macchiaiolidi Ugo Perugini

Nasce al Caffè “Michelangelo” di Firenze la rivoluzione della "macchia" Mai sottovalutare i bar, i ristoranti, i caffè. In questi luoghi, in genere, nascono e muoiono discorsi futili, polemiche spicciole, banalità quotidiane, ma, certe volte, incredibilmente, si possono sviluppare idee innovative, fermenti creativi e artistici assolutamente originali. Qualche esempio: il ristorante La Coupole a Parigi o il Bar Jamaica a Milano. Oppure il Caffè Michelangelo a Firenze verso la seconda metà dell’Ottocento. E’ in queste sale – o meglio in quella chiamata Malibràn – che si compirà una rivoluzione nella rivoluzione. Siamo attorno al 1850. Mancano ancora diversi anni e diverse vicende drammatiche prima che nel nostro Paese si compia l’unità. Firenze è una città nella quale si può vivere abbastanza tranquillamente.

 Il Granduca Leopoldo non fa politiche repressive come in altre regioni. E il Caffè Michelangelo è il luogo ideale per riunire intellettuali provenienti da diverse parti d’Italia. Un luogo in cui si può scherzare, ridere (“Era una riunione gaia e allegra”, ricorderà Giovanni Fattori) ma anche discutere, sia di problemi legati alla liberazione della patria dagli oppressori stranieri, sia di quelli relativi a una nuova concezione dell’espressione pittorica. Queste in sostanza le due rivoluzioni. La prima vede protagonisti i pittori soldato che vogliono farsi interpreti dei nuovi ideali mazziniani, rifiutando un certo atteggiamento enfatico, alla Induno, tanto per intenderci, orientandosi verso soggetti più intimi, scene più vere in cui il popolo possa riconoscersi, secondo i dettami mazziniani. Giovanni Fattori non era un soldato ma racconta il “dietro le quinte” della battaglia, cerca di far emergere la crudeltà della guerra, senza trionfalismi e con uno sguardo attento ai più umili. Quello che dà fastidio a questi giovani ed esuberanti artisti, poi, è l’accademismo. macchiaioli Quel modo di fare pittura troppo pomposo, aulico, declamatorio. Loro ricercano una verità altra, più diretta da far scaturire attraverso opere dal vero, che colgano gli effetti di luce e i contrasti cromatici in un accostamento di macchie chiare e scure. “Macchiaioli”, li chiamavano all’inizio quasi in senso spregiativo. Ma poi divenne l’etichetta più adeguata. La Mostra, che resterà aperta dal 19 settembre al 20 dicembre nelle sale delle Scuderie del Castello Visconteo a Pavia, è stata prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune e curata da Simona Bartolena insieme a Susanna Zatti. Le opere in esposizione sono più di 80. Le annotazioni del pittore toscano, Telemaco Signorini, uno dei principali protagonisti del gruppo (le sue opere esposte però non sono moltissime), condurranno il visitatore attraverso le atmosfere eccentriche e goliardiche di quel caffè, tra burle, imprecazioni e brindisi. Si inizierà da Serafino da Tivoli per arrivare allo stesso Signorini, a Vincenzo Cabianca, sempre meno influenzati dalla scuola di Barbizon, Odoardo Borrani, Lorenzo Gelati, Raffaello Sernesi (pittore soldato morto giovanissimo) e altri. Ci saranno esempi classici di Francesco Saverio Altamura, Domenico Morelli. E ancora, Cristiano Banti, Luigi Mussini, Silvestro Lega, Adriano Cecioni. Di straordinaria modernità “Ragazzi che lavorano l’alabastro” di Adriano Cecioni. Delizioso “I fidanzati” di Silvestro Lega. Fino ad arrivare alle opere di Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis che già evidenziano l’intenzione di abbandonare la strada della “macchia”. macchiaioliSusanna Zatti si augura che questa mostra possa rappresentare un primo passo per la rivalutazione dell’Ottocento italiano, altrettanto ricco di quello francese, e liberarlo da una certa patina di provincialismo. L’intenzione è comprensibile e condivisibile, anche se visitando le sale delle Scuderie non è facile collocare in modo autonomo la parabola artistica dei Macchiaioli, ed evitare che confluisca semplicisticamente nell’impressionismo. Chi vede la Mostra, forse, si attenderebbe di essere aiutato a capire un po’ di più della tecnica pittorica usata da questi artisti, quel “quid” che li porta a cogliere con occhio diverso, originale e realistico il mondo del quotidiano, che non è semplice reazione alle vibrazioni della luce ma attenzione ai contrasti anche minimi tra i colori chiari e scuri. Castello Visconteo di Pavia – Le scuderie Fino al 20 dicembre 2015 Info. tel. 038233676 www.scuderiepavie.com


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