di Ugo Perugini
Per la prima volta in area italiana uno dei più grandi maestri della cultura scandinava.
kirkeby
Per Kirkeby è ormai un anziano signore in carrozzella (è nato a Copenhagen nel 1938), però, non ha perso la vivacità intellettuale che gli ha consentito di essere uno dei maggiori protagonisti della scena culturale scandinava del Novecento. Quasi una figura rinascimentale, un personaggio poliedrico, dal “multiforme ingegno”, visti i suoi interessi in numerosi campi della scienza e dell’arte.
Laureato in geologia, la prima parte della sua vita la dedica alle esplorazioni in Groenlandia, Circolo Polare Artico e America Meridionale (in tutto 58 spedizioni). La geologia svolgerà un ruolo importante, come vedremo, anche per la sua attività di pittore e scultore. Ma Kirkeby è stato anche un poeta (la sua prima silloge è del 1966) e uno scrittore importante: ha pubblicato un romanzo e una nutrita serie di saggi su grandi artisti del passato, tra i quali Turner, Friedrich, Delacroix, Cezanne, Rodin, Munch, ecc.

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I riconoscimenti del suo lavoro arrivano ben presto. Ottiene la cattedra all’Accademia d’arte di Karlsruhe, è Membro dell’Accademia danese, e insegnerà fino al 2000 alla Scuola di Francoforte. Ma Kirkeby si sente di esprimere la sua creatività anche in altri ambiti: negli anni Settanta realizza diverse opere cinematografiche (soprattutto una ventina di documentari), lavora ai costumi e alle scenografie di numerosi spettacoli teatrali e affianca il grande regista Lars von Trier nella realizzazione di alcuni capitoli del film “Le onde del destino”.

La Mostra, curata da Simone Soldini, che Mendrisio gli ha dedicato (dal 2 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017 presso il Museo d’Arte) è la sintesi dei suoi trent’anni di carriera (1982-2011) come pittore e come scultore. Sue opere sono conservate al MoMa di New York, al Centre Pompidou di Parigi, al Louisiana Museum di Copenhagen.

Questa è la prima mostra retrospettiva in area italiana, dopo quelle dedicategli dalla Tate Gallery di Londra, dalla Phillips Collection di Washington, ecc. L’esposizione prevede una quarantina di dipinti (molti di grande dimensione), 6 sculture (una all’ingresso alta quasi 4 metri) e una serie di acquerelli. Opere provenienti da gallerie e da privati.

Nell’ambito della scultura Kirkeby ha utilizzato inizialmente mattoncini rossi in una esperienza spaziale influenzata dall’architettura, per dedicarsi poi al bronzo, utilizzato non come avrebbero fatto gli scultori di mestiere, ma per esaltare l’interazione tra volumi e luce, sfruttando gli effetti prodotti dalle superfici, quasi come contributo alla sua ricerca pittorica.

E, infatti, nei suoi dipinti troviamo ben visibili stratificazioni, sedimentazioni rocciose, faglie, impronte, aspetti morfologici (derivati dalle sue conoscenze geologiche) con contorni non definibili e di volta in volta mutevoli a seconda della luce e della massa. I lavori, scuri, cupi addirittura, mostrano l’aspetto visionario dell’Artista che lascia libera la propria intuizione verso il caos - “calmo” staremmo per dire - del flusso materico.

Ma, attenzione, Kirkeby, anche se inizialmente fu tentato dall’arte minimalista e dal movimento della Pop Art e di Fluxus, non è un pittore astratto. Lui ama rifarsi alla pittura dell’Ottocento e del primo Novecento. Piuttosto lo si potrebbe definire un pittore anacronistico. Così, in sintesi, descrive la sua visione creativa: lo spunto nasce dal paesaggio, mai da una nota astratta, poi questo paesaggio si trasforma in qualcosa di visionario, nella ricostruzione di un’atmosfera. E lo si vede bene nelle ultime opere, dove riemergono anche gli influssi della civiltà Maja (ricordiamo i suoi viaggi in New Mexico).

Gli acquerelli, dal canto loro, sono appunti di viaggio, che diventano opere d’arte. Notazioni figurative di paesaggi, promemoria di idee iconiche, coloristiche, spunti da elaborare, ecc. ma, anche qui, il lavoro di Kirkeby è fortemente concentrato sulla valorizzazione della luce.

Un pittore non facile, che può lasciare sconcertati a un esame superficiale delle sue opere. Ma la mostra, inserita nelle sale essenziali, quasi claustrali, del Museo di Mendrisio, aiuta a svolgere una riflessione su di esse, fino a coglierne l’autentica essenza, interpretando le emozioni di una natura “nordica”, apparentemente cupa e tetra, lontana dalla nostra concezione, ma che è possibile riconoscere come comune.

Museo d’arte di Mendrisio – piazzetta dei Serviti – Mendrisio.

Orari: da martedì a venerdì 10,00-12,00; 14,00-17,00; sabato, domenica 10,00-18,00. Ingresso: € 10.


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