acquadi Francesca Bellola
​“Nella città non ci sono cisterne, né condotti che portino l'acqua da lontano. Vi sono invece sorgenti naturali, ottime da bersi per gli uomini, limpide, salubri, comode, mai asciutte per quanto secca sia la stagione, ed esse sono in tale abbondanza che pressoché in ogni casa è posta una bella fontana chiamata anche “pozzo d'acqua viva”. Questa citazione di Bonvesin de la Riva, poeta e scrittore medievale, ci fa comprendere quanto fosse straordinaria e ben servita l'acqua nella città meneghina nel XII secolo. Per capire meglio l'antica rete idraulica e la sua trasformazione sino ad oggi è possibile visitare, fino al 14 febbraio 2016, la mostra dal titolo: “Milano, città d'acqua” ospitata a Palazzo Morando. Circa centocinquanta immagini d'epoca, provenienti da archivi pubblici e privati, testimoniano l'abbondanza di acqua, risorsa indispensabile attorno alla quale costruire e sviluppare la fisionomia e la topografia del capoluogo lombardo.

L'esposizione, curata da Stefano Galli e promossa da Comune di Milano Cultura - Servizio Musei Storici con il contributo di Regione Lombardia, pone anche un motivo di riflessione in difesa di un elemento indispensabile per l'intera comunità.

Immaginiamo di rivivere la pianificazione territoriale attorno al XII secolo. L'approvvigionamento idrico era distribuito in un reticolo di canali che si diramavano sia nel centro che nelle zone suburbane. Questo serviva per molte lavorazioni artigianali nelle quali la città eccelleva. Si utilizzava anche per fare girare le ruote dei mulini che macinavano il grano, per la preparazione della carta, per la follatura dei tessuti, per la lavorazione dei metalli e per altre attività.

Nel frattempo vengono costruite il Naviglio Grande e la Fossa interna, due opere idrauliche fondamentali per il futuro sviluppo di Milano. Inizialmente nate con carattere prevalentemente difensivo, assumeranno in seguito un ruolo completamente diverso favorendone i commerci, i trasporti e le attività manifatturiere. A metà del XV secolo l'invenzione della Conca e, a distanza di pochi anni, dello scavo del Naviglio della Martesana rivoluzioneranno il trasporto fluviale mettendo in comunicazione la città con l'Adda e quindi con il lago di Como. Milano sarà sempre più fiorente e la navigazione proseguirà verso il nord Europa.

Attraverso le fotografie in bianco e nero esposte in mostra possiamo risalire alla vera identità, ormai dispersa nei secoli ed un tempo costituita da rigagnoli, rogge, torrenti e canali di via Ponte Vetero, via Pantano, via Pontaccio e via Molino delle Armi, per citarne solo alcune.






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