cremaredatto da Stefano Pariani: Appena fuori dall'abitato di Crema, lungo un viale alberato, sorge un'imponente chiesa circolare tutta in mattoni scoperti e la cosa che più sorprende fin da subito è la sua straordinaria somiglianza col tiburio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, capolavoro rinascimentale di Bramante. E un motivo, in effetti, c'è. Ma andiamo con ordine, perché le origini di Santa Maria della Croce si intrecciano con una storia a tinte fosche. L'edificazione della chiesa è infatti legata ad un violento fatto di sangue che aveva sconvolto il territorio cremasco sul finire del 1400. A quei tempi Crema faceva parte della Repubblica Veneta e Bartolomeo
Pederbelli aveva appena lasciato la sua città, Bergamo, per un omicidio commesso non si sa per quale ragione, giungendo a Crema come fuggiasco. Si dedicò al commercio delle stoffe e ovviamente tacque il motivo dell'allontanamento dalla sua città. Qui sposò Caterina degli Uberti nel 1489, giovane di benestante famiglia dall'animo pio e gentile, più per i soldi della sua dote che per vero amore. Ad un certo punto prese in odio la giovane sposa, forse perché lei gli rimproverava la sua pessima condotta o più probabilmente per il denaro che ancora gli doveva la famiglia di Caterina come dote. Sta di fatto che il 3 aprile 1490, mentre stavano
percorrendo a cavallo la strada che portava a Bergamo, Bartolomeo deviò in un boschetto e qui cominciò a colpire la sposa con la spada prima e, dopo che questa si ruppe, col pugnale. In seguito si dileguò con gli ori strappati alla moglie, lasciando Caterina in una pozza di sangue e con una mano, mozzata. Pare che la giovane agonizzante, non volendo morire senza aver ricevuto i Sacramenti, abbia invocato la Madonna e sia apparsa allora una donna vestita miseramente che la trasportò in un vicino casolare presso dei contadini. Le ferite guarirono immediatamente. Il giorno seguente, dopo aver ricevuto i Sacramenti da un prete del luogo, le ferite tornarono a sanguinare e Caterina spirò serenamente perdonando il marito. Già nei giorni successivi nel bosco dove avvenne l'omicidio si registrarono lacrimazioni di un'effige della Madonna ed una serie di guarigioni inspiegabili, che portarono un afflusso sempre maggiore di fedeli e pellegrini. In breve si decise di costruire un edificio religioso dedicato alla Vergine, proprio sul luogo dove era avvenuto il fatto di sangue. I lavori furono affidati a Giovanni Battagio, architetto lodigiano
allievo di Bramante e molto aggiornato sulle novità architettoniche milanesi. Da qui si spiega la somiglianza del corpo centrale dell'edificio cremasco col tiburio
di Santa Maria delle Grazie. Battagio aveva appena terminato il Tempio civico dell'Incoronata a Lodi, quando nel 1490 ricevette l'incarico della costruzione di Santa
Maria della Croce, uno dei più grandi esempi di architettura rinascimentale in Lombardia.crema Si presenta come un edificio a pianta centrale, circolare all'esterno ed
ottagonale all'interno, a cui si uniscono quattro corpi minori. La pianta centrale era particolarmente diffusa nei dibattiti e nei progetti di alcuni architetti
rinascimentali che facevano capo proprio a Bramante e ai suoi richiami all'antico, negli anni in cui l'artista soggiornava a Milano al tempo di Ludovico il Moro. La
pianta circolare si ritrova infatti nella cappella Portinari a Milano, nei progetti del Filarete e nei disegni di Leonardo ed è da ricondurre ad un concetto di
perfezione ideale. Il corpo centrale è architettonicamente elaborato in quattro fasce, che creano un senso di alleggerimento man mano che si sale: la prima fascia
presenta una serie di specchiature con lesene, dalla seconda fascia di monofore si passa alla terza di bifore, inserite a coppie entro archi, per finire con la
quarta caratterizzata da una loggia di fitte e sottili colonne poggianti su archi trilobati. L'insieme crea un suggestivo gioco di pieni e vuoti ed è di grande
eleganza, anche per altre decorazioni circolari a ruota e a raggi che ricordano da vicino la Chiesa delle Grazie milanese. L'interno, ricco di decori in marmi
policromi e stucchi settecenteschi, custodisce alcune pale d'altare di pittori locali, come la "Natività" (1575) di Antonio Campi, dalla calda luce che illumina i
personaggi conferendo alla scena un'intima serenità, la "Deposizione" (1575) e "L'adorazione dei Magi" (1576) di Bernardino Campi e "La salita al Calvario" (1578) di
Carlo Urbino. La tela più antica è quella dell'altare maggiore che raffigura "L'assunzione della Vergine" del veneziano Benedetto Rusconi detto il Diana, che risale
al 1502. La luminosa cupola è suddivisa in otto vele ed è affrescata con "Il trionfo della Croce" di Giacomo Parravicino (1702), dove una serie di svolazzanti angeli
e putti di gusto barocco portano in cielo i simboli della Passione di Cristo.crema A ricordare l'episodio della sventurata Caterina un gruppo statuario di fine Settecento
nello scurolo, sotto l'altar maggiore, che ritrae la giovane con la mano mozzata accanto alla Vergine, entrambe vestite di preziose stoffe. Un episodio di violenza,
come tanti ne registravano le cronache del passato, che ha legato il suo nome ad una chiesa che è testimonianza d'arte e al tempo stesso di luci e ombre remote.
Stefano Pariani

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