alla ben nota riservatezza dei suoi abitanti, laboriosi e legati alle tradizioni.

E' difficile oggi immaginare Alessandria come antica città medievale, perchè i mutamenti urbanistici nel corso dei secoli hanno lasciato poche tracce di un grande passato comunale e successivamente signorile, quando la città passò sotto i Visconti, eppure alcune vestigia sono rimaste e basta avventurarsi per le strette e silenziose vie del centro storico per scoprire un'antichissima testimonianza artistica.

Non molto lontano dalle strade del passeggio, di quell'”avanti e indietro” tipico delle città di provincia attorno alle luci delle vetrine commerciali, ci s'imbatte in un'ariosa piazza, recentemente restaurata, dove sorge la chiesa di Santa Maria di Castello, il monumento più significativo della storia di Alessandria. Già documentata in un atto del 1107, ancor prima della fondazione stessa della città (1168), la chiesa sorgeva nel cuore di Rovereto, uno dei borghi che assieme ad altri (Marengo, Bergoglio, Gamondio) diede poi origine ad Alessandria stessa, e deve il suo nome al fatto di essere stata originariamente costruita nel luogo di presenza di un castello o di un “castrum”.

L'attuale aspetto della chiesa è frutto dei lavori promossi dai Canonici Lateranensi, succeduti nel 1470 ai Canonici di Santa Croce di Mortara, che si protrassero dal 1486 fino al 1545. La facciata, in mattoni scoperti, è in stile tardo-gotico lombardo e nella sua sobria semplicità si presenta tripartita, con due snelle finestre laterali ed un rosone centrale sopra il portale. Nella parte superiore del portale due tondi raffigurano l'”Annunciazione”, mentre nelle fasce laterali sono rappresentati gli Apostoli, oggi purtroppo rovinati.

L'interno, suddiviso in tre navate, è semplice ma ricco di “sorprese” artistiche, prima fra tutte il bellissimo gruppo in terracotta della “Deposizione di Cristo”, realizzato da un artista lombardo attorno al 1530. Collocato in una cappella del transetto, mostra personaggi straordinariamente vivi nelle gestualità, nei movimenti e nei sentimenti espressi dai volti, con un'impostazione quasi teatrale. Al pathos drammatico dei personaggi attorno a Cristo si contrappone l'impassibile serenità del corpo di Gesù stesso.

Altre testimonianze importanti sono la lastra tombale di Federico dal Pozzo, con iscrizione originale e data 1380 nella prima cappella a destra, e il grande crocefisso ligneo dell'altar maggiore, opera della bottega pavese di Baldino da Surso (1460). Ma un ruolo fondamentale è dato alla raffigurazione della Vergine ed una in particolare è legata alla tradizione devozionale della città. Si tratta della cosiddetta “Madonna della Salve”, patrona della diocesi di Alessandria, di cui nel transetto è conservata un'antica copia in pietra. Gli alessandrini scelsero fin da subito l'originario gruppo ligneo, che rappresentava la Madonna sorretta da San Giovanni e che si trovava proprio nella Chiesa di Santa Maria di Castello, come rappresentativo della diocesi e lo trasferirono nel 1178 nella cattedrale del centro cittadino, da poco eretta, lasciando nell'originaria chiesa la riproduzione in pietra dipinta. Curiosa è la denominazione di “Salve” e ci riporta ad un fatto miracoloso che ebbe grande eco nel passato.

Anticamente la statua era chiamata “Madonna dello spasimo”, in riferimento al dolore a cui si abbandonava Maria ai piedi della croce di Cristo; accadde che nel giorno della celebrazione di San Giorgio, il 24 aprile del 1489, che coincideva anche con l'anniversario della fondazione della città, l'effigie della Madonna cominciò a sudorare miracolosamente e i fedeli che si rivolgevano a lei ricevettero le grazie richieste. Il fatto, riportato da diversi cronisti dell'epoca, ebbe vasta risonanza non solo in tutta la città, ma anche nella vicina Lombardia e poi nel resto del Nord Italia, e i fedeli cominciarono a recitare ogni sabato il “Salve Regina” rivolti alla statua della Madonna. Da qui l'appellativo con cui oggi è nota l'effigie, ancora molto venerata dalla cittadinanza.

Altre immagini mariane sono un bel brano d'affresco raffigurante la “Madonna del Parto” (1500 circa), dall'ampio manto bianco, all'inizio della navata sinistra, e, in una cappella della navata destra, la tela di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo raffigurante la “Madonna immacolata” (1610), resa con una maestosità statuaria e con un volto estremamente dolce, impreziosito da un morbido incarnato e da lunghissimi capelli biondi e ricci. La presenza del Moncalvo in Alessandria è particolarmente significativa, in quanto l'artista era uno tra i pittori più apprezzati e attivi in Piemonte nel periodo della Controriforma.

Per completare la visita di questa chiesa, apparentemente semplice e piuttosto spoglia, ma in passato al centro di momenti fondamentali nella storia della città, si possono visitare i resti archeologici sotterranei, quel che rimane di un edificio preromanico dell'VIII secolo ed un impianto triabsidato romanico del X – XI secolo. La piazza ove sorge Santa Maria di Castello è molto silenziosa, quasi un luogo a parte rispetto al resto della città, e una surreale quiete si respira anche all'interno della chiesa. Non resta che farsi largo, se mai ce ne fosse bisogno, tra le nebbie alessandrine e scoprire questo antico tesoro: l'impatto ad effetto è assicurato e certamente anche quello artistico.
 
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